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Mario G. Losano
Automi d'Oriente
«Ingegnosi meccanismiº arabi del XIII secolo


Uno degli spettacoli che più hanno affascinato gli uomini nell'antichità è stato quello prodotto dal movimento meccanico "inspiegabile" degli automi. "All'origine della costruzione degli automi sembra essere lo stupore" scrive l'autore raccontando la meravigliosa storia di una parte di questi automi "quando poi gli uomini incominciarono a comprendere le leggi che reggono il mondo, lo stupore suscitato da certe macchine non fu più religioso o magico, ma soltanto giocoso". Ed è così che è stato tramandato sino a noi. Qualcosa di simile a un giocattolo, per divertire gli ospiti delle sfarzose corti europee con bambole straordinarie capaci di scrivere o suonare un pianoforte. Ma c'è anche una storia orientale dell'automa, che viene raccontata in parte in questo interessante saggio illustrato incentrato sulla storia del "Libro della conoscenza dei meccanismi ingegnosi" di al-Jazari, scritto tra il 1204 e il 1206 e considerato il culmine della meccanica araba erede di quella greca. Automi antropomorfi inseriti in strutture animate grazie all'acqua sono illustrati in ogni dettaglio e la loro storia è collocata tra quella precedente e quella successiva, tra Oriente e Occidente, fino a Leonardo da Vinci e all'ingegneria moderna.

Automi d'Oriente. «Ingegnosi meccanismiº arabi del XIII secolo di Mario G. Losano
127 p., ill., Euro 25,00 - Medusa Edizioni (Wunderkammer n. 2)
ISBN: 88-88130-78-0



Le prime righe

Automi e burattini in Oriente

1.TRA MAGIA E TECNOLOGIA

Quando non si conoscevano le leggi della meccanica e della biologia, il far muovere oggetti inanimati suscitava meraviglia e Umore. Meraviglia, perché ciò che si muove è vivo, e quindi ci si meravigliava che un oggetto inanimato si muovesse come se fosse animato. Timore, perché dietro questo sovvertimento delle comuni credenze poteva celarsi la potenza di Dio o la forza della magia: quindi la materia inanimata che si muove andava affidata solo ai sacerdoti durante i riti, oppure relegata nell'ambito delle forze oscure e, eventualmente, diaboliche. I pochi artefici che si cimentavano con queste tecniche finivano quindi per essere o venerati o sospettati, e spesso il confine tra i due sentimenti era evanescente.
Quando l'origine del moto era vista nella magia, per lo più nera, il costruttore delle macchine che si muovevano da sé, cioè degli automi, entrava in conflitto con la religione. Infatti solo Dio poteva dare movimento a ciò che era animato: l'artefice che si proponeva questo compito, in realtà, voleva empiamente sfidate il Creatore, voleva ripetere i gesti con cui Dio creò Adamo dall'argilla inerte. Questo conflitto tra scienza e religione continuò anche quando la meccanica del movimento era già nota, per esempio nel Seicento europeo. Il tedesco Wilhelm Schickardt aveva costruito nel 1623 una macchina da calcolo assai avanzata per quei tempi. Quando era quasi compiuta, essa andò distrutta nell'incendio della casa del matematico, che non ne ritentò più la ricostruzione.

© 2003 Edizioni Medusa


L'autore

Mario G. Losano è nato nel 1939. Insegna Teoria generale del diritto presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi di Milano e Informatica giuridica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università del Piemonte Orientale (Alessandria). Nel 1995 gli è stato conferito a Bonn il premio Humnboldt. Allievo del filosofo Norberto Bobbio, ha pubblicato saggi su Kelsen e Jhering, tre volumi su Sistema e struttura nel diritto e il Corso di informatica giuridica, pure in tre volumi. Tra le sue opere si segnala il volume Storie di automi. Dalla Grecia classica alla Belle Époque. Ha svolto opera di ricerca per il Cnr e la Siemens.

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dicembre 2003