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Benito Jacovitti
Le carte di Jacovitti


È tempo di inediti: si trovano pagine mai pubblicate di famosi autori del recente passato o addirittura dell'antichità e gli editori ce le propongono con il fascino che ha ogni scoperta. Questo "inedito" di Jacovitti è davvero un gioiello per gli appassionati di questo trasgressivo e nello stesso tempo ingenuo disegnatore. Il volume è accompagnato da un mazzo di 56 carte da gioco illustrato con le assurde, grottesche, comicamente erotiche raffigurazioni del disegnatore che si era già cimentato con Marcello Marchesi in esilaranti parodie del Kamasutra. Le pagine introduttive di Gianni Brunoro descrivono, con la passione dell'ammiratore, il mondo stralunato di Jacovitti, la sua vicinanza al surreale con qualche indulgenza per il macabro: il tutto però condito da un umorismo sapido e irresistibile. Una "goliardata" si potrebbe definire il gioco erotico che ogni carta riproduce, ma è un gioco ad alto livello, con una vena parodistica che non concede nulla al morboso e al volgare.

Le carte di Jacovitti di Benito Jacovitti
75 p., ill., Euro 22,00 - Editore Nuovi Equilibri, 2003
ISBN: 88-7226-770-6



Le prime righe

Benito l'apostata
SCIVOLAMENTI PROGRESSIVI VERSO UN MONDO NUDO

Gianni Brunoro

Se è concesso anche ai critici di fumetti aver avuto un'infanzia, intesa nella fattispecie come periodo in cui tutto assume valenze favolose, per cui anche le più banali quotidianità riescono a connotarsi come favole, allora devo dire che dalla mia infanzia ho ereditato certe espressioni cantilenanti, che mi si son fissate nella mente forse per l'eternità. E proprio una di queste, un detto tradizionale veneto, mi si è a un certo punto istintivamente - e buffamente - referenziato a Jacovitti, senza più abbandonarlo. Recitava, dunque, il vecchio adagio (ovvia allusione al piccante carattere delle ragazze triestine): "La Francia gà pan bianco, l'Italia gà bon vin, Trieste gà putèle, ma piene de morbin", un'espressione che poi, nel mio ancora indistinto spirito critico,
trastormai in altro modo. Quando cioè conobbi l'opera dei grandi umoristi Albert Dubout e Walter Faccini, per molti versi simili al Nostro, mi venne spontaneo parafrasare quel detto in "La Francia c'ha Dubout, la Svizzera Facci', l'Italia ha Jacovitti, che più genio di così...". Perché, bisogna dirlo, Jacovitti è un genio (‘è', non ‘era'), lo si potrebbe perfino . . .dimostrare matematicamente.
Certo, un lettore appassionato di fumetti ma di non troppo anziana militanza nel settore, ma d'altra parte attento alla recente produzione di Stampa Alternativa, potrebbe recepire la sensazione che l'umorista Benito Jacovitti sia stato un... maniaco sessuale. Glielo suggerirebbe magari la sequenza di titoli che dal Kamasutra spaziale (1993), attraverso il Kamasultra (2002) giunge al presente volume (2003) su Le carte da gioco erotiche. In realtà, sarebbe un sospetto assolutamente sbagliato. Perché Jacovitti è stato bensì un grande umorista erotico, ma solo nel contesto di essere stato, in assoluto e tout court, un inarrivabile umorista. Anzi, il più notevole di tutto il fumetto italiano.

© 2003 Edizioni Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri

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dicembre 2003