VARIETA' DI SCRITTURE

Roddy Doyle
Rory & Ita

"Anche se ero mezzo sbronzo mi restava comunque il buon senso necessario per capire che ci voleva un approccio diverso. Istintivamente mi resi conto che c'era qualcosa che mi piaceva in quella ragazza. Ci pensai su tutta la settimana e tornai lì la domenica dopo, totalmente sobrio, nella speranza di rivederla; era lì".

Quasi tutti gli scrittori a un certo punto del loro percorso letterario ed esistenziale sentono l'esigenza di raccontare in un libro le proprie figure primarie di riferimento, il padre o la madre, o entrambi. Di solito avviene dopo la scomparsa di quelle persone care, per una sorta di risarcimento affettivo e per recuperare, attraverso la memoria, le proprie origini. Sarebbe fuorviante tentare un elenco, perché i nomi da citare sarebbero troppi: ma ci sembra diverso dagli altri l'esperimento di Roddy Doyle, che ha preferito anticipare i tempi e sottoporre i suoi genitori a un serrato interrogatorio mentre sono ancora vivi e ricchi di ricordi ed esperienze da comunicare. Doyle è uno dei più popolari scrittori irlandesi, parecchi suoi romanzi sono stati portati sullo schermo (come "The Commitmens") per l'agilità dell'azione e l'incisività dei personaggi, e anche questo libro di memorie Rory & Ita ha un ritmo sequenziale, quasi cinematografico, alternando i ricordi della madre Ita e del padre Rory: all'inizio le voci sono indipendenti l'una dall'altra e ricostruiscono, allineando reminiscenze e aneddoti sparsi, le storie delle due famiglie, Bolger e Doyle, appartenenti alla piccola borghesia irlandese, partendo all'incirca dall'inizio del '900; poi dall'incontro tra lui e lei in una sala da ballo, i due discorsi s'intrecciano, si rincorrono in un gioco divertito e affettuoso, com'è nello stile di Doyle. Sfila tra le pagine la storia di un paese, di un popolo e di un secolo senza mai assumere un tono descrittivo: sono istantanee di vita quotidiana che compongono una vasta epopea, frammenti dolci-amari che smuovono emozioni profonde per imprimersi nella memoria, pur nelle loro peculiari implicazioni socio-culturali, come un tempo perduto collettivo.

Rory & Ita di Roddy Doyle
Traduzione di Giuliana Zeuli
327 pag., ill., Euro 15.00 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-571-3

Le prime righe

1

Ita

« La prima cosa di cui mi ricordo è l'arrivo del grammofono. So che dovevo avere meno di tre anni, perché mia madre era ancora viva. Era una meraviglia. Mi sembra ancora di sentire l'odore del legno. Era di un legno scuro, con un armadietto sotto il piatto per tenerci i dischi. E dietro il piatto alcune assicelle larghe come la mia mano, saranno state sei o otto in tutto, che si aprivano girando una manovella e lasciavano uscire il suono. Il suono era ottimo. Era stupendo. Lo ricordo ancora, e ricordo anche la scatoletta con il cane della Voce del Padrone sul coperchio e, dentro, le puntine. E la puntina andava infilata nel braccio. Più avanti imparai a farlo da sola, giravo la manovella e via.
« Il nostro primo disco era di John McCormack. McCormack che cantava Macushla e Adeste Fideles, lo ascoltavamo ogni anno a Natale. E poi c'era The Old Refrain, ce l'ho ancora in mente, lo suonava Fritz Kreisler. E una canzone che iniziava con: ‘Dove sono i ragazzi della vecchia brigata?' Mi ricordo che marciavamo in giro per la stanza al suono di quella canzone. E un disco di qualcuno che leggeva Il gigante egoista. Mi ricordo ancora una frase: ‘In un angolo del giardino era sempre inverno'. »
Si ricorda di due mani che stringono un foglio di carta oleata, lo poggiano su una scodella di minestra e poi lo sollevano, con attaccata sopra una pellicola di grasso. Si ricorda di una piccola altalena di legno con una minuscola ragazzma di legno che si dondolava. Si ricorda di un cane di pezza, un terrier bianco e nero che si chiamava Dog, e di un orsacchiotto marrone. Si ricorda di una bambola di porcellana con la testa pelata. Si ricorda di una carta da lettere di un verdino pallido con i bordi seghettati.

© 2003 Edizioni Ugo Guanda


L'autore

Roddy Doyle è nato a Dublino nel 1958. Il suo primo romanzo è I Commitments, da cui è stato tratto un film di Alan Parker. Hanno fatto seguito Bella famiglia! (The Snapper) e Due sulla strada (The Van), diventati due film di Stephen Frears, Paddy Clarke ah ah ah!, La donna che sbatteva nelle porte e Una stella di nome Henry.


Di Daniela Pizzagalli


9 gennaio 2004