SOCIETA' CRIMINALE

Luigi Bernardi
Il male stanco
Alcuni omicidi quotidiani e quello che ci dicono

"È arida la scienza quando si mette a spiegare perché le madri uccidono i loro bambini, scheletrica quando delinea quadri clinici sempre più circostanziati, inutile quando non sa prevedere il gesto fatale. È arida, scheletrica, inutile, ma forse lo stesso necessaria."

La tesi dell'autore è che il male che in questi ultimi anni ha provocato in Italia la maggior parte degli omicidi, molti dei quali senza apparente spiegazione o movente, nasce da una "devastante e crudele debolezza". Si tratta di una resa davanti all'incapacità di vivere un rapporto dialettico, una vera battaglia tra sé e un fuori di sé con cui si è incapaci di aprire un autentico conflitto, ma che semplicemente viene eliminato e in questo negato, un male frutto del pensiero unico dominante e della visione unidimensionale della realtà. Questo, dichiara l'autore, "non è un libro di crimini, credo sia invece un libro sulla contemporaneità che viviamo, sui pensieri che la guidano, sugli abbagli che ci fa prendere, sulle menzogne che ci perpetua". Il cattivo giornalismo che utilizza frasi ad effetto, estremamente prevedibili e buone per ogni circostanza, allontana la riflessione da quello che alcuni delitti più noti (quelli oscuri e di provincia vengono ignorati) possono comunicarci: se il movente non è più un elemento determinante, se le cose hanno perduto la loro dialettica interna, "esistono e basta", allora qualcosa vorrà pur dire. Prima di tutto queste vicende dicono che per tutti noi il presente è inspiegabile, come incomprensibili sono i delitti senza movente, vera "rottura traumatica dell'esistente", morte del principio di causalità. Quando si uccide il proprio partner (il caso Jucker ne è un esempio emblematico) si indica l'incapacità del conflitto e invece il trionfo della competizione: "i conflitti "facevano crescere", mentre la competizione "accetta soltanto la vittoria" e così "un pensiero che non accetta il contraddittorio è un pensiero impazzito".
Un'analisi particolarmente interessante è quella relativa ai delitti all'interno della famiglia così frequenti negli ultimi anni (in crescita, mentre il numero complessivo degli omicidi è in diminuzione) che hanno scatenato dibattiti televisivi, testi e elaborazioni basati su una psicologia dozzinale. La famiglia ha passato varie fasi: se precedentemente era chiusa in sé e autosufficiente, dagli anni Sessanta ha rotto le barriere e si aperta all'esterno (ricordate la canzone di Gaber "C'è solo la strada su cui puoi contare la strada è l'unica salvezza, c'è solo la voglia e il bisogno di uscire di esporsi nella strada e nella piazza"): da agorafobica era diventata claustrofobica. Oggi la famiglia è "preda di una nuova, devastante, agorafobia": sistemi d'allarme, recinti, telecamere di sorveglianza, armi... "la parola d'ordine è diventata la difesa, ci si difende perché si ha paura, si ha paura perché si è perduta la sicurezza", nonostante le statistiche dicano che i reati sono in costante diminuzione. La famiglia così diventa l'estrema protezione, "un mondo barricato", però quel tipo di famiglia non esiste più, spazzato via da quel tempo in cui vigeva il desiderio opposto, inoltre stringendosi in modo morboso dentro il nucleo familiare la si fa diventare "il brodo di cultura di nuove insicurezze" e "nuove ansie che finiscono col generare risposte spropositate". Se un tempo insomma il figlio apriva con i genitori un conflitto e usciva di casa sbattendo la porta tra urla e strepiti, oggi li uccide.
Molti, molti altri i delitti presi in esame con l'occhio del letterato e non quello dell'investigatore, così almeno dichiara Bernardi: direi invece che il suo è lo sguardo acuto di chi osserva il mondo e questa società, "stanca" come stanco è il male che sa produrre.

Il male stanco. Alcuni omicidi quotidiani e quello che ci dicono di Luigi Bernardi
160 pag., Euro 16,00 – Edizioni Zona (L'Italia criminale)
ISBN: 88-87578-66-4

Le prime righe

Avanti

Ho cominciato il primo settembre 1999, l'ho fatto di punto in bianco, come un dilettante che va allo sbaraglio: così mi sono interessato di crimini e di cronaca nera. Dalla mia avevo un contratto con l'Adnkronos libri per la realizzazione di un annuario, che si sarebbe chiamato Il libro dei crimini, e una coppia di quelle che potrei definire "curiosità intellettuali". Nei mesi precedenti, infatti, mi ero posto un paio di domande cui mi premeva dare risposta: la realizzazione dell'annuario, il lavoro di documentazione e di studio che comportava, mi avrebbero forse permesso di ottenerla. Quali fossero le domande e quali le conclusioni che ho raggiunto, lo dirò dopo.
Il primo settembre 1999 era un mercoledì, l'11 settembre un sabato. L'11 settembre 1999, a Cattolica, Piero Barducci, un ferroviere di cinquantadue anni, uccide la madre. Non lo fa per cattiveria o perché gli ha dato di volta il cervello, lo fa perché sua madre è sola, ha ottantacinque anni, è quasi orba ed è piena di acciacchi che la fanno soffrire dalla mattina alla sera, e poi anche la notte. Barducci è solo anche lui, sua moglie olandese ha chiesto e ottenuto il divorzio, dopo se n'è tornata in patria insieme alla figlia. A quel sabato 11 settembre, Piero Barducci decide di non sopravvivere.

© 2003 Zona Edizioni


L'autore

Luigi Bernardi è nato nel 1953, a Ozzano dell'Emilia, nella provincia di Bologna, città in cui attualmente vive. Dal 1999 segue quotidianamente le notizie di cronaca nera, anche quelle recuperabili soltanto nei fogli locali, e si è costruito una solida conoscenza del mondo del crimine, sia a livello di grandi organizzazioni, sia sulle sue imprevedibili espressioni familiari. Ha pubblicato, fra gli altri A sangue caldo, criminalità, mass media e politica in Italia, Macchie di rosso, Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi, Pallottole vaganti, 101 omicidi italiani e il romanzo Vittima facile, primo capitolo della trilogia Atlante rosso.


Di Grazia Casagrande


9 gennaio 2004