OLTRE IL DOLORE

James Ellroy
Destination: Morgue

"L.A. dappertutto. L. A. come epidemia. Circo confinato in delirio draconiano. Mondo munifico di poliziotti preistorici, delinquenti disperati e tossici traditori. Ciclopico casino e ricettacolo di ricchioni e asettici asessuati à la page. Macroscopico mostro ritto sul retrotreno a ululare ursinamente. Cosmico e chiassoso caos sismicamente somministrato al sottoscritto."

Quest'ultimo libro di James Ellroy non è un romanzo, ma i numerosissimi appassionati lettori di questo maestro del noir americano non resteranno di certo delusi. Si tratta di una speciale autobiografia, di un ritratto impietoso di una infanzia devastata e di una giovinezza violenta, la fotografia di una città brutale e impietosa. L'assassinio della madre avvenuto quando aveva solo dieci anni e rimasto impresso nella sua mente come un'ossessione, diventa un tema narrativo. La sua "educazione sentimentale" affidata al padre prosegue, morta la madre, tra letture disordinate, frequentazione saltuaria della scuola e l'ambizione di diventare scrittore: "la vita adulta si annunciava infame". Per darsi più forza costruisce su di sé un personaggio, entra nell'American Nazi Party, compie furtarelli, si specializza in droga e alcol e viene infine espulso da scuola. Finisce in carcere per brevi periodi, ma continua disperatamente a leggere: la scrittura gli appare l'unico sbocco per evitare la totale autodistruzione ("Scrivere un romanzo è un'impresa esasperante. Per arrivarci ci vuole tempo, Il mio preludio durò quattordici anni"). E, dopo aver toccato il fondo, prende una decisione radicale: cambiare la propria vita. Ed ecco che nasce il grande, doloroso, tragico James Ellroy che conosciamo.
Ogni aspetto del suo percorso di iniziazione viene riletto senza alcuna pietà, il disgusto per quello che la città e la società gli proponeva (e forse continua a proporre anche oggi ai più giovani e a i più deboli) è gridato in ogni pagina, ma emergono anche le contraddizioni, la possibilità di trovare, se si sa cercare, una via d'uscita da quello che pare un labirinto che invita solo a perdervisi. Credo che I miei luoghi oscuri rappresenti uno dei più alti livelli di elaborazione letteraria del dolore, l'orrore di ciò che l'autore sa di aver ingiustamente subito che poi in Corpi da reato viene sviscerato anche per quanto riguarda il rapporto con Los Angeles. Così Destination: Morgue è il punto d'arrivo di un'analisi autobiografica, necessaria quasi come una terapia psicoanalitica. Bisogna leggere questo libro duro dopo aver conosciuto (e amato) i romanzi di Ellroy (o per lo meno aver visto il film L. A. Confidential), già consapevoli cioè di una visione del mondo del tutto negativa: il mondo è spietato e ingiusto, ma ci si può salvare raccontandolo.

Destination: Morgue di James Ellroy
Traduzione di Sergio Claudio Perroni e Carlo Prosperi
337 pag., Euro 17.50 - Edizioni Bompiani (Narratori Stranieri Bompiani)
ISBN 88-452-5436-4

Le prime righe

Dove vado a pescarle

È un cubo magico. Ingranaggi invisibili scatenano ricordi e idee. Al posto delle facce colorate compaiono immagini che combaciano. Si creano successioni. Si scoprono rimandi. Prendi ciò che ti serve e ciò che sei stato e lo passi al setaccio di ciò che sei diventato. Metti ordine. Dài una spolveratina di chiacchiere. Se sei capace e onesto e puro, funziona.

Io sono nato a L.A:I miei mi hanno scodellato in un posticino davvero speciale. Sono venuto al mondo nello stesso ospedale dove Bobby Kennedy è andato all'altro mondo. Mia madre odiava i cattolici e amava i pezzi di merda. Bobby K. l'avrebbe messa in crisi.
La mia origine mi dà diritto a una premessa:
Io ho sempre visto LA. da autoctono. Ignoro il pianeta sconosciuto di cui blaterano gli scrittori venuti da fuori. Io a L.A. ci sono cresciuto. Raccoglievo dati e li trasfiguravo con la morbosità del bambino. Era roba sconnessa. A tenerla insieme erano corruzione e ossessione. Il collante era la mia infanzia noir. Vivevo nell'epicentro del cinema noir in piena era del cinema noir. Andavo sviluppando il mio personale ceppo di roba tosta. Pura L.A. al cento per cento. L.A. sopra le righe per il semplice motivo che rifiutavo l'esistenza di roba tosta extra-L.A.
Perché a L.A. c'ero nato. Perché L.A. credevo che fosse ovunque e l'ovunque. Perché ero xenofobo e grondavo ego da tutti i pori. Perché sapevo che la mia roba tosta era la roba tosta migliore del mondo. Perché la città dove sei nato non ti metti a infangarla con impressioni da scrittore venuto da fuori. Perché la roba tosta marca L.A. è la migliore del mondo, e io sono nato lì dove prosperava al suo peggio.

© 2003 Edizioni RCS Libri


L'autore

James Ellroy è nato a Los Angeles nel 1948. I suoi romanzi: Black Dalia, The Great Nothing, White Jazz e L.A. Confidential si sono rivelati successi internazionali. Ha anche scritto: I miei luoghi oscuri, Sei pezzi da mille, Corpi da reato, Tijuana mon amour e Il dubbio letale. Nel Café letterario di libriAlice.it proponiamo inoltre l'intervista allo scrittore.


Di Grazia Casagrande


5 dicembre 2003