La biografia


Olaf Olafsson
Una passeggiata nella notte

"Tutto era perfetto. La vita era colma di attenzioni, gentile, i giorni pieni di attività, le notti quiete spese nel sonno profondo. Ero tranquillo pensando a queste cose e ai bambini che vedevo oltre la finestra, e ti sorridevo, pensavo al caldo del soggiorno e al buon profumo della casa, pensavo a te.
Eppure...la mia anima soffriva di inquietudine; qualcosa mi richiamava altrove."

Christian, l'ineccepibile maggiordomo del magnate dell'editoria americana William Randolph Hearst, nasconde un pesante segreto: è fuggito dalla sua patria, l'Islanda, lasciando la moglie, tre figli e un'avviata carriera imprenditoriale, inseguendo un sogno d'amore e di libertà che si è rivelato illusorio e foriero di inconsolabile rimpianto. In questo suo secondo romanzo, Una passeggiata nella notte, Olaf Olafsson, islandese ma trapiantato a New York, manager di successo ormai conquistato alla letteratura, conferma l'abilità di intreccio e di atmosfera che aveva portato al successo il suo romanzo d'esordio, Il viaggio di ritorno, alternando diversi piani narrativi spazio-temporali, ora in prima persona ora in terza, ora rievocando i ruggenti anni '20 e '30 nella villa californiana di Hearst, frequentata dal bel mondo hollywoodiano, ora descrivendo la quiete dei paesaggi islandesi. Attorno alla figura di Christian si concentrano i temi cari alla narrativa di Olafsson: il peso delle colpe passate, la difficoltà di affrontare le conseguenze dei propri errori. Ma la maggiore intensità di emozioni scaturisce dal rapporto tra i due uomini, Hearst e il suo maggiordomo: in un gioco di rispecchiamenti, al di là del divario sociale che li separa sentono di essere accomunati da una ricerca di ordine esteriore che maschera l'incapacità di controllare le impennate dei sentimenti.

Una passeggiata nella notte di Olaf Olafsson
Titolo originale: Walking into the Night
Traduzione di Marta Morazzoni
246 pag., Euro 16.00 – Edizioni Corbaccio (Narratori Corbaccio)
ISBN 88-7972-600-5

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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L'incipit

Il cipresso riposava alla sua stessa ombra.
Incespicò salendo verso la casa padronale, ma riuscì a non cadere.
Si raddrizzò, trovandosi vis-à-vis con i fiori delle fucsie; più in là le azalee. Arrivò fino al cipresso e ci si appoggiò contro, il tempo di prendere fiato. Nel sole del pomeriggio il vestito nero gli metteva caldo. Cercò in tasca un fazzoletto bianco con cui asciugare il sudore della fronte e delle guance. All'orizzonte fluttuavano nuvole di bel tempo, mentre vicino alla spiaggia danzavano scintillanti increspature. Avverti l'alzarsi della brezza e di colpo un suono tagliente, un sibilo attraversò gli alberi insieme allo scampanellare da una delle torri. Una volta, poi silenzio. Sentì profumo di lavanda mentre riponeva il fazzoletto in tasca e riprendeva a camminare.
Il Capo aveva perso la lente d'ingrandimento. Kristjan Benediktsson - o meglio, Christian Benediktsson come si faceva chiamare da quando, circa vent'anni prima, era arrivato in questo Paese durante la Grande Guerra - aveva passato la mattina a cercarla nella stanza del vecchio e sul balcone, nella libreria gotica vicino all'ingresso e giù nella sala da ricevimento, prima accanto alla telescrivente, poi al puzzle e alla scacchiera, ma senza successo. Aveva sospeso un attimo la ricerca quando la telescrivente si era messa all'improvviso a ronzare, allora si era fermato in attesa del messaggio che il Capo stava aspettando.
" Cosa diavolo può esserne stato di quella lente, Christian? " chiese il vecchio al maggiordomo che gli porgeva il telegramma e gli annunciava di non averla trovata. Il Capo diede un'occhiata al messaggio, andò alla finestra e disse: " A meno che non l'abbia lasciata fuori ieri".
Kristjan si ricordò di aver visto il suo padrone passeggiare, il pomeriggio prima, con un libro in mano, Dickens gli sembrava, perché aveva la stessa rilegatura in pelle dell'edizione completa delle opere. Oliver Twist stava sul comodino del Capo la mattina precedente e ora non c'era più, sicché poteva essere verosimilmente quello. Aveva cercato nelle dépendance degli ospiti, vicino alla piscina di Nettuno, nella sala da biliardo dove ricordava di aver visto il Capo seduto per qualche tempo prima del tramonto il giorno prima, vicino alla fontana con la statua del David e nella stanza della signorina Davies, sebbene lei non fosse li da più di una settimana e non sarebbe tornata fino al successivo weekend, per il ballo in costume organizzato dal Capo. Aveva guardato davvero bene in piscina? Si fermò, sforzandosi di ricordare se avesse cercato sotto il tavolo dalla parte in cui il vecchio di solito sedeva. Non si mosse finché non fu del tutto convinto di non aver trascurato nulla.
La lente d'ingrandimento era di media grandezza, in rilievo sul manico aveva il monogramma dorato del Capo: WRH. Lui l'aveva in antipatia da quando, l'anno prima, il Capo si era addormentato sulla sdraio vicino alla piscina con un libro in grembo, la lente nella mano destra su una pagina aperta. Kristjan era in casa e stava portando un drink alla signorina Davies, quando sentì un urlo.

© 2003 Corbaccio Edizioni

biografia dell'autore
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Olaf Olafsson è nato nel 1962 a Reykjavik in Islanda. È stato dirigente di alto livello in diverse aziende tra cui la Sony Interactive Entertainment e Sony Corporation of America. Di recente è stato nominato vice amministratore delegato della Warner Digital Media. Ha scritto il romanzo Absolution, pubblicato in Islanda, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Norvegia e Danimarca e Il viaggio di ritorno.


7 novembre 2003