AUTORI E LUOGHI

Gian Antonio Cibotto
I veneti sono matti

"Il vento del dollaro ha spirato varie stagioni, mitigando l'asprezza d'una povertà antica, che tuttavia non è mai riuscita ad incrinare la carica vitale, la innata dolcezza, la spinta solidaristica della razza contadina."

Storie e personaggi della provincia veneta: fedele a se stesso Cibotto racconta con delicata allegria e affetto, luoghi sospesi tra acqua e terra ma bagnati dal vino, buon compagno di serate per giovani e anziani. Il libro non sarebbe mai nato se l'autore non avesse raccolto l'invito di Comisso, così come le pressioni di Neri Pozza lo hanno praticamente costretto a raccogliere le idee e a scrivere splendide pagine sull'alluvione del 1951. Prima di tutto i luoghi: riaffiora (come se la modernità fosse un'alluvione forse più devastante di quella del Po) un paesaggio antico, di cascine e di campi, di colori e di bar di paese che oggi appare scomparso. "Il paesaggio offeso... da una congerie di architetture tragicamente brutte e simili fra loro che potrebbero essere state realizzate per qualsiasi anonima contrada", "la speculazione edilizia e il cattivo gusto hanno il sopravvento su ogni altro valore": l'omologazione del paesaggio e delle architetture all'insegna del guadagno e dell'esibizione dello stesso sono l'unica nota amara di un libro che, posandosi sui ricordi, ha sempre una grande leggerezza narrativa. Ma a restare impressi nel lettore sono i "personaggi", in alcuni casi le "maschere" che popolano le pagine del libro, quasi una serie di racconti autonomi che però solo dall'essere raccolti in un unico libro acquistano piena vita. Le stravaganze dei tanti vecchi, le traversie del deportato di Rovigo, le malattie del signor Giuseppe, l'impaginatore Ferruccio Sabbion e il suo viso da sceicco, le due categorie di donne (la sanguigna ferrarese e la mite veneziana): ecco alcuni protagonisti delle tante storie narrate. Quindi i nomi di famosi scrittori che appaiono, direttamente o indirettamente, nel libro: dal citatissimo Comisso a Eugenio Montale (il primo a tributare all'esordiente Cibotto di Cronache di un'alluvione una critica positiva), a Josif Brodskij affascinato dalla laguna veneta, a Ezra Pound con lo sguardo offuscato da novello Tiresia, gli scatti improvvisi, la lucida richiesta di perdono finale, all'inedito dialogo con Goffredo Parise...
La raccolta (sono quasi tutti testi apparsi in riviste o quotidiani) si chiude con una pagina di estrema intensità: è l'ultimo dialogo con la madre morente che affida con semplicità al figlio un messaggio d'amore e un insegnamento di vita che l'autore vuole, a sua volta, consegnare a tutti i lettori.

I veneti sono matti di Gian Antonio Cibotto
Curatrice Tiziana Agostini
216 pag., Euro 15.00 – Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN 88-7305-948-1

Le prime righe

Mezzo secolo dopo, non dimentico

Da quel lontano novembre del '51 (quasi remoto viene da precisare in obbedienza ai trasalimenti dell'animo che vorrebbe dimenticare) in cui il Po ha spazzato via l'argine in preda a una sorta di furia impetuosa e selvaggia, la terra polesana ha cambiato volto. Eppure a camminare lungo l'argine dove ho preso l'abitudine di voltare le spalle alla realtà quotidiana dal mattino in cui adolescente ho visto Luchino Visconti girare alcune scene del suo primo e indimenticabile film Ossessione (ambientato in parte nella vecchia trattoria che sempre rimpiango, dove trascinavo gli ospiti di riguardo, a cominciare da Eugenio Montale), torna davanti ai miei occhi l'immagine di una sera avvolta dalla paura. E nello stesso tempo alle mie orecchie il rombo dell'acqua che precipitando dall'argine spazzato via con violenza scatenata faceva sparire case, stalle, botteghe, addirittura gli alberi sui quali avevano cercato scampo gli animali.
Ero uscito di casa deambulando sul "liston" di piazza Vittorio Emanuele, con alcuni amici fra i quali spiccava il volto amabile di Nini Tonizzo, detto "EI moro belo", che cercava di placare il furore di un esteta deciso a promuovere una sorta di crociata contro la statua del sovrano amante delle donne, ché nulla al suo giudizio aveva da spartire con la "venezianità", quando siamo stati avvertiti da una macchina in transito che a Polesella la rabbia del fiume aveva costretto addirittura i vecchi a lavorare con pale e sacchi per alzare il livello della strada. Insomma uno spettacolo drammatico davvero inedito, fitto di grida, imprecazioni, richiami.

© 2003 Neri Pozza Editore


L'autore

Gian Antonio Cibotto vive a Rovigo ed è critico drammaturgo del Gazzettino. Ha pubblicato: Il principe stanco, I giorni della merla, In Paradiso con la carrozza, Razza de mona, Contropelo, San Bastiano con la viola in mano.


Di Grazia Casagrande


14 novembre 2003