LE DONNE DELL'ARTE

Marina Giordano
Sonia Delaunay
La danza del colore

"Non so definire la mia pittura. Ciò non è un male, perché diffido delle classificazioni e dei sistemi. Come e perché definire ciò che è uscito dalle proprie viscere? [...] Inciampo ancora in punti oscuri. [...] Ma sono sicura che c'è, dietro, qualcosa di fondamentale che sarà alla base della pittura del futuro. Il sole sorge a mezzanotte."

Una straordinaria attenzione al colore, la forza decisa del tratto, l'originalità del disegno e della forma che ha potuto esprimersi nelle diverse strade artistiche intraprese. Ecco Sonia Delaunay, una grande protagonista dell'arte del Novecento, raccontata in questo libro da Marina Giordano prima come bambina in uno stedtl ucraino (con il suo vecchio nome Sarah Stern) di cui conserverà "ricordi di colori gai che riemergeranno nella sua pittura, immagini di pomodori rossi attorno alle fattorie e di grandi girasoli gialli dal cuore nero che brillano nel cielo blu, leggeri, alti"; e poi ragazza in un rinomato liceo di San Pietroburgo, dopo essere stata affidata agli zii e "proiettata in un mondo totalmente diverso, in mezzo a quella borghesia cittadina illuminata che scandisce la propria vita tra ricevimenti, balli in maschera, fastosi pranzi, viaggi all'estero, conversazioni colte"; poi ancora giovane donna in Germania all'Accademia di Belle Arti di Karlsruhe, e infine (è il 1905) a Parigi per iniziare quella vita artistica ricca di incontri importanti e straordinari, primo fra tutti quello con Robert Delaunay che sarà suo compagno d'arte e di vita. "Io e Robert ci siamo amati nell'arte, come altre coppie si sono unite nella fede, nel crimine, dell'alcool, nell'ambizione politica. La passione per la pittura è stato il nostro principale legame. Quella si confondeva con l'amore per la vita". Con questa frase di Sonia Marina Giordano inizia l'importante capitolo che racconta gli "anni orfici" della coppia che vanno dal 1911 al 1914, in cui la loro casa "diviene uno dei poli d'attrazione della Parigi del tempo con artisti e intellettuali che andavano formando la "banda Delaunay": Chagall, La Fresnaye, Léger, Amadeu de Souza-Cardoso, Elisabeth Epstein, Smirnov e Tchouiko, Apollinaire, Cendras, Salmon, Crevel e molti altri. Inizia in questo periodo la sua sperimentazione sull'arte applicata, con una coperta per la culla del figlio composta da un collage geometrico di ritagli di stoffa. I giochi cromatici sono per lei fondamentali e la sua ricerca estetica si discosta, a differenza di quella del marito, dalle teorie per riversarsi molto su una "vita d'arte". Accanto e parallelamente ai lavori pittorici inizia così una serie di produzioni, dai collages alle rilegature, dai cuscini ai gilets e agli oggetti d'arredamento, che trasferiscono l'astrazione in ambiti ancora non percorsi. "La pittura si fa corpo, negli originalissimi abiti simultanei che l'artista confeziona per indossarli nei giovedì sera danzanti del Bal Bullier". Seguono anni di guerra in cui i Delaunay si rifugiano in Spagna e Sonia ha l'occasione di arricchire le tematiche con una ventata nuova e in particolare con la collaborazione con Sergej Diaghilev, l'artefice dei Balletti Russi. Il periodo che va dal 1922 al 1930 viene definito da Marina Giordano "gli anni folli a Parigi", in cui "il colore assume vita e significato propri": costumi teatrali, vestiti, tessuti per l'abbigliamento e l'arredamento e cuscini continuano a essere al centro della sua produzione artistica, ormai universalmente conosciuta. Nel 1927 Sonia tiene una conferenza alla Sorbona sul tema "L'influenza della Pittura sull'arte dell'abbigliamento" che riassume le sue sperimentazioni, alla base di molte delle moderne ideazioni sartoriali. Gli ultimi due capitoli descrivono i decenni dal 1930 al 1979, anno della sua morte, un periodo più infelice, segnato dalla scomparsa di Robert e dalla solitudine; anni in cui la sua arte si sedimenta diventando "scuola".

Sonia Delaunay. La danza del colore di Marina Giordano
180 pag., ill., Euro 13.00 - Edizioni Selene (L'altra metà dell'arte)
ISBN 88-86267-73-8

Le prime righe

Sonia Delaunay.
Storia d'artista, storia di donna.

Nel mondo pittorico di Sonia Terk Delaunay la modernità si annuncia a passo di danza, batte il tempo del jazz o del blues, si esibisce nelle geometrie del tango o nella circolarità del flamenco, è il turbinio dei corpi che volteggiano, il calore dei respiri che si sommano, il sensuale svolgersi di passi, pause, curve, ritmi.
La sua pittura s'ispira al movimento del corpo che danzando si fa cerchio, quadrato, rettangolo; lo trasfigura nella luce e nel colore; ne trascrive la dinamica coreografia. È il segreto, come rivelerà lei stessa, del suo rutilante repertorio di forme e cromie: "Ho studiato l'espressione della danza attraverso i contrasti e i movimenti dei colori, tramite la loro interazione. Imprimere quanto più moto ai colori mediante la loro azione reciproca. Penso che la sonorità e il movimento visivo dei colori siano un dominio vergine dal punto di vista plastico".
L'originalità e la varietà delle sue creazioni affondano le radici in quel crogiolo di luoghi, culture e personaggi che segnano le varie tappe della sua esistenza.
Giovane ebrea russa giunta in Francia a vent'anni, porta con sé i colori e gli spazi sterminati della sua terra, l'Ucraina, e li fonde con le dirompenti novità della pittura francese d'avanguardia, con gli scintillii di modernità che pervadono strade e cuori di una Parigi in cui risuonano gli ultimi echi della Belle Époque.

© Marina Giordano
© L&M Services B.V.
© 2003 Yoni srl Edizioni


L'autrice

Marina Giordano, collabora con la cattedra di Storia dell'Arte Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, dove sta svolgendo un Dottorato di Ricerca in Storia dell'Arte Medioevale, Moderna e Contemporanea in Sicilia. Collabora come critico d'arte a giornali, portali e riviste specializzate, è curatrice di mostre e catalogazioni e lavora a progetti di ricerca inerenti alle artiste donne del Novecento.


Di Giulia Mozzato


7 novembre 2003