DISPERAZIONE E DISPERANZA

Franz Krauspenhaar
Le cose come stanno
(Una lettera risentita)

"Do giudizi su tutti, ma io chi sono? E la mia vita cos'è, se non una vita pienamente squallida, con un impiego a termine, presso dei frati che licenziano i dipendenti senza un valido motivo, come fa il tuo amico Krausbernard?"

Il romanzo è la lunga lettera del trentaquattrenne Puch, sacrestano in una chiesa cattolica di un piccolo paese tedesco, destinata al fratello maggiore Fritz, un pittore che sta tentando la fortuna artistica in Danimarca. La lettera giorno dopo giorno si trasforma in una specie di diario che, iniziato l'antivigilia di Natale del 1966, proseguirà nei giorni successivi e occuperà molti dei vuoti e infelici giorni del sacrestano. Anche l'atteggiamento mentale dello scrivente, pur dolorosamente negativo fin dalla prima pagina, diventa via via sempre più distruttivo: parlando di sé, del presente e del passato, dei suoi rapporti con gli amici e con le donne, infine analizzando il suo legame con il fratello e la stessa personalità di Fritz. Ma chi è Puch, o almeno che cosa vuole che di lui si sappia? È chiaramente un inetto, un individuo che si è sentito eterodiretto fin dall'infanzia. Il padre musicista gli aveva attribuito una certa attitudine musicale e lo aveva convinto di questa dote. Morto il padre però anche il suo "orecchio" era venuto meno, così l'unica occasione che gli si era presentata era stata quella di diventare sacrestano, attività che non gli richiedeva nessun investimento intellettuale o emotivo e che avrebbe volentieri mantenuto fino alla vecchiaia. Ora però sa che verrà licenziato ben presto e la cosa acuisce la sua rabbia contro il mondo. Diverso il carattere del fratello, che Puch giudica un vero artista, un pittore autentico e che, con il coraggio che a lui manca, era fuggito dal villaggio cercando altrove, al Nord, il meritato riconoscimento. Pagina dopo pagina però, la stima e l'ammirazione si trasformano in risentimento. L'atteggiamento di Fritz nei suoi confronti viene giudicato insopportabile per il passato ("l'unica cosa che temo è l'insincerità del protettivo caposcuola") e diventa disistima nel presente perché Puch denuncia con una forma di delusione risentita la commercializzazione della produzione pittorica del fratello. Ma ogni cosa e ogni persona che in questa lettera/diario viene descritta sembra rapidamente deteriorarsi, diventare squallida, disgustosa, fonte di una infelicità sempre più ossessiva. Il romanzo si chiude con una breve lettera del pittore che scrive al fratello senza per altro aver ricevuto da lui la lettera promessa. La fuga di Fritz e la sua capacità di essere libero si sono esaurite: inaspettatamente l'artista annuncia il suo ritorno a casa.

Le cose come stanno (Una lettera risentita) di Franz Krauspenhaar
114 pag, Euro 12,40 - Editore Baldini Castoldi Dalai (Romanzi e racconti n. 262)
ISBN: 88-8490-302-5

Le prime righe

23 dicembre 1966


Caro Fritz, è quasi notte fonda e non ho sonno. Questa è la prima lettera che ti scrivo in vita mia. Fuori fa freddo. Le previsioni meteorologiche dicono che pioverà per Natale. Avremo di che bagnarci. In Danimarca ha già nevicato, pare. Copriti bene, caro fratello espatriato, e dipingi la neve, l'aria e la notte dello Jutland, la notte tua e mia, anche la mia. Hai fatto bene ad andartene da questa città. Questa città assomiglia a Düsseldorf, a Francoforte, all'inferno. Ci sono delle belle giornate, delle belle giornate di sole, ma troppa fuliggine, troppa fretta, troppa indifferenza. La senti sferragliare l'indifferenza, l'indifferenza la senti proprio sferragliare, come un tram. Non serpeggia come faceva una volta, silenziosamente; ora fa un gran rumore di metallo arrugginito, segue sempre lo stesso percorso, e a ogni stazione sempre più gente sale, sale, sale. A volte penso che questa e la Germania, che questo è il posto peggiore del mondo. A volte penso in maniera diversa. Forse qui non c'è più indifferenza di quanta ve ne sia in Danimarca. Tu potresti dirmi qualcosa in proposito, Fritz. Tu non sei una persona indifferente. Ma sono già stanco. E da tanto tempo che non telefoni a casa. La mamma è preoccupata. Io ti so in buone mani, nelle mani della tua arte.

© 2003 Edizioni Baldini&Castaldi


L'autore

Franz Krauspenhaar è nato nel 1960 a Milano da padre tedesco e madre calabrese. Il suo primo libro è Avanzi di balera. Consulente editoriale e traduttore dal tedesco, dall'inglese e dal francese, Krauspenhaar è cresciuto tra Milano, dove vive e lavora, la Germania e gli Stati Uniti.


Di Grazia Casagrande


16 gennaio 2004