SAGGISTICA

Duccio Demetrio
Autoanalisi per non pazienti
Inquietudine e scrittura di sé

"...l'ignoranza di sé, il non fare autoanalisi è una sorta di ingiuria inflitta ai propri talenti."

Siamo circondati da manuali che insegnano a conquistare la felicità, a imparare l'arte di scordare noie e fastidi quotidiani per svuotare la mente da ogni tristezza e raggiungere uno stato di grazia dal sorriso ebete? Beh, la "ricetta" esposta in questo saggio - supportata da anni di ricerche dell'autore e da numerosissime citazioni di filosofi, psicologi, psicoanalisti, letterati - è diametralmente opposta: ben venga la sana, feconda inquietudine che ci spinge a cercare un senso alla vita, a interrogarci, a riflettere, a non dimenticare. Alla quiete dell'ignoranza contrapponiamo il moto perpetuo della ragione che, autonoma, diventa autonalisi, pone al centro della propria indagine l'io e le sue esperienze per raggiungere la piena consapevolezza di sé: perché "l'ignoranza di sé, il non fare autoanalisi è una sorta di ingiuria inflitta ai propri talenti". Senza affidarci a psicoterapeuti o santoni, senza delegare ad altri una grande opportunità, intraprendiamo - invita l'autore - un percorso di autoappropriazione. Come? Annotando le nostre esperienze, le nostre sensazioni e riflessioni, attraverso un diario minimo fatto di piccole note, appunti, racconti provvisori e assolutamente privati, senza lettori e senza ambizioni. Una scrittura intima che è al tempo stesso soliloquio e dialogo, "duello" tra l'io che cerca e l'io che vuole celare, tra l'io che scrive e l'io che legge. Una scrittura per dire ciò che non si può dire, per placare l'irrequietezza. Un esempio? Immaginate un albero frondoso e fruttifero, cercate di identificare la parte più solida, di immaginare quali radici lo sostengano, quale terra lo alimenti. Rovistate tra i rami (l'intrico della vostra vita), dove l'architettura della pianta subì interventi voluti o dovuti a fortuiti incidenti, dove si divaricarono le propaggini perché fu necessario potare un ramo secco; immaginate ora i frutti ottenuti, quelli restati acerbi, quelli caduti prima del tempo, oppure abitatori imprevisti o previsti… E poi, spiccate il volo, guardate l'albero dall'alto: che impressione vi fa la vostra vita?

Autoanalisi per non pazienti. Inquietudine e scrittura di sé
XI-275 pag., Euro 13.00 - Edizioni Raffaello Cortina (Minima n.71)
ISBN 88-7078-773-7

Le prime righe

Ho sempre bisogno della drammaturgia di una cosa, per poterla
registrare e trasmettere.
PETER HANDKE

Al lettore non appaiano troppo scontate le scansioni di questo libro.
La scelta di suddividerle in una inconfondibile analogia teatrale non è omaggio di maniera agli argomenti trattati. Semmai, alle menti inquiete, che cercano un ordine temporale e tematico per narrarsi.
Ogni evento dell'esistenza, del resto, andrebbe ricostruito in base ad antefatti e prologhi. Inoltre, sollecita il monologo interiore di chi lo va vivendo, instaura dialoghi immaginari e fissa apologhi istruttivi. Così come avviene in molte storie senza una fine, anche qui — ce lo auguriamo — l'epilogo annuncerà altri inizi.
Costante perciò sarà il richiamo alla inevitabile drammaticità vissuta da chi ama esplorare la propria coscienza, con una storia da ricostruire, mettendosi in scena da solo. Vedendosi recitare quasi sempre a soggetto, in un copione che, soltanto dopo, potrà essere sfogliato.

© 2003 Edizioni Raffaello Cortina


L'autore

Duccio Demetrio, professore di Filosofia dell'educazione all'Università degli Studi di Milano Bicocca, autore di opere dedicate all'educazione degli adulti, alla pedagogia interculturale, alle teorie e alle pratiche autobiografiche nella formazione. In questa stessa collana ha pubblicato Raccontarsi e Elogio dell'immaturità. È direttore della rivista "Adultità" e fondatore, insieme a Saverio Tutino, della Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari.


Di Paola Di Giampaolo


14 novembre 2003