SCRITTORI D'OCCIDENTE

Jack Kerouac
Il libro degli haiku

Vino all’alba
- il lungo
Torpore piovoso.

Cos’è il Buddhismo?
-Un piccolo, folle
Singhiozzo d’uccello

Prego tutto il tempo-
Parlando
A me stesso

Acqua in una pozza
-che osserva
I cieli fradici

Siedo scomposto su un mucchio di fieno
Scrivo haiku
E bevo vino

Abbiamo letto il Kerouac dei grandi viaggi, abbiamo vissuto nel labirinto delle sue amicizie, dei suoi amori, delle sue furie, ci siamo sbronzati con lui (e con gli altri americani prima di lui, anzi si può dire che prima di insegnarci a scrivere ci abbiano insegnato a bere, quasi l’emblema di un Paese in cui la pubblicità ha mutato radicalmente i costumi e il consumo dei sentimenti ha ormai preso il posto dell’arte). Pensavamo di avere completato un ciclo vitale, oltre che letterario: ci si deve ricredere, mancavano le illuminazioni del Dharma, cioè mancava quasi tutto, perché sarebbe difficile ricostruire le fonti di ispirazione delle due dozzine di libri scritti da Kerouac senza conoscere la sua dedizione alle piccole estasi quotidiane, le sue ricerche di assoluto. La loro catalogazione è avvenuta attraverso gli haiku, componimenti poetici di tre versi, rispettivamente di 5,7,5 sillabe, di antica origine giapponese, ma che lui interpretava liberamente. È una specie di diario delle emozioni, K. ne scrisse un migliaio, dispersi in taccuini di appunti, romanzi, diari, lettere; finora se ne conoscevano 26 pubblicati nell’antologia di poesia americana curata nel ’71 dalla sua amica e traduttrice Fernanda Pivano.
Per Kerouac il Dharma era “la vera legge”, la “verità”, la sostanza delle cose, ne inizia la ricerca dopo il successo, sofferto, di On the road, 1957, da cui segue il progressivo avvicinamento al buddhismo e alla mistica orientale, in un sincretismo che coinvolge la ricerca del piacere sia attraverso il corpo sia attraverso lo spirito. Coincide anche con il tracollo della “mente armonica”, uno degli ideali beat, che Kerouac cercherà di ricostruire senza riuscirci, precipitando da qui in poi nell’alcool e nel dolore. La costanza nell’intento di comporre haiku è forse il tentativo di purificazione più continuo e appassionato: tutto serve purché dia sollievo al peso dell’esistenza, il caos va combattuto all’interno dei pochi ripari che possano garantire protezione. Puntare il pollice al cielo, fermare una macchina, correre da qualche parte, raggiungere qualcuno o qualcosa per poi ripartire; nel frattempo assaggiare ragazze, peyote, marijuana, birra, vino, tenersi la testa pesante e il cuore greve mentre si attraversano i “Sotterranei” e la “Tristessa”, piangere, non trovare mai consolazione, non trovarsi mai. E allora fuggire di nuovo, ripartire, fare il viaggio più rischioso, tornare a se stessi. Autorecludersi per 63 giorni a Desolation Park in compagnia dei taccuini, guardarsi dentro, guardarsi mentre si guarda ciò che ci circonda, la solitudine, la natura, il soggetto per eccellenza dei grandi poeti giapponesi, e da qui trarre il coraggio di continuare. E ce ne vuole tanto, bisogna essere dei leoni per convivere con uno che si depaupera quotidianamente nutrendosi di se stesso.
È il mestiere di chi scrive, di chi lo fa credendo in un ideale di redenzione, non di fama e di guadagno come succede ai frequentatori del Costanzo Show. Dunque, non solo piccole estasi in questo mezzo migliaio di haiku, alcuni splendidi, altri forse meno necessari per comprendere lo scrittore, non solo illuminazioni del Dharma, suggestioni giapponesi e rimandi a Omar Khayyam, il musulmano che nel 1100, con le sue lapidarie quartine, è forse il precursore dei poeti di haiku e che con Jack avrebbe potuto condividere una grande fratellanza alcolica, ma anche il resoconto di un’indagine: “Il centro di tutto il mio lavoro non è altro che poesia trasformata in narrazione drammatica” (lettera a F. Pivano, aprile 1964). È il riconoscimento di un metodo estensibile ai lettori di questo libro, i quali potranno sperimentarlo nei loro viaggi munendosi di un taccuino su cui depositare le proprie emozioni.
Nessuno può affermare con certezza da dove venga la poesia, si sa che bisogna aspettarla al varco. Attraverso gli haiku Kerouac ci insegna se non altro a coltivare uno strano vizio, la pazienza: chi avrebbe immaginato che fosse un uomo così virtuoso?

Il libro degli haiku di Jack Kerouac
144 pag. Euro 7,80 - Edizioni Mondadori (Piccola biblioteca Oscar n.344)
ISBN: 88-04-52239-9

Le prime righe

Ragazza con furgone-
Cosa
Posso saperne io?

Il passerotto
Sul tubo della gronda
Si guarda attorno

L’albero sembra
Un cane intento a
Ringhiare verso i Cieli

© 2003 Edizioni Mondadori


L'autore

Jack Kerouac (Lowell, Massachusetts 1922 – St. Petersburg, Florida , 1969) abbandonati gli studi universitari, vagabondò per gli Stati Uniti esercitando i più vari mestieri. All’inizio degli anni ’50 diede vita con A. Ginsberg, W. Burroughs e altri amici, al nucleo storico della Beat Generation. Nel ’57 pubblicò Sulla strada, il romanzo che lo consacrò e che divenne il manifesto di un’intera generazione.


Di Alvaro Strada


13 febbraio 2004