La biografia


Yasmine Chami
Cerimonia

"Dio abitava in tutti i luoghi, ed ora sono tutti deserti. Malika ha alzato le spalle minute. Tu rimpiangi l'ordine antico, la vita come una lenta cerimonia in cui tutte le fasi si svolgono una dopo l'altra, e ciò che è magico in una cerimonia è la sensazione inebriante di scoprire quello che sapevi da sempre. Ma la vita moderna, mia cara, la inghiotti senza cerimonie".

Un debutto letterario che si impone per la suggestiva capacità di far rivivere ambienti e atmosfere: Cerimonia di Yasmine Chami, un'antropologa marocchina trapiantata a Parigi.
La ricchezza del mondo femminile islamico è il dominio sulla casa e sulle relazioni familiari. Se nei rapporti con l'esterno le donne vengono emarginate, sono però le depositarie delle memorie ataviche e delle tradizioni e presiedono ai banchetti domestici e alle ricorrenze come solenni cerimoniere. Il breve romanzo della Chami si svolge attorno a una festa nuziale, descrivendo con un linguaggio raffinato le gioie dei cinque sensi: le donne di una famiglia dell'alta borghesia di Rabat, tra frusciare di vesti, sfavillio di gioielli, opulenza di cibi e musiche di tamburelli, si scambiano consigli e pettegolezzi, rievocando storie e ricordi e mescolando l'amarezza per un passato ormai scomparso all'ansia per il rigurgito fondamentalista che sta intrappolando le nuove generazioni. Al centro, pensieri ed emozioni di due cugine che, pur realizzate professionalmente, per l'anomalia della loro vita privata si sentono ai margini di quel tessuto femminile che dà forza alle loro parenti: Khadija è un architetto di successo ma, abbandonata dal marito, ha dovuto tornare con le tre figlie alla casa paterna; Malika ha fatto un matrimonio d'amore e vive a Parigi, ma la sua sterilità le pesa come una colpa. Entrambe si rifugiano nel ricordo della bellissima zia Aisha, mai sposata e morta per un cancro al seno, simbolo della difficile identità femminile in un mondo che affronta i grandi cambiamenti della modernità con la diffidenza dettata dalla paura dell'ignoto.

Cerimonia di Yasmine Chami
Titolo originale: Cérémonie
Traduzione di Gabriella Messi
108 pag., Euro 11.00 - Edizioni Il Leone Verde (Donne altrove n.1)
ISBN 88-87139-58-X

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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CERIMONIA

Per lei è l'unica casa possibile.
Non solo per il viale bordato d'aranci i cui rami, appesantiti dai frutti, esalano d'inverno un profumo così soave che avvolge come un respiro il visitatore inondandolo fin dal cancello massiccio, rumorosamente aperto dal guardiano, avvertito dal cortile interno in cui si dedica senza troppa convinzione a improbabili riparazioni. Come tutti gli abitanti della casa, Khadija è tesa ad aspettare il primo slancio della folle corsa di Bujema. Poi riconosce il rombo dell'auto di suo padre, carica di vettovaglie, la farina e l'olio in gran quantità, Io zucchero, la menta, la carne e i polli vivi che l'indomani si dovranno sgozzare e spiumare. C'è qualcosa di rassicurante nel riconoscere senza difficoltà i rumori della grande casa, come un respiro ritmato dalle risate di Latefa in cucina, dai sospiri della nonna quando ha finito di recitare le preghiere del pomeriggio, dagli sporadici litigi di Lalla Rita con Hajj Mohamed G., talmente rituali che Khadija non riesce a capire come abbiano potuto spaventare il suo cuore di bambina. Respira a sua volta, nella casa in cui ha trovato rifugio, la casa della sua infanzia, così simile e per lei così diversa. Respira, Khadija, ma il suo respiro non è del tutto uguale, a volte le sembra che il suo cuore disarmonico le riempia la bocca fino alla nausea, ne sente palpitare dentro di sé la massa calda e appiccicosa, i battiti scuotono il suo corpo; in quei momenti il ritmo ritrovato della grande casa l'acquieta, quasi come una ninnananna che calma le crisi del neonato con le sue note familiari. Ma non appena l'ondata di ansia si dilegua, sorge in lei un'altra casa, quella che ha lasciato nel cuore della notte, con le sue tre figlie strette attorno a sé, in fretta, in fretta, col cuore gonfio di un'indicibile pena. E lui, suo marito, che assiste come un estraneo alla loro partenza nella notte fredda e umida che le assedia. Selma, piena di una dignità che si oppone alla sua debolezza: coraggio, mamma, vieni, non abbiamo più niente da fare qui, non vedi che non ci vuole più?
Non l'ha raccontato a nessuno, nemmeno a Malika, arrivata da Parigi due giorni prima della cerimonia. Khadija non riesce a dirlo neppure alla giovane cugina che si china su di lei con infinita dolcezza. Come spiegare l'umiliazione accumulata negli anni di una vita coniugale tenuta in piedi contro tutto e contro tutti? Se qualcuno chiedesse a Khadija perché è rimasta così a lungo, continuando a sperare contro ogni logica, con il giovane corpo periodicamente pieno di una nuova vita sbocciata in lei, oggi non saprebbe che cosa rispondere. Quella speranza irresistibile che si appropria di ogni minimo segno facendone il motivo della propria esistenza, è una prerogativa della prima giovinezza. Uno sguardo scambiato, un rimpianto manifestato, una carezza, e ripartiva con nuova energia sulle vie dell'infelicità quotidiana.
Khadija è architetto. Progetta case in cui la gente vive, belle case con grandi finestre e terrazze ombreggiate, con camere ampie e fresche. Case da ricchi, scherza il suo giovane fratello quando lei dispiega i progetti in cui le linee nette organizzano lo spazio. Khadija alza le spalle, pensa che, se dovesse progettare case più modeste, non dimenticherebbe di inserire nel lotto dei condomini popolari cortili ombreggiati in cui i bambini potrebbero giocare, in cui i contadini strappati alla loro terra potrebbero ritrovare qualcosa della precedente vita comunitaria, lasciata sotto l'influsso del miraggio urbano. Sa perfettamente che l'unico scopo degli imprenditori è il profitto, l'architettura non è poesia. Ma lì, seduta nell'ombra dolce del salone, con il pavimento lavato di fresco che profuma di sapone nero, pensa a tutte le case che ha disegnato con il desiderio di preservare il sogno nascosto dentro di lei, il sogno della casa in cui è tornata dopo il naufragio, come una regina decaduta che chiede asilo, con la sua prole dinanzi a sé come un vessillo, che cosa le è successo, quale evento che non si verifica in una vita normale?

© 2003 Edizioni Il Leone Verde

biografia dell'autrice
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Yasmine Chami, nata a Casablanca nel 1967, ha trascorso la sua infanzia in Marocco e si è in seguito trasferita per gli studi secondari a Parigi, dove si è laureata in antropologia. Questo è il suo primo romanzo.





5 dicembre 2003