VOCI D'AUSTRALIA

Elizabeth Fuller
Quando vedi un emù in cielo

"Lentamente i miei occhi si abituarono al cocente sole mattutino. Lo scenario non si poteva definire affascinante: case prefabbricate a distanze regolari sulla sterile argilla rossa, rari arbusti e una manciata di sventurati alberi che attendevano la grazia della pioggia. Mi tornò in mente una frase della mia guida: ‘Chiunque si avventura nell’Outback andrebbe all’inferno per divertirsi’."

Enngonia, Cunnamulla, Narrabri, Dirranbandi, Coonamble sono nomi divertenti ed "esotici" che indicano altrettante località australiane nel Sud-Ovest del paese, dove si svolge questa straordinaria avventura "fisica" e spirituale. Si tratta del viaggio di una madre e del figlio dodicenne, deciso estemporaneamente per superare il trauma di un lutto importante aggravato da altre difficoltà. Guidati da un aborigeno di nome Max Eulo, i due viaggiatori devono fare i conti con le difficoltà pratiche, "fisiche" appunto, del viaggio nell’Outback australiano, ma il percorso geografico nasconde in realtà qualcosa di molto più profondo che si svela lentamente ai loro occhi. Il senso di una tradizione, di una cultura sconosciuta di un mondo legato in modo ancestrale e mistico alla natura, di cui viene rispettato ogni elemento. "Gli australiani bianchi non capiscono il rapporto degli aborigeni con la terra. Per qualche motivo non riescono a comprendere che esiste un profondo legame spirituale tra un aborigeno e il luogo preciso in cui è nato. Uomini, spiriti, le persone morte, quelle che nasceranno, a tutti è affidata la cura della terra. In effetti è anche di più. In senso spirituale, loro sono la terra. Questa non può essere tolta agli aborigeni. Neanche con la morte. La terra è considerata eterna". Ricordate il capolavoro di Werner Herzog Dove sognano le formiche verdi, in cui un gruppo di aborigeni rivendica il diritto di conservare attraverso la terra le proprie tradizioni contro una compagnia mineraria decisa a scavare in luoghi sacri in cerca di giacimenti di uranio? Se avete visto quel film (assolutamente consigliabile, comunque) saprete esattamente quale spirito pervade queste pagine, quali anime lo popolano, quale rapporto con l’aldilà potrà celarsi dietro un semplice viaggio avventuroso.

Quando vedi un emù in cielo di Elizabeth Fuller
Titolo originale: When You See the emu in the Sky
Traduzione di Maddalena Togliani
275 pag., Euro 8.00 - Edizioni Tea (Tea avventure n. 28)
ISBN 88-502-0335-7

Le prime righe

Capitolo primo

Il sole aveva appena cominciato a tramontare, accendendo di un rosso surreale il cielo sopra l’orizzonte, sconfinato e piatto. Era il momento più suggestivo per spostarsi in auto nell’Outback australiano, ma anche il più pericoloso. Al tramonto e all’alba si muovono i canguri. Non sono pericolosi, ma balzano sulla strada come se fossero i padroni. Un grosso canguro grigio arriva a pesare anche novanta chili e se venisse investito da un’auto non avrebbe necessariamente la peggio.
Nell’immenso entroterra australiano non è raro guidare per centinaia di chilometri senza vedere un’auto, un’abitazione o una stazione di servizio. Ai viaggiatori si raccomanda di procurarsi grosse scorte d’acqua in bottiglia e di muoversi in carovana. Anche i grossi autotreni viaggiano in gruppi di quattro, cinque o sei. Sono chiamati road trains, treni da strada, un incrocio tra un camion e un treno. Ognuno è lungo 10-12 metri e si tira dietro un altro rimorchio chiamato dog, cane. A volte trascina sei dog uno dietro l’altro. E quando vedi un autotreno che ti viene incontro a grande velocità sull’autostrada, l’unica soluzione è toglierti di mezzo, e alla svelta. Le strade sono talmente dritte che i camion si vedono a chilometri di distanza.

© 2003 Casa Editrice Corbaccio


L'autrice

Elizabeth Fuller, saggista, è autrice anche di testi teatrali. Vive attualmente a Weston, nel Connecticut, con il secondo marito e il figlio.


Di Giulia Mozzato


21 novembre 2003