NARRATIVA STRANIERA

Yasmina Khadra
Le rondini di Kabul

"Torna da lei. Prima di aprirle la porta, apri il tuo cuore e lascia che le parli. Lei lo ascolterà. E ti seguirà. Prendila per mano e andatevene il più lontano possibile senza voltarvi indietro."

In una Kabul devastata da decenni di guerre, tra palazzi sventrati da granate, strade ridotte a viottoli polverosi, montagne aride e impassibili, folle anonime vittime e al tempo stesso complici della violenza talebana, si muovono, si incontrano e si scontrano due uomini e due donne: Atiq, il guardiano del carcere ormai stanco delle continue esecuzioni e di una realtà senza senso, e Mussarat, la moglie malata, che Atiq sopporta a stento ma che non vuole ripudiare; Mohsen, benestante decaduto, senza lavoro, amici né punti di riferimento, e sua moglie, la bellissima Zunaira, magistrato trentaduenne, militante femminista costretta alla reclusione domestica dall'oscurantismo talebano.
Ma là dove i bambini sono "mocciosi", esseri aggressivi e tristi capaci solo di giocare alla guerra, dove è normale usare uno scudiscio per respingere i mendicanti, dove le esecuzioni capitali sono appuntamenti quotidiani per "creare l'atmosfera"; dove i talebani vietano anche una risata, dove è la frusta a riempire le moschee di fedeli e anche un liberale alza la mano per lapidare una prostituta; dove le donne sono ridotte all'invisibilità e, un tempo rondini, costrette a trasformarsi in neri uccelli del malaugurio, l'amore non contempla serenità o complicità: la passeggiata di due innamorati si trasforma in umiliazione e incubo, e il dono d'amore non può essere che sacrificio estremo quanto inutile.
Yasmina Khadra, lo scrittore algerino che ha scelto come pseudonimo il nome della moglie, presenta qui un romanzo duro, intenso e bellissimo che, grazie a una scrittura molto duttile, è capace di evocare l'inesorabilità del dolore, ma anche di aprirsi alla poesia, al potere (almeno temporaneamente) rigenerante delle passioni e dei sentimenti; un testo che in un crescendo di drammaticità avvolge il lettore, spingendolo in un clima di soprusi contro le donne e contro l'intelligenza che forse stanno per finire: recentemente è stata approvata in Afghanistan la nuova Costituzione, che almeno formalmente sancisce pari diritti per uomini e per donne.

Le rondini di Kabul di Yasmina Khadra
Titolo originale: Les hirondelles de Kaboul
Traduzione di Marco Bellini
143 pag., Euro 14.00 - Edizioni Mondadori
ISBN 88-04-51930-4

Le prime righe

A casa del diavolo, una tromba d'aria dispiega la sua veste svolazzante nella macabra danza di una strega in trance; il suo isterismo non riesce neppure a spolverare le due palme calcificate che si alzano al cielo come le braccia di un suppliziato. Un caldo canicolare ha riassorbito i presunti refoli d'aria che la notte, nella sua disastrosa ritirata, aveva dimenticato di portare con sé. Dalla fine della mattinata, nessun rapace ha trovato ragioni sufficienti per sorvolare le sue prede. Scomparsi i pastori, che solitamente spingevano le scheletriche greggi fino ai piedi delle colline. Non un'anima nel raggio di chilometri, tranne qualche sentinella acquattata in una rudimentale torre di guardia. Un silenzio di morte accompagna quella desolazione sconfinata.
Le terre afghane sono solo campi di battaglia, deserti di sabbia e cimiteri. Le preghiere si frangono nella furia dei mitra, ogni sera i lupi ululano alla morte e il vento, quando si alza, affida il lamento dei mendicanti al gracchiare dei corvi.
Tutto sembra arroventato, fossilizzato, folgorato da un sortilegio innominabile. Il raschiatoio dell'erosione gratta, scrosta, sgrossa, livella il suolo necrotizzato, innalzando impunemente le steli della sua forza tranquilla. Poi, senza alcun preavviso, ai piedi di montagne rabbiosamente tosate dal soffio delle fornaci, sorge Kabul… o meglio quel che ne resta: una città in avanzato stato di decomposizione.

© 2003 Mondadori Edizioni


L'autore

Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, è nato in Algeria nel 1956. Reclutato alla scuola dei cadetti a nove anni, è stato ufficiale superiore dell'esercito algerino. Usando come pseudonimo il nome della moglie, ha pubblicato in Francia alcuni romanzi di successo, poi tradotti in diversi paesi. In Italia si è conquistato un pubblico grazie a due "noir", Morituri e Doppio bianco (e/o), e a Cosa sognano i lupi (Feltrinelli), il libro che gli ha dato fama internazionale. Nel 1999 ha lasciato l'esercito svelando la sua vera identità. Attualmente vive in Francia.


Di Paola Di Giampaolo


23 gennaio 2004