La biografia
La bibliografia


Paolo Maurensig
Il guardiano dei sogni

"Naturalmente anch'io a volte mi lascio trasportare dalla corrente dei sogni. Senza il periodico balsamo dell'oblio sarebbe intollerabile vivere. Sarebbe un fardello troppo pesante restare sempre costantemente coscienti. I sogni sono come l'atmosfera per la nostra terra, essi filtrano la luce rendendola sopportabile".

L'io narrante del nuovo romanzo di Paolo Maurensig, Il guardiano dei sogni, è un giornalista sconvolto dalla perdita della compagna, che sente l'esigenza di abbandonare le sue tendenze materialiste per aprirsi a una dimensione trascendente che possa dargli la speranza di rincontrare in qualche modo la persona amata. Questo desiderio resta a livello inconscio finché, ricoverato in ospedale per un infarto che lo coglie a Venezia, viene aiutato a vedere chiaro dentro di sé dal suo vicino di letto, uno stravagante vecchio russo che ha la capacità di percepire le immagini e le emozioni dei sogni.
Travolgente affabulatore, il vecchio parla di un Regno ultraterreno che sembra dare una risposta allo smarrimento del giornalista il quale, una volta dimesso, non smette di pensare a quell'insolito incontro e inizia una ricerca, tra sogno e realtà, per ritrovare l'affascinante personaggio, che sembra scomparso. Vagando per una Venezia labirintica e spettrale riesce a rintracciarlo, raccoglie il suo ultimo, meraviglioso racconto e ne accompagna le spoglie alla sepoltura, ma quando tutto sembra finito tutto ricomincia, attraverso l'incontro con il conte Antoni Dunin, fratellastro e doppio del vecchio visionario, che rappresenta la versione concreta e spregiudicata di una storia dalle mille sfaccettature, com'è la vita stessa.

Il guardiano dei sogni di Paolo Maurensig
Pag. 169, 16.00 euro - Edizioni Mondadori
ISBN 88-04-51220-2

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
------------------------

Giorni fa mi hanno recapitato un oggetto prezioso. È una maschera funeraria di sottilissimo vetro. Ne possiedo già una uguale. A metterle vicine, non si distinguono: sembrano ottenute dallo stesso calco, ma non è così. Non so chi l’abbia fatta, né chi sia stato incaricato di consegnarmela, e non so quando andrò a vedere dove si trova sepolto il corpo dell’uomo che in questa esistenza ne indossò l’originale. Ho solo la certezza di essere ormai sciolto dal giuramento fattogli un tempo: che non avrei reso pubblica questa storia finché fosse ancora in vita.

I

Nel 1981 ebbi una grave crisi cardiaca. Era estate e mi trovavo a Venezia, in visita alla Biennale. La giornata era torrida, avevo camminato a lungo e il fiato cominciava a mancarmi. Nell’attraversare i giardini, sentii il bisogno di riposarmi e sedetti su una panchina in parte occupata da alcuni turisti. Uno di loro, dispiegando una cartina topografica, mi chiese delle informazioni. Fu in quel preciso istante che sentii montarmi in petto un dolore che già dal primo apparire presagiva tutto il suo inarrestabile crescendo. In quel vuoto che mi stava squarciando si affollarono i più strani pensieri, ma per quanto fossero numerosi e si urtassero l’un l’altro, mi stupii nondimeno che la grottesca preoccupazione di accasciarmi sotto lo sguardo allibito di un estraneo prevalesse di gran lunga sulla paura stessa di morire. Subito dopo, ogni timore svanì e restò solo lo sforzo di contenere l’urto di quello stocco che, conficcato nello sterno, mi trapassava da parte a parte. Poi, il buio.
Ripresi conoscenza in una stanza d’ospedale. Capii di essere ancora vivo. La crisi era superata ed ero fuori pericolo, o almeno così mi dissero, perché constatano di persona non potevo. Mi sembrava di essere legato e imbavagliato al mio letto, parte integrante di un complesso meccanismo idraulico. Se aprivo gli occhi vedevo una porzione di soffitto imbiancato, se li abbassavo verso i piedi del letto potevo scorgere una finestra con tapparelle di plastica che proteggevano la stanza dalla battuta del sole. Non sapevo se fosse mattina o pomeriggio, e neppure il giorno della settimana. In quello stato di immobilità, il tempo mi trascinava come la corrente maestosa di un fiume. Dalla durata della luce, presumevo fosse ancora estate. Di tanto in tanto qualcuno entrava con passi felpati e si chinava su di me, come sulla culla di un bambino, mi apriva la camicia, mi auscultava il cuore, mi strozzava il braccio, e se ne andava. Nel mio petto persistevano i postumi di una ferita che nel rimarginarsi, tuttavia, si faceva ancora sentire. Avevo presente il momento in cui il dolore mi aveva sopraffatto; per il resto, nella mia mente fluttuavano solo vaghi ricordi simili a frammenti sospesi in un liquido chiaro. Mi sembrava di aver camminato a lungo attraverso una pianura innevata e di essere infine crollato a terra per la stanchezza. Dal cielo, dense nubi si abbassavano su di me, assumendo le sembianze di volti di grande bellezza, che ben presto si corrompevano, deformandosi. Poi, nient’altro che un lungo sonno senza sogni.

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore

biografia dell'autore
------------------------

Paolo Mauresing è nato a Gorizia. Vive e lavora a Udine. Ha pubblicato La variante di Lüneburg, Canone inverso, L’ombra e la meridiana, Venere lesa e L’Uomo Scarlatto.


La bibliografia



28 novembre 2003