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Tito Spini, Sandro Spini
Togu na
La casa della parola


Questo prezioso volume è un documento ormai classico sull'architettura e sulla società dogon, cioè sul Mali. Il togu na (Gran Riparo, Casa della parola degli uomini) è il centro, il luogo da cui emanano le decisioni che governano il villaggio. L'edificio così è perfettamente inserito nella realtà sociale e costituisce "l'elemento emblematico di questa necessaria e perfetta organizzazione comunitaria". Un edificio insomma che è la proiezione di una struttura sociale e che rappresenta, all'interno di una realtà in forte movimento, un elemento di permanenza e di legame con la tradizione. Questa "architettura senza architetti" viene qui presentata senza concessioni estetizzanti (anche se le immagini sono bellissime) e alla presentazione della costruzione è collegata sempre la funzione storico-sociale da questa assolta.
La presentazione di Geneviève Calame-Griaule ben introduce il lettore nello spirito dell'opera di cui mette in luce i pregi e le peculiarità.

Togu na. La casa della parola di Tito Spini, Sandro Spini
358 p., ill., Euro 60,00 - Editore Bollati Boringhieri, 2003 (Nuova cultura n. 99)
ISBN: 88-339-1478-X



Le prime righe

Premessa
Enrico Guidoni

Il lavoro sul campo qui presentato da Tito e Sandro Spini mi sembra emblematico di un sempre più accentuato interesse non tanto e non soltanto per il complesso delle manifestazioni culturali di uno dei più noti popoli africani, ma per le concrete testimonianze della sua produzione materiale. Studiare il togu na dei Dogon, cercare di interpretarne la storia e le motivazioni simboliche, coglierne l'evoluzione attuale ma soprattutto tentarne un primo inventano significa anche porsi il problema della conservazione di un patrimonio legato alla storia delle comunità agricole — siano esse ormai riassorbite da tempo in più ampi sistemi economici o viceversa conservino una loro riconoscibile identità e indipendenza territoriale.
L'esistenza, in precisi luoghi di un territorio, di strutture dove si concentra la vita comunitaria, è una realtà storica che impone oggi, a livello mondiale, il massimo sforzo per impedirne la dispersione o addirittura l'asportazione dei pezzi più pregiati ai fini di lucro; ciò comporterebbe anche la perdita di un rapporto tra l'uomo e il territorio costruito attraverso lunghe lotte, e dotato di quei caratteri di necessità che appaiono intrinsecamente legati a uno sfruttamento delle risorse naturali mai gratuitamente prevaricante. Attraverso la struttura costruttiva e decorativa del togu na si coglie la più concreta testimonianza della esistenza di un popolo organizzato, ma sì puo anche penetrare nel vivo della esperienza più ampiamente urbanistica da un punto di vista privilegiato: l'istituzione pubblica realizzata informe architettoniche variabili ma collegate in un sistema etnico-culturale di rara coerenza.


© 2003 Edizioni Bollati e Boringhieri


Gli autori

Tito Spini (Milano 1923) laureato in architettura al Politecnico di Milano, ha insegnato Tecniche espressive delle tradizioni popolari all'Accademia di Belle Arti dell'Aquila. Giornalista, critico d'arte, inviato speciale e corrispondente di quotidiani e riviste italiani e stranieri è membro della Société des Africanistes, Musée de l'Homme (Parigi) e dell'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (Roma). Per l'Unesco ha curato l'iscrizione dei palazzi reali di Abomey (benim) nel patrimonio dell'umanità ed è responsabile del restauro del palazzo di Re Behanzin. Per l'Ecole du patrimoine africain (EPA) è architetto-urbanista incaricato della riabilitazione del patrimonio storico di Porto Nuovo, capitale del Benim.

Sandro Spini (Bergamo, 1950), laureato in architettura a Venezia si occupa, tra l'altro, di restauro e progettazione territoriale per uno sviluppo compatibile. Già responsabile del CNR, ha insegnato in varie università straniere ed è attualmente professore a contratto di Antropologia visiva all'Università Ca' Foscari a Venezia. È membro della Société des Africanistes, Musée de l'Homme (Parigi) e dell'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (Roma).



dicembre 2003