da enriconascimbeni.com



Enrico Nascimbeni

Cantautore, tre album alle spalle tra gli anni Settanta e Ottanta, è recentemente tornato alla ribalta con il Cd Amori disordinati a cui hanno collaborato Roberto Vecchioni e Francesco Baccini. Il prossimo album, in uscita a gennaio, si chiamerà Le due anime (del quale è già in vendita il singolo Oh mammà). La sua attività è varia: Nascimbeni infatti è anche giornalista, si occupa di cronaca nera, giudiziaria e di guerra ed è anche scrittore. Forse grazie a questo eclettismo i suoi consigli di lettura sono davvero ricchi.

Quali sono i primi libri che ricordi di aver letto?

Le avventure di Pinocchio. Un libro che ricordo con molto affetto si intitolava Ciondolino. Ricordo che la nostra maestra ci leggeva ogni giorno un pezzettino di quella storia e di notte sognavo di essere una formica.

Un ricordo molto vivo...

Vivissimo. Essendo il figlio di un critico letterario, Giulio Nascimbeni, ho avuto la fortuna di nascere praticamente in una culla di libri, quindi all'età di dieci anni avevo già letto molta letteratura per ragazzi, da Il Piccolo alpino di Salvatore Gotta a Cuore, ma soprattutto Salgari.

Quale fra gli scrittori che hai citato ti è rimasto particolarmente nel cuore?

Salgari sicuramente: mi ha accompagnato per tutta la vita e la mia opera discografica è in un certo senso interamente salgariana. Ho sempre parlato di paesi che in realtà non ho mai visto, esattamente come Salgari che da Verona visitava i Caraibi senza essersi mai mosso.

Col tempo poi sei stato influenzato da tuo padre nel gusto e nella scelta dei libri o hai mantenuto una tua autonomia?

Sono riuscito a mantenermi autonomo. Sono sempre stato attratto dalla letteratura noir e gotica da Mary Shelley con Frankestein o il Prometeo moderno, a Dracula. Mi ricordo che papà si arrabbiava molto perché non voleva che leggessi questo tipo di libri ma ho finito per leggerne talmente tanti che sono ormai un vero esperto di questo genere. Dai sedici anni mi sono innamorato della letteratura sudamericana. E anche questa è una cosa che mi ha accompagnato per tutta la vita, almeno fino ad ora. Il capolavoro per me è comunque Cent'anni di solitudine di García Márquez.

Nelle tue canzoni fai continui riferimenti a temi letterari.

La letteratura mi influenza moltissimo. Tanto che nel mio primo album, che uscì nel 1977 con la Poligram, già c'era la citazione di una poesia di Montale. Era una canzone che durava un minuto e si intitolava "Storia" ed era cantata assieme a Roberto Vecchioni. Nello stesso album citavo La casa dei doganieri di Montale.

E l'altro grande tuo amore letterario è Bukowski...

Sì, altro autore che mi ha fatto impazzire perché ha un modo di scrivere e di accostarsi alla vita che mi appartiene. Non che io sia alcolizzato come lui ma queste persone dolcemente dure e disperate mi attraggono.

È piuttosto insolito il binomio Montale-Bukowski.

È vero ma sono proprio le due diverse anime di poeta che mi hanno affascinato: Montale è l'uomo in giacca e cravatta, il poeta della quotidianità, colui che non si traveste da artista, che sostiene di non dover per forza avere una vita disperata per scrivere delle cose immense. Bukowski invece è il suo opposto: ha avuto una vita disperata e ha scritto delle cose straordinarie.

Oggi che cosa leggi?

Soprattutto libri di poesie. È un genere che mi appassiona perché è molto "rapido" ed è questa la mia unica concessione alla velocità imposta dalla tecnologia del XXI secolo: non il computer col quale litigo ogni giorno ma le emozioni istantanee. Credo però che sia più difficile scrivere una poesia che un romanzo. A questo proposito voglio citare Poesie di Simon Harmitage. Poi, su consiglio di mio padre, ho scoperto un poeta italiano Manuel Carnevali, assolutamente sconosciuto da noi. È nato in Italia ed è morto in America pazzo, schizofrenico. Carnevali, dopo solo tre anni che viveva in America, vinse il maggior premio per la poesia e stiamo parlando di una persona che fino a tre anni prima non parlava una sola parola di inglese!

Recentemente che cosa hai letto?

Il lupo della steppa di Hermann Hesse e ho dato lo stesso titolo a una canzone del mio prossimo album. Amo molto rubare titoli alla letteratura, come La luna e i falò del libro di Pavese.

Altri libri che suggeriresti?

Un libro di aforismi di Nicolas Gomez Davila intitolato In margine a un testo implicito. E poi un piccolo libro di Oscar Wilde L'amore e la donne: aforismi. Credo di vivere la grande tragedia della mia generazione: non capire nulla delle donne. Oscar Wilde non è molto tenero su questo argomento e mi ritrovo a pensare che lui sia il portavoce delle mie opinioni in proposito. Ovviamente parlo della mia parte nera che trova un'altra voce in Roberto Vecchioni. A volte non sappiamo se siamo contenti di avere una compagna a passo con i tempi oppure vorremmo avere il ruolo di pater familiae.

Leggi altri generi di libri?

A volte i gialli, anche perché conosco personalmente Andrea Pinketts. Ho letto vari suoi libri e penso che sia il giallista più bravo che abbiamo in Italia.

Come scegli le tue letture?

In due maniere: vado a casa di mio padre che possiede 50.000 libri e ne riceve ancora almeno 20 la settimana. Da lui attingo come da una libreria gratuita. E poi mi faccio sempre consigliare da lui per la stima che ho nei suoi confronti e perché conosce quello che mi può piacere e al 99% non sbaglia mai.

L'ultimo libro che ti ha consigliato?

Amen del poeta veneto Cibotto. Un altra opera che mi ha consigliato tanto tempo fa e di cui gli sono ancora grato è Liberas nos a malo di Meneghello

Esistono libri che non hai finito di leggere o che comunque ti hanno deluso?

Le opere di Paulo Coelho. Non mi piace perché vuole dare sempre lezioni di vita.

Ti è capitato invece di accostarti a un libro con qualche pregiudizio e che poi invece ti ha piacevolmente sorpreso?

Il libro di un amico, Onorevoli sul lettino di Piero Rocchini.

Le tue prossime letture?

Dracula di Bram Stoker: ho amici rumeni che abitano vicino ai Carpazi che mi hanno invitato ad andarlo a trovare. Così andrò a vedere i luoghi da cui l'irlandese ha tratto ispirazione. Poi ho intenzione di leggere un saggio di un amico di mio padre, Silvio Bertoldi Piazzale Loreto

Tu hai anche scritto due libri...

Il tropico del ricordo e Le mani pulite scritto con Andrea Pamparana, vicedirettore del TG 5, seguendo tutta l'inchiesta di "Mani Pulite" come giornalista.

La professione di giornalista ti suggerisce dei titoli?

Sicuramente i libri che sta scrivendo sulla mafia e sulla corruzione Peter Gomez: le persone come lui scrivono libri partendo "dall'interno" della notizia.
E poi tutti i libri scritti da Andrea Purgatori sul disastro del DC9 a Ustica, che ha dedicato, e sta dedicando ancora, la sua vita a questa tragedia.

Di Piera Passalacqua


5 dicembre 2003