CALENDARIO E WEEK END

Witold Rybczynski
Aspettando il weekend
Cinquemila anni di sabati e domeniche

"In inglese, la parola weekend, che secondo la corretta grammatica si dovrebbe scrivere week-end, ha perso il trattino per strada, cessando di rappresentare semplicemente la fine della settimana e acquisendo, invece, una sua autonomia e sovranità. Ci si augura ‘buon finesettimana', mai ‘buona settimana'."

La nostra storia è scandita da tempi e ritmi, che nei secoli si sono trasformati in modo notevole. Quando è nata la consapevolezza della necessità del riposo, all'interno di questi ritmi? Quando la settimana si è divisa in giorni festivi e feriali e la domenica ha assunto un ruolo così definito? E quando, ancora, è nato quello che oggi tutti conosciamo come weekend, due giorni di tempo da dedicare alla famiglia, agli hobby, a un altro lavoro, a viaggi... a quello che vogliamo (e al riposo mai?), ma comunque liberi da impegni lavorativi ufficiali?
Witold Rybczynski, un figura eclettica di studioso (architetto, urbanista e critico d'arte) risponde a questi interrogativi e traccia una storia sociale dettagliata ed estremamente interessante, ricca di curiosità anche divertenti. Partendo dalle radici astronomiche, religiose e forse persino biologiche dello schema settenario, presente sin dall'antichità ad esempio nel calendario utilizzato in Mesopotamia da sumeri, assiri e babilonesi, che attribuivano anche un'importanza particolare al settimo, ventunesimo e ventottesimo giorno del mese, vietando in questi momenti lo svolgimento di molte attività comuni ricreative, l'autore prosegue il suo racconto attraverso il Libro dell'Esodo, nel quale il quarto comandamento intimava agli ebrei: "Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro, ma il settimo giorno è sabato in onore del Signore, tuo Dio. Non fari alcun lavoro, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo servo e la tua serva, il tuo bestiame, il forestiero che sta dentro alle tue porte". La prima legge domenicale ha una data ben precisa: il 321 d.C. in cui l'imperatore Costantino decretò che in tutto l'impero magistrati, cittadini e artigiani dovessero astenersi dal lavoro "nel venerabile giorno del Sole". Nel medioevo la domeniche erano momento di festa sia religiosa sia civile e così rimase per secoli. Ma è in epoca successiva che il sabato e la domenica si uniscono per creare il nostro attuale weekend. L'Oxford English Dictionary fa risalire la prima testimonianza scritta in lingua inglese della parola "weekend" a un numero del 1879 della rivista Notes and queries. Il momento finale della settimana lavorativa corrisponde in quest'epoca al sabato pomeriggio: "è stata infatti proprio questa conclusione anticipata della settimana a dare origine a un periodo di vacanza di un giorno e mezzo novità, per altro esclusivamente inglese, che fece la sua comparsa nella seconda metà dell'Ottocento".
La parte finale del saggio riguarda una realtà che tutti conosciamo: "il problema del tempo libero", diventato una nuova schiavitù, fonte di stress. Il primo a parlare di "nevrosi della domenica" fu lo psichiatra ungherese Sándor Ferenczi in un articolo del 1919. Da allora il tema è stato affrontato infinite volte. E anche se sappiamo che quasi sempre sarà una delusione o un momento di noia o di ulteriore lavoro (basti pensare alle donne che lavorano...) "restiamo tutti ad aspettare il weekend", come conclude Rybczynski: il nostro ennesimo sabato del villaggio.

Aspettando il weekend. Cinquemila anni di sabati e domeniche di Witold Rybczynski
Titolo originale: Waiting for the Weekend
Traduzione di Nicoletta Colombi
194-XXV pag., Euro 14.90 – Edizioni Instar Libri (Le Antenne n.3)
ISBN 88-461-0051-4

Le prime righe

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TEMPO LIBERO

Questa mattina presto, prima di sedermi alla scrivania, ho ascoltato per l'ennesima volta Le quattro stagioni di Vivaldi. Ormai conosco a memoria la progressione ordinata delle note, eppure il canto melodioso e alternato dei violini continua a commuovermi profondamente. È il mistero della musica: contro ogni aspettativa, più l'ascolti e più ti piace.
Sono sicuro che apprezzerei i quattro concerti anche se si intitolassero semplicemente Opera 8 (di cui, per altro, costituiscono la prima sezione), ma come la maggior parte dei loro estimatori sono affascinato dalle immagini che la liricità di quel titolo evoca. Mio padre, da buon musicista, disapprova la mia ammirazione per una melodia così popolare - credo la giudichi troppo sdolcinata - io, invece, trovo seducente proprio il carattere descrittivo dei brani. Del resto, Vivaldi è stato esplicito sul tema che intendeva trattare: nel 1725, al momento della pubblicazione, incluse nello spartito originale quattro sonetti illustrativi, forse scritti di suo pugno, corredandoli di altrettanti commenti. I versi descrivono il clima mutevole delle stagioni e ritraggono la Natura come un arazzo che raffigura varie scene rurali: un gregge di capre scortato dal cane pastore, contadini che celebrano il raccolto, un cacciatore che parte alle prime luci dell'alba, il calore del focolare in una giornata invernale.

© 2003 Instar Libri Edizioni


L'autore

Witold Rybczynski è nato nel 943 a Edimburgo da una famiglia di origine polacca, è cresciuto nel Surrey è ha studiato da i gesuiti in Inghilterra e in Canada. I suoi articoli sono apparsi sui più importanti quotidiani e sulle più prestigiose riviste statunitensi (The New York Times, The New Yorker, The New York Review of Books, Time); suoi libri fra cui La casa: intimità, stile, benessere, City Lire e The Most Beautiful House in the World - sono stati tradotti in otto lingue. Attualmente insegna urbanistica all'Università della Pennsylvania.


Di Giulia Mozzato


7 novembre 2003