PADRI E FIGLIE

Eliette Abécassis
Mio padre

"Non si può misurare tutto quello che dà un padre, e lui diceva che si dà soltanto quello che non si ha. Un padre, quando trasmette, ha l'afflato dell'eternità. Le luci s'incarnano nei suoi occhi. Quando parla al figlio, la fiamma della Storia non si spegne, ma si accende e la anima."

Con lo stile dolente che la caratterizza, l'autrice ci propone una nuova storia di donne. Ma questa volta, diversamente che in Ripudiata, non è una tradizione o una cultura oppressiva a distruggere la vita della protagonista, è lei stessa, o meglio il suo infinito amore per il padre. Héléna è una donna ormai matura che ha rifiutato le varie occasioni che la vita le ha offerto per non separarsi dall'unico uomo veramente amato, suo padre. Era per lei un modello, un esempio, un rifugio e un simbolo e la morte che glielo aveva sottratto da due anni l'aveva lasciata quasi impietrita. Improvvisamente fa la sua apparizione un altro uomo: è Paul, un fratello sconosciuto, che il padre aveva concepito in Italia durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale per poi sparire, dissolvendosi nel nulla. I due fratelli iniziano, con difficoltà, a ricostruire le vicende che avevano portato all'abbandono, al silenzio sulla precedente paternità, all'altrettanto inspiegabile silenzio della madre di Paul, anch'essa di nome Héléna, sull'uomo che l'aveva lasciata con un figlio. La verità condurrà la figlia, che aveva passato la vita a credere di essere la sola discendente di quell'uomo adorato, alla consapevolezza di un tragico abbaglio, un errore che le aveva condizionato tutta la giovinezza, tutta l'esistenza e, soprattutto, la coscienza che ormai non avrebbe potuto più, non ne avrebbe avuto il tempo, recuperare gli affetti e gli anni sprecati in un tragico malinteso.
Libro doloroso che ancora una volta vede sconfitta una donna, usata inconsapevolmente per ridare senso alla vita di un uomo, vittima del proprio amore, così come Rachel in Ripudiata si era annullata nella totale dedizione e accettazione delle scelte del marito.

Mio padre di Eliette Abécassis
Titolo originale: Mon père
Traduzione di Francesco Bruno
121 pag., Euro 9.30 - Edizioni Tropea (I mirti)
ISBN 88-438-0433-2

Le prime righe

1

Due anni fa, quando ho perso mio padre, non avevo più voglia di vivere. Niente e nessuno trovava più grazia ai miei occhi, e mi sono lasciata invadere da una forza inquietante e diffusa, che mi risucchiava, impedendomi di alzarmi la mattina, di uscire e vedere amici, senza che io potessi farci nulla. Non avevo il coraggio di leggere, e guardare la televisione mi stancava. Mi addormentavo facilmente, ma mi svegliavo prima del tempo. Mi svegliavo, misera, infelice per il giorno che nasce, e mi concavo senza aspettative per l'indomani. Gironzolavo per il mio appartamento, sola, e cominciavo a perdere ogni speranza di ritrovare un senso alla mia esistenza, quando una mattina ho ricevuto una lettera proveniente dall'Italia, da parte di un
Uomo che cercava informazioni su un certo Giorgio B.

© 2003 Il Saggiatore Edizioni


L'autrice

Eliette Abécassis, nata nel 1969 a Strasburgo, insegna filosofia all'Università di Caen. Ha pubblicato i romanzi Qumran, L'oro e la cenere, Ripudiata, finalista al Grand Priz du roman de l'Académie française e al Prix Fémina, e Il tesoro del Tempio. Da Ripudiata l'autrice ha tratto la sceneggiatura del film Kadosh (1999), del regista israeliano Amos Gitai.
Proponiamo, inoltre, l'intervista alla scrittrice nel Café Letterario di libriAlice.it.


Di Grazia Casagrande


21 novembre 2003