LETTERATURA ESULE

Atiq Rahimi
Le mille case del sogno e del terrore

"Ora riesco a vedere delle cose, ma non posso muovere il corpo. Tutte le mie ossa sono sbriciolate, e le vene aperte. Il mio cervello è in disordine, e i muscoli logorati... No, non sono in un incubo, e non sono neppure indemoniato. Sono morto."

Cosa significa vivere in un paese in cui il terrore è dietro ogni angolo, in cui essere nel luogo sbagliato al momento sbagliato vuol dire soffrire o morire senza colpa, senza alcun motivo? Cosa si prova a non sentirsi mai al sicuro, ad avere paura di tutto e di tutti? Sicuramente gli italiani che hanno vissuto gli anni terribili della seconda guerra mondiale potrebbero dare risposte a queste domande, così come i cinesi di Shanghai, Canton e Nanchino negli anni Trenta del Novecento o i curdi divisi tra Turchia e Iraq, o ancora i polacchi o gli ungheresi in una terra dominata dall'esercito sovietico. È la comune esperienza di tutti i popoli privati della libertà e dell'autonomia dalla forza militare dei paesi invasori, o di quelli che hanno affrontato sanguinose guerre civili, come i ruandesi protagonisti degli scontri etnici negli anni Novanta e gli argentini o i cileni sopravvissuti alla pulizia ideologica degli anni Settanta, ma queste sono altre storie. Rahimi dà voce a un afgano che vive questa esperienza nella sua terra sconquassata dalla presenza dei sovietici. L'attacco della narrazione è buio, opprimente: l'autore riesce a ricreare con poche parole e pochissimi riferimenti a fatti concreti, un clima di oscurità e terrore in cui si aggira un giovane studente, Farhàd, massacrato dalla polizia non per particolari motivi personali o politici, ma semplicemente per essere stato sorpreso in strada da una pattuglia durante il coprifuoco. A soccorrerlo, sanguinante e sofferente, (tanto da fargli immaginare di essere morto) è una donna generosa e forte, Mahnàz,che lo trasporta nella sua casa per curarlo, aiutata dal suo bambino. Ben presto Farhàd comprende che la sua vita è in pericolo, che per giustificare il pestaggio notturno è stato accusato ingiustamente di furto, che è ora nell'elenco dei ricercati. "Come si possono definire questi se non momenti di terrore? È nel terrore che inizi ad avere dubbi sulla tua esistenza", e questo è ciò che accade al giovane, costretto dagli eventi a rimanere nella casa di Mahnàz sino al momento di fuggire all'estero, come inconsapevole esule, totalmente frastornato dagli eventi.

Le mille case del sogno e del terrore di Atiq Rahimi
Titolo originale: Hezar Khane-e Khab Va Ekhtenagh
Traduzione di Babak Karimi
144 pag., Euro 11.00 - Edizioni Einaudi (L'Arcipelago Einaudi n. 34)
ISBN 88-06-16634-4

Le prime righe

- Papà?

- Maledetto sia tuo padre!


È la stanza a essere buia oppure i miei occhi sono chiusi? Probabilmente entrambe le cose. È notte e io sto dormendo. Ma se è così, come faccio a pensare?
No, sono sveglio e ho ancora gli occhi chiusi. Stavo dormendo. E nel sonno un bambino mi ha chiamato: «Papà!»
Chi era quel bambino? Non l'ho capito. Era soltanto una voce. Forse ero io stesso, bambino, in cerca di mio padre.

- Papà!
Di nuovo la stessa voce! Questa volta non è un sogno. Proviene da sopra
la mia testa. Devo assolutamente aprire gli occhi.
— Chi sei? La mia domanda si sbriciola nel petto. Un dolore mi trafigge le tempie. La tenda nera rabbuia i miei occhi e porta il silenzio nella mia mente muta.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Atiq Rahimi è nato a Kabul nel 1962. Nel 2002 è uscito il suo primo romanzo Terra e cenere.


Di Giulia Mozzato


28 novembre 2003