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Martin Suter
Un amico perfetto

"Lucas non era solo un caro amico, ma anche un grande fan di Fabio. Lo ammirava per tutto quanto a lui mancava: il talento letterario, la disinvoltura, la fiducia in se stesso, la ragazza. Fabio talvolta tendeva a sfruttare l'abnegazione di Lucas. Spesso accadeva che Lucas facesse per lui un certosino lavoro di ricerca, ma assai di rado veniva citato nei suoi articoli".

La memoria è la cassaforte dell'identità personale: quando per motivi diversi non vi si può attingere, si diventa sconosciuti a se stessi, e il processo di riconquista progressiva di quanto più intimamente ci appartiene può riservare incredibili sorprese. Per questo l'amnesia funziona sempre molto bene come spunto narrativo, e lo svizzero Martin Suter, di cui è appena uscito il secondo romanzo, conferma di trovarsi a suo agio nei misteriosi meandri della memoria. Dopo il grande successo internazionale di "Com'è piccolo il mondo!" il cui protagonista riusciva brillantemente a cavalcare la subdola devastazione operata in lui dall'Alzheimer, in Un amico perfetto Suter usa l'amnesia come una sorta di deus ex machina capace di riportare sulla retta via un giornalista che per avidità ha tradito tutti i suoi valori.
Atterrato da un colpo in testa ad opera di ignoti, Fabio si risveglia in ospedale senza più ricordare nulla degli ultimi cinquanta giorni. In questo periodo però la sua vita è radicalmente cambiata: si è licenziato dal giornale in cui lavorava, ha lasciato la sua donna per mettersi con un'ambigua fatalona, ha riannodato i rapporti con un compagno di scuola che detestava. E gli sembra di aver perduto anche l'amicizia del fedelissimo Lucas, che si dimostra con lui evasivo e forse addirittura ostile. Tentando di ricostruire quei giorni perduti Fabio dà l'avvio a un'indagine piena di colpi di scena, ma il romanzo non è soltanto un thriller, è piuttosto un'avventura nella sfera più intima dell'anima umana, un po' alla Dürrenmatt, al quale Suter è stato giustamente paragonato.

Un amico perfetto di Martin Suter
Titolo originale: Ein Perfekter Freund
Traduzione di Silvia Bini
241 pag., Euro 15.00 - Edizioni Feltrinelli (I canguri)
ISBN 88-07-70152-9

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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1.

La sua mano sentì il viso, ma il suo viso non sentì la mano.
Fabio Rossi la lasciò ricadere sul copriletto cercando di tornare esattamente dove era stato fino a quel momento. In quel luogo privo di sensazioni, rumori, pensieri e odori.
Era soprattutto l'odore che gli impediva di aprire gli occhi. Odore di ospedale. Ben presto avrebbe capito perché si trovasse lì.
La seconda cosa che filtrava dall'oscurità era una voce. "Signor Rooossi" diceva, quasi provenisse dall'altra sponda di un fiume. Tanto lontana da poterla tranquillamente ignorare senza passare per villano.
Il rumore si dileguò, ma l'odore rimase. E a ogni respiro si faceva più intenso. Fabio fece per respirare con la bocca. Ma gli parve di poterla aprire solo a metà. Se la palpò. La stessa sensazione di prima: le dita sentivano le labbra, ma le labbra non sentivano le dita. Eppure la bocca era aperta. Poteva toccarsi i denti. Anch'essi privi di sensibilità, almeno dalla parte destra.
La parte sinistra del volto era normale. Come la parte superiore del corpo. Anche i piedi riusciva a muovere, e con le dita sentiva le lenzuola. Si tastò il braccio. Sull'avambraccio sinistro sentì un cerotto, poi il tubicino di una fleboclisi.
Fu preso dal panico. Ma continuava a rifiutarsi di aprire gli occhi. Prima doveva ricordarsi perché si trovasse all'ospedale.
Si toccò la testa. I capelli della parte priva di sensibilità erano strani. Era come se avesse una cuffia. Una fasciatura, forse? Anche a sinistra c'era qualcosa che non quadrava. Sulla nuca un cerotto copriva una zona dolorante. Lo avevano operato alla testa?
Gli avevano asportato un tumore? E con esso il ricordo di averlo avuto? Spalancò gli occhi. La stanza era in penombra. Riusciva a distinguere una flebo appesa a un'asta cromata vicino al letto. Alla parete un tavolo con un mazzo di fiori, e sopra un crocefisso. Sopra la testa pendeva una sbarra attorno alla quale era avvolto un filo con un campanello, che a quel punto Fabio schiacciò in preda al panico.
Dopo un'eternità la porta si aprì. Alla luce del neon del corridoio si profilò una figura che si avvicinò e accese una lampada sopra il comodino.
"Sì, signor Rossi?"
I guanciali e la testata inclinata del letto costringevano Fabio in una posizione semiseduta. La donna minuta vicino a quel letto alto gli arrivava appena a livello degli occhi. Indossava una casacca di cotone, di color azzurro, sopra un pantalone dello stesso tessuto. E un cartellino con il nome che gli occhi di Fabio ancora non riuscivano a decifrare. La donna gli tastò il polso e chiese senza distogliere lo sguardo dall'orologio: "Sa dove si trova?".
"È quello che volevo chiedere a lei."
"Non ne ha idea?"
Fabio scrollò la testa con cautela. La donna gli lasciò il polso, prese la cartella clinica dal supporto del letto e annotò qualcosa. "Si trova nel reparto di neurochirurgia della clinica universitaria."
"E perché?"
"Per una ferita alla testa." Controllò il flacone della flebo.
"Che ferita?"
"Un trauma cranico con interessamento cerebrale. Ha preso un colpo in testa."
"E come?"
La donna sorrise: "È quello che volevo chiedere a lei".
Fabio chiuse gli occhi. "Da quant'è che sono qui?"
"Da cinque giorni."
Fabio riaprì gli occhi. "Sono stato cinque giorni in coma?"
"No, si è risvegliato da tre giorni."
"Non mi ricordo."
"È per via della ferita."
"È molto grave?"
"Non troppo. Non c'è stata frattura cranica e neanche emorragia."
"E la fasciatura?"
"Nel reparto di terapia intensiva le hanno introdotto una sonda."
"Perché?"
"La TAC aveva evidenziato una contusione cerebrale e il dottore ha deciso di farle un'anestesia per controllare la pressione endocranica. Se fosse aumentata avrebbe significato che c'era una compressione sul cervello o che avrebbe potuto scatenarsi un'emorragia."
"E cos'è successo?"
"Non c'era compressione."
"Ero in uno stato di coma indotto?"
"Stato di narcosi prolungato. Per due giorni."
Gli si richiusero gli occhi. "Dov'è la mia ragazza?"
"Suppongo che sia a casa. È da poco passata la mezzanotte." "È già tanto che se n'è andata?"
"Non lo so. Sono l'infermiera di notte" rispose la voce. Di nuovo al di là del fiume.

© 2003 Feltrinelli Edizioni

biografia dell'autore
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Martin Suter è nato a Zurigo nel 1948 e ha lavorato a lungo nella pubblicità. Ha poi scritto reportage e sceneggiature per il cinema e la televisione. Nel 1997 ha scritto il suo primo romanzo, Com'è piccolo il mondo!, che ha vinto in Francia il Prix du Premier Roman e gli ha dato un'immediata notorietà. Vive con la moglie tra Spagna, Guatemala e Svizzera. Un amico perfetto ha ricevuto un'accoglienza molto positiva e, solo in Germania, ha venduto più di 150.000 copie.


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14 novembre 2003