RACCONTI DELL'ANIMA

Göran Tunström
Uomini famosi che sono stati a Sunne

"Era uno di quei giorni in cui pensavo che Sunne fosse il posto più bello del mondo, era domenica mattina (prima che diventassi sacrestano), le campane suonavano a distesa sull'acqua, era prima che sposassi Anita (avevamo cominciato a frequentarci, per così dire, intimamente), e pensai che Isabelle... Ma non è su di lei che devo scrivere, e comunque non accadde niente di speciale."

Allo scopo di realizzare una testimonianza importante, una documentazione ufficiale in occasione dei seicento anni (o forse settecento?) dalla fondazione della cittadina di Sunne, viene dato l'incarico al proprietario della principale bottega del paese, che è anche "giornalista" e collezionista di autografi, di scrivere un pretenzioso libro commemorativo sugli "uomini famosi che sono stati a Sunne". L'incarico viene presto ritirato per mancanza di fondi, ma Stellan Jonsson continua il lavoro già iniziato, prendendo un'altra via, che dalla commemorazione ufficiale passa alla verità e alla memoria ("d'accordo, l'idea non era che scrivessi su di me, ma visto che non ci sarà nessun libro commemorativo, posso scrivere quel che mi pare. Raccontare com'è andata davvero"). A prendere il posto di "uomini famosi" sono i vicini di casa e gli amici e su di loro si concentra l'attenzione di Stellan. In realtà tutto ciò è solo un pretesto che l'autore coglie al volo per raccontare l'animo umano, in tante sue forme, i sentimenti più profondi e le esperienze di numerose vite differenti. Lo scenario è quello sempre un po' freddo, nebbioso e talvolta oscuro dei romanzi nordici, anche se in queste pagine trovano spazio anche il sole, i tulipani, il colore brillante dei quadri, le luci e i riflessi dell'acqua, le stelle e, soprattutto, la bellezza e il fascino della luna. I personaggi sono il pittore fallito Harald Pihlgren, un infelice che ha nell'infanzia le radici della sua insoddisfazione odierna e i prodromi del drammatico epilogo della sua esistenza; sua moglie Isabelle, una donna affascinante, sensuale e intelligente di cui Stellan si innamora; Ed l'astronauta, cioè il Visitatore che arriva dal Mare Tranquillitatis, Cederblom, il furbo pastore con cui Stellan ha continui colloqui, suo punto di riferimento in molti casi; la moglie Anita, commessa in un negozio di scarpe e fanatica di Frank Sinatra, protagonista di un breve matrimonio, iniziato già male con un viaggio di nozze condiviso con la madre di Stellan e tanti altri piccoli o grandi protagonisti del vivere quotidiano di Sunne (non a caso cittadina natale di Tunström). E tra le righe conosciamo anche il nostro narratore, capiamo che dietro quell'apparenza quasi perfetta che egli vuole propinare di se stesso si nasconde un carattere talvolta meschino, spesso invidioso e addirittura violento, di uomo sconfitto e umiliato dalla vita. Ma Tunström porta lentamente il lettore su questa strada, quasi come in un giallo, come se volesse nascondere un colpevole dietro a una maschera da ingenuo e innocente.
Uno scrittore capace di descrivere senza retorica un evento come la morte della madre del nostro Stellan, con frasi così forti e al tempo stesso così semplici, come: "Quando le mamme muoiono si perde uno dei punti cardinali. Si perde il ritmo del respiro, si perde una radura. Quando le mamme muoiono cresce ovunque sterpaglia", non ha alcuna difficoltà a "reggere" il ritmo di un romanzo viscerale come questo senza cadute di tono. Al tempo stesso Tunström aveva (scrivo al passato perché purtroppo il grande autore svedese è scomparso nel 2000 poco dopo aver terminato questo romanzo) la capacità di raccontare particolari anche insignificanti della quotidianità rendendoli affascinanti, unici, importanti e tramutando in parole sensazioni che molti hanno provato, ma che solo i grandi della letteratura sanno descrivere.

Uomini famosi che sono stati a Sunne di Göran Tunström
Titolo originale: Berömda män som varit i Sunne
Traduzione di Maria Cristina Lombardi
335 pag., Euro 15,50 - Editore Iperborea
ISBN: 88-7091-119-5

Le prime righe

PRIMO CAPITOLO
Su
Harald Pihlgren

Nel corso di quella settimana di settembre di trent'anni fa in cui Harald Pihlgren si tolse la vita, ricevemmo una visita inaspettata. Fu alla festa dei cinquant'anni di Harald. La luce della luna inondava la ghiaia del sagrato davanti al portale della chiesa, la tavola imbandita e le sedie di velluto rosso fornite da Cederblom. Ma non era lui che — esattamente mentre un aereo passava rombando rasente al campanile — le stava trasportando in cima alla collina. E non era lui che aveva apparecchiato: piramidi di gamberi rosa gonfi di uova, grandi ciotole di cetrioli di Romania, pane della farina più bianca, aringhe, salsicce di Polonia, formaggi, salmone affettato. Tutto il giorno avevo lavorato per disporre le vivande. È sempre così che va a finire quando uno è solo e per di più proprietario di una bottega. Fanno presto a venirti a dire: "Troverai di sicuro qualche bella sorpresa tra i tuoi scomparti."
Fu subito dopo la cerimonia del regalo. Il professor Holmberg lesse la sua poesia - ne ho ancora una copia:

Abel Abenezra, Abulfeda, Abul Wada,
Per questi nomi conosci la strada?
Kapinsky, Kaerons, Kecler, Kekulemai.
Potrai un giorno arrivarci mai?
Dov'è della Fertilità e della Serenità il mare?
Nella baia dell'Arcobaleno vuoi nuotare?

© 2003 Edizioni Iperborea


L'autore

Göran Tunström nato nel 1937 a Sunne nel Värmland, debutta come poeta, per affermarsi con L'Oratorio di Natale uno dei maggiori romanzieri svedesi, insignito del Premio del Consiglio Nordico, del Gran Premio del Romanzo e, con Il ladro, del Premio Selma Lagerlöf. Scomparso nel 2000, conferma con questo romanzo, l'indelebile ricordo di uno del rari "illuminati" in chiunque abbia avuto il privilegio di incontrarlo. Nel Café letterario è disponibile la recensione al libro La vita vera.


Di Giulia Mozzato


6 febbraio 2004