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Roberto Beretta
San Francesco e la leggenda del Presepio


Molti sono i libri dedicati alla storia del presepe, dalle origini alle sue forme più sfarzose espresse dalla scuola napoletana. Questo saggio affronta il tema in modo differente, vedendone soprattutto la genesi attraverso quel primo presepe allestito da San Francesco nel Natale 1223 a Greccio. Che cosa fu davvero il presepio di Greccio? Roberto Beretta ricostruisce la vicenda storica e il momento particolare vissuto dal Poverello in quell'anno, reduce da "un profondo fallimento umano e spirituale" e da un crisi drammatica tra la sua Regola e la Curia romana. "Non dunque un quadretto ‘buonista' o una scena traboccante di buoni sentimenti: il presepio di san Francesco si rivela militante e forse addirittura un gesto polemico". Sicuramente rivolto come monito ai suoi discepoli e alla Chiesa per ricordare il profondo valore della vita rigorosa da lui stesso scelta consapevolmente.
Particolarmente interessante il percorso tracciato dall'autore, svolto parallelamente all'analisi dei testi e delle opere d'arte (riprodotte a colori e in bianco e nero) che hanno tramandato l'immagine e il senso del Presepio di Greccio.

San Francesco e la leggenda del presepio di Roberto Beretta
121 p., ill., Euro 24,00 - Medusa Edizioni (Wunderkammer n. 4)
ISBN: 88-88130-77-2



Le prime righe

Introduzione

Corrono molte leggende intorno al presepio; d'altronde Natale è il tempo delle tradizioni, delle storie, anche delle fiabe, no? La prima riguarda addirittura l'origine del sacro diorama che - a volte soprammobile, a volte altarino - adorna a tutt'oggi le nostre case nei dintorni del 25 dicembre: è la leggenda che il presepio sia stato inventato da san Francesco. Così non fu, come questo libro vuole ribadire: un po' perché il Poverello, la notte di Natale del 1223 a Greccio, non intese affatto allestire una rappresentazione plastica e tridimensionale simile a quelle attuali; un po' perché la Natività già conosceva secolari e illustri raffigurazioni, dipinte o scolpite, dunque neanche da questo punto di vista l'allestimento laziale era una novità. San Francesco invece fece portare un asino e il bue e li collocò presso la paglia (è incerto se ci fosse anche la statuetta di un Bambinello), predicò agli astanti la povertà e l'umiltà di Betlemme, fece celebrare la messa proprio sulla mangiatoia e tutto finì lì: niente statue di pastori né di Re Magi, tanto meno cammelii o pecorine, niente stella cometa, nessuna traccia persino di Maria e di Giuseppe, figurarsi gli zampognari...
Ma smontare il copyright francescano sul presepio non è un obiettivo sufficiente. Piuttosto è interessante scoprire, se pure il santo d'Assisi mancò uno dei primati per cui è tuttora famoso nel mondo, che cosa successe davvero nel bosco del suo eremo preferito, tra i monti dell'alto Lazio, la Notte santa dell'anno di grazia 1223. Forse - è la nostra ipotesi - un atto di protesta. Forse una muta contestazione che, partendo dal clamoroso silenzio di una grotta, avrebbe trapassato i secoli fino a noi. Forse la proclamazione, in parole figurate, del più alto e severo - e nello stesso tempo più umano - ideale di vita che all'uomo sia mai stato proposto.

© 2003 Edizioni Medusa


L'autore

Roberto Beretta 43 anni, è giornalista delle pagine culturali di Avvenire. ha scritto 10 libri, fra cui: Il lungo autunno. Controstoria del Sessontotto cattolico, Il piccolo ecclesialese illustrato; con Piero Gheddo, Davide e Golia. I cattolici e le sfide della globalizzazione; con Elisabetta Broli Gli undici comandamenti e Le bugie della Chiesa.

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dicembre 2003