IL ROMANZO ITALIANO

Stefano Benni
Achille piè veloce

"Cosa succede alle persone cosiddette normali quando incontrano di colpo un matto che urla, o le investe di un delirio incomprensibile? Quando vedono qualcuno crollato a terra, o inchiodato da uno spasmo sui gradini di una chiesa? Dopo l'incontro restano immobili, con un'espressione di disagio, di paura o di stordimento. Ma il loro volto è cambiato, è come se fossero state fotografate da una luce accecante, scuotono la testa, parlano da sole, per un attimo anche la loro normalità sembra incrinata."

Nella rubrica settimanale di Giorgio de Rienzo sul Corriere della Sera intitolata La pagella è comparso a fine ottobre anche questo titolo di Benni, a cui è stato attribuito un voto piuttosto basso (4) giustificato dalla "troppa melassa" che secondo il critico letterario impregna queste pagine. Non possiamo negare che questo sia in parte vero. Non ci troviamo di fronte al Benni che tutti conosciamo e amiamo, quello ironico, graffiante, surreale che stigmatizza molti deleteri aspetti del nostro vivere sociale. Ed è forse proprio per questo che il lettore resta spiazzato e deve dribblare alcuni affondi un po' retorici che qua e là sembrano sfuggire quasi involontariamente alla penna dell'autore. Ma come non apprezzare quell'autobus su cui Ulisse sale con il suo mucchio di spaventosi "scrittodattili" sotto il braccio (sarebbero stati dattiloscritti ma lui li chiamava così perché "scrivere è ormai operazione da dinosauri") testi di altrettanti terribili scrittori ansiosi di pubblicare per la prima volta il proprio indiscusso capolavoro? Come non amare l'immagine degli autori improvvisamente materializzati in formato mignon intenti a perorare la causa della propria opera prima a uno stupefatto lettore di manoscritti? Questa è la professione di Ulisse, autore frustrato, fidanzato con Pilar un'immigrata sudamericana in attesa di permesso di soggiorno, modesto impiegato in una piccola casa editrice (la Forge) alla ricerca di un libro di vero successo ("qualcosa che nessuno legga e tutti comprino") per dare una svolta a una situazione economica stagnante. Poi arriva Achille. Si presenta con una lettera scritta al computer e la promessa di un'idea. E questo non può non catturare il nostro Ulisse. Achille è un giovane costretto su una sedia a rotelle, macrocranico idrocefalo e, per questo, deforme ("unico appiglio di normalità in quella anatomia devastata erano gli occhi piccoli e scuri, che guardavano verso l'alto, e un caschetto di capelli neri incredibilmente vezzoso e pettinato") incapace di comunicare se non attraverso la tastiera del computer. Nasce un rapporto profondo, un'amicizia che avrà risvolti drammatici ma che, incredibilmente, saprà anche farci sorridere.

Achille piè veloce di Stefano Benni
231 pag., Euro 14.50 – Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01640-0

Le prime righe

CAPITOLO UNO

Cosa succede alle persone cosidette normali quando incontrano di colpo un matto che urla o le investe di un delirio incomprensibile? Quando vedono qualcuno crollato a terra, o inchiodato da uno spasmo sui gradini di una chiesa? Dopo l'incontro restano immobili; con un'espressione di disagio, di paura o di stordimento. Ma il loro volto è cambiato, è come se fossero state fotografate da una luce accecante, scuotono la testa, parlano da sole, per un attimo anche la loro normalità sembra incrinata. Cos'hanno visto nel lampo di quella luce, quale paesaggio, quale specchio, quale verità insostenibile che dimenticheranno subito dopo, ma la cui immagine resterà per sempre, in qualche recesso buio del loro cuore, nella biblioteca in fiamme della loro vita? (Medèn)

L'uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c era.
Guardò meglio e vide che c'era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l'uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini. Poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada.

© 2003 Editore


L'autore

Stefano Benni è nato a Bologna nel 1947. Ha pubblicato: Prima o poi l'amore arriva, Terra!, Stranalandia, con disegni di Pirro Cuniberti, Comici spaventati guerrieri, Il bar sotto il mare, Baol, Ballate, La Compagna dei Celestini, L'ultima lacrima, Elianto, Bar Sport, Bar Sport Duemila, Blues in sedici, Teatro, Blues in sedici, Spiriti, Dottori Niù. Leggere, scrivere, disobbedire, Corsivi diabolici per tragedie evitabili, Saltatempo e Teatro 2.


Di Giulia Mozzato


14 novembre 2003