NARRATIVA STRANIERA

Hanif Kureishi
The mother

"MAY: Non è per la famiglia, la casa, il matrimonio… Sarebbero stati abbastanza per una vita. Non lo considero poco. È solo che io non c'ero. Ero troppo critica, troppo dura con me stessa. È stata una perdita di tempo. Ero troppo preoccupata per tutti, per vivere davvero."

È uscito da pochi giorni nei cinema italiani il film The Mother, che vede la regia di Roger Michell e la sceneggiatura di Hanif Kureishi. Lo scrittore anglopakistano ritorna dopo anni a lavorare con un regista affrontando una tematica difficile ed estremamente scomoda, lontana dai temi a lui abituali. Il testo, uscito in contemporanea al film, ha una premessa, una lunga intervista allo scrittore che racconta il suo ritorno al mondo del cinema e il significato che ha voluto dare a questo suo nuovo ambito d'indagine: non più un ambiente sociale, ma degli individui e la loro disperata e perdente ricerca della felicità. Ecco i personaggi: May, la madre, è una sessantenne rimasta vedova da pochi giorni dopo una vita di passiva acquiescenza a ogni desiderio del marito che le aveva attribuito un ruolo subordinato da cui non si era mai saputa liberare. Ora inaspettatamente compie la sua personale rivoluzione: si innamora dell'amante della figlia e ha con lui una relazione sessuale. Paula, la figlia, sconfitta in ogni aspetto della sua vita, subisce il definitivo tradimento da parte di una madre da cui si è sempre sentita respinta. Scrittrice fallita, finisce col distruggere ciò che aveva scritto in lunghi e solitari anni, nel tentativo estremo di cambiare finalmente la sua vita.
Bobby, il figlio, crede di vivere solo attraverso le cose che possiede ("Cultura ha sempre voluto dire possedere le cose che ami. Cultura sono i soldi, il materialismo"), in realtà ha una vita affettiva inesistente e quando il successo finanziario è incerto anche la sua personalità è in crisi. Darren, l'amante, sa di essere usato, di essere un oggetto sessuale ambito, e tenta di sfruttare l'attrazione che le donne hanno verso di lui per compiere un gesto di rottura con il passato. Appare il personaggio meno interessante e più statico. Il tema, come si diceva è scabroso: May ha più di sessant'anni eppure sembra scoprire la propria sessualità e la strada verso una possibile libertà solo ora.
Kureishi sembra aver completato in quest'opera un percorso che mira a rompere ogni barriera, a demolire ogni pregiudizio, a irritare ogni perbenismo o buonsenso borghese.

The mother di Hanif Kureishi
Traduzione di Ivan Cotroneo
161 pag, Euro 7,00 - Editore Bompiani (Assaggi)
ISBN: 88-452-0423-5

Le prime righe

Introduzione

Un atto di fede

WALTER DONOHUE: Cosa c'era in questa storia che ti ha spinto a svilupparla per un film piuttosto che per un romanzo?

HANIF KUREISHI: Non lo so, veramente. A volte capita semplicemente di pensare a un film. È così che succede, vedi delle immagini che più tardi verranno rielaborate dal regista. In questo caso, vedi una donna che va a fare la spesa, si occupa di giardinaggio, bada a suo marito, insomma segui la vita di una vecchia coppia. Poi, più avanti nella storia, vedi come la donna è stata trasformata dalla morte di suo marito, e dalla sua relazione con l'operaio, Darren. Ho visto tutto questo: ho visto Darren entrare in casa, e poi via via tutta la storia. E l'ho visto in immagini piuttosto che con le parole, cosa che a volte accade.

Forse perché il sesso, che è al centro della storia, poteva essere reso meglio sullo schermo che non sulla pagina?

Non necessariamente. In un certo senso, è molto più difficile rappresentare il sesso in un film che sulla pagina. È più semplice muoversi dentro la testa dei personaggi con la prosa. In un film invece sei un voyeur: guardi dall'esterno, osservi i personaggi, e con essi hai una relazione da spettatore. No, non è stato per questo.
Volevo collaborare di nuovo con un regista. Avevo lavorato con Udayan Prasad per Mio figlio il fanatico e con Patrice Chéreau per Intimacy — Nell'Intimità. Poi ho scritto Il corpo, e i racconti. Forse era semplicemente arrivato il momento di rifarlo.

© 2003 Edizioni RCS Libri


L'autore

Hanif Kureishi è nato in Inghilterra nel 1954, da padre pakistano e madre inglese. Per Stephen Frears ha scritto le sceneggiature di Mw Beautiful Laundrette (Lavanderia a gettone) per cui è stato candidato all'Oscar, e di Sammy and Rosie Get Laid (Sammy e Rosie vanno a letto). Nel 1991 ha diretto il suo primo film, London Kills Me (Londra mi fa morire). Ha scritto le sceneggiature di Il Budda delle periferie (scritta in collaborazione con Roger Michell), le raccolte di racconti Love in a Blue Time e Mezzanotte tutto il giorno, i romanzi The Black Album, nell'intimità, Il Buddha delle periferie, Il dono di Gabriel, Il corpo e i saggi Da dove vengono le storie? e Otto braccia per abbracciarti.
Proponiamo l'intervista allo scrittore.


Di Grazia Casagrande


23 gennaio 2004