AUTORI E LUOGHI

Francesco Guccini
Cittanòva blues

"Quante storie nate e morte, quanti visi, quanta gente vi ha trascorso sere e mattine, quanta vi ha cantato cante di vario tipo, su un piccolo palco, le volte di pietra poggianti su un unico pilastro centrale, quanto vino i vari osti succedutisi nel tempo hanno versato, quanti dèbili o fugaci accoppiamenti hanno visto la luce e lo spegnersi."

Una lunga affabulazione che mescolando con abilità linguaggi e codici diversi, dialetto e citazioni dotte, grammelot e latino, conduce il lettore lungo vent'anni di vita dell'autore.
Sono anni cruciali e non solo per Guccini: in quel periodo l'Italia uscita da poco dalla guerra e dalla povertà dell'immediato dopoguerra si affaccia sul mondo. Scopre piano piano, anno dopo anno, il benessere (ancora a lungo lontano dalla quotidianità dei ragazzi bolognesi), la musica, la letteratura, il costume sessuale e la voglia di essere protagonisti che giungevano da lontano, da quell'America sognata che già in tante canzoni abbiamo conosciuto. Così il servizio militare può essere un'esperienza, e l'osteria o il sesso un momento di verità e di conoscenza; i pochi soldi in tasca un problema condiviso e non drammatico, tanto che ogni piccolo acquisto è una gioia collettiva. La città sorniona si offre, come una donna placida e accogliente, ad essere conquistata e posseduta da questi ragazzi alla scoperta della vita. Non c'è mai solitudine nelle loro giovinezze, e chi era "musico" poi, era ancora più inserito in un collettivo con cui condivideva sogni e speranze. La tenerezza per il "sé ragazzo", come quando si guardano vecchie cartoline o un album di fotografie, è evidente: anche la goffaggine, anche i momenti di brutalità o di volgarità fanno parte del gioco. Ma l'aria che si respira è un turbine di novità, tutt'intorno circolano idee, progetti, visioni del mondo davvero di rottura e la città emiliana diventa un allegro laboratorio, bagnato dal vino, di un mondo diverso. Se "invecchiare è perseverare ostinati nella vita, andare avanti a occhi chiusi verso non sai qual giorno, quale ultima scadenza", Guccini oggi, fedele a se stesso almeno nei principi, fatica a riconoscere quella città che lo ha accolto, lui provinciale, in un grembo caldo: "Ma ora la Vecchia Signora s'è proprio imbolsita, non è più quella che percorrevi e ripercorrevi spinto da vitalità bipenne".

Cittanòva blues di Francesco Guccini
217 pag., Euro 15.00 – Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-52249-6

Le prime righe

I
La despedida

E ancora una volta, come in un'infinita Rail Road Stéscion, si cambia, ma non
per Carpi-Suzara Mantova, non solo appartamento o quartiere, non quadrante o sestiere, non da via Pistolazzi a via Fracazzo da Velletri, non da qui a lì. Cambi tutto. Todo. Definitivamente. Cambi cità. Es la Despedida.
E cambiar cità non è pane da tutti i giorni, non è come camicia che distrattamente bucci via nella mucchia della biancheria sporca per indossare lii e trine più lindi, o paio di fanghe che tu te le levi e altre ne indossi e manco forse te ne ricordi, di quelle annose, dapprima riposte in ascoso anfratto poi dimenticate, sparite, scomparse per sempre. Che magari un giorno te le ritrovi muffite fra i piedi (metaforicamente, s'intenda!) e ti dici: "Affé mia! Che io indossava quella roba lì!" e nonscialante le getti nel rusco. Addio, congedo.
Tu nemmanco sei Rampollo di Maresciallo dei Reali Carabinieri, o Discendente di Funzionario Prefettizio, o Progenie di Pallonatore, gente da sempre adusa a cambiamenti e slittamenti su meridiani e paralleli del reticolo geografico tutto, un giorno nell'esotica Timbuctù la fascinosa e l'altro a Smirne la possente; tu avresti il sacrosanto diritto di nascer lì, viver lì ed anco (il più tardi possibile, ma da Franceschelli) morirci.
E invece, botta di pacca che a pensarci bene quasi t'amazza, cambi, cambi sì, come se tu una bella mattina metti ti alzi e il panorama fuori è mutato, vram, un fùlmin, e tutto è sottosopra e il nord non è più lì indicato da vigile Strella Polare, e i sodali più non sono quelli, e nel cielo di giorno risplendono tre soli e al loro occaso vedi sorgere tre lune e un buridone così, e va' là che vai a la grande.

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autore

Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore "mito" di più d'una generazione, anche la sua attività di scrittore si sta configurando come una delle esperienze più originali e suggestive della scena letteraria italiana dell'ultimo decennio. Esordisce nel 1989 con Cròniche Epafaniche, per pubblicare poi: Vacca d'un cane, Racconti d'inverno (con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi) e La legge del bar e altre comiche. Insieme a Loriano Macchiavelli ha scritto i romanzi gialli: Macaronì, Un disco dei Pla tters, Questo sangue che impasta la terra e la raccolta di racconti Lo Spirito e altri briganti. Del suo talento di lessicografo è prova il Vocabolario del dialetto pavanese. Nel Café letterario di libriAlice.it è leggibile l'intervista al cantautore


Di Grazia Casagrande


14 novembre 2003