ALTRI MONDI DA SCOPRIRE

Tzvetan Todorov
Il nuovo disordine mondiale
Le riflessioni di un cittadino europeo

"Perché bisogna rinunciare a imporre il Bene con la forza? Perché troppo grande è il rischio che ne derivino più sofferenze che gioie: il fine nobile non giustifica i mezzi ignobili. Le vittime della tentazione del bene sono infinitamente più numerose di quelle della tentazione del male."

Ogni nuovo saggio di Todorov ha la capacità di dire con chiarezza di sintesi e profondità epidittica quello che molti intuiscono senza però possedere adeguati strumenti linguistici o culturali per verbalizzare o argomentare il proprio pensiero. In un momento in cui l'Europa sta passando in modo sempre più reale e accelerato da costruzione astratta e puramente politico-economica a realtà culturale e sociale, questa riflessione "di un cittadino europeo" che si sente tale (come sempre più capita anche ai comuni viaggiatori che si trovino per caso fuori dall'Unione) è l'esempio di quel nuovo linguaggio e di quella elaborazione intellettuale che forse solo dal più antico continente può emergere. Avere alle spalle tanti secoli di storia, tanta cultura, tanta arte, tanta filosofia non è cosa da poco: l'Europa non è "vecchia", è antica, ha attraversato regimi che si sono assunti (spesso con tragici esiti) il ruolo etico di chi vuole ridurre al proprio pensiero unico tutto il mondo, ed è stata nello stesso tempo matrice del pensiero democratico e liberale.
Pertanto le ragioni della guerra accampate negli ultimi anni o terribili neologismi quali "guerra umanitaria", "guerra preventiva" o "effetti collaterali" vengono smontati e ricollocati nel corretto e sinistro significato che hanno le parole "guerra" e "vittime". Così Todorov dimostra come il termine "neoconservatori" attribuito all'attuale amministrazione statunitense sia scorretto, meglio chiamarli "neofondamentalisti" perché la politica aggressiva adottata, la forte impronta "moralizzatrice" prescindono dai canoni della democrazia. "La vera domanda che deve porsi il governo americano è: la ricerca dell'egemonia mondiale con l'aiuto di guerre preventive è il mezzo migliore per garantire la nostra sicurezza e difendere il nostro interesse? La pace mediante l'impero crea l'ordine mondiale più stabile possibile, e il più favorevole agli Stati Uniti?" è nella risposta a questi quesiti, data senza alcuna forma di moralismo ("la politica non si confonde con la morale") che si racchiude il nucleo portante del saggio di Todorov e il suo motivo di interesse primario.
La seconda parte del volume è di tipo propositivo. Con l'elogio del pluralismo, del diritto contro la forza, con l'esigenza di un nuovo ruolo dell'Onu, di una giustizia che non sia selettiva, si ha l'affermazione della necessità di una "potenza tranquilla" come potrà essere l'Unione Europea, che dovrà avere un esercito che non sia aggressivo, ma sappia "difendere il territorio europeo contro ogni aggressione", "impedire qualunque scontro armato all'interno del territorio europeo", "contenere con la minaccia di ritorsione ogni attacco proveniente da un'altra potenza","intervenire nel resto del mondo... su richiesta di governi amici o per impedire un genocidio in corso", infine "se un partner privilegiato... viene attaccato, andare in suo soccorso".
Forse più utopica questa ultima parte sa però dare spazio alla speranza, sentimento che non è tra i più praticati e praticabili in questo momento della storia mondiale.

Il nuovo disordine mondiale. Le riflessioni di un cittadino europeo di Tzvetan Todorov
Prefazione di Stanley Hoffmann
Titolo originale: Le Nouveau désordre mondial
Traduzione di Roberto Rossi
83 pag., Euro 10.00 - Edizioni Garzanti Libri (Saggi)
ISBN 88-11-600-35-9

Le prime righe

PREFAZIONE

Pochi testi dedicati agli avvenimenti internazionali recenti, alla guerra contro l’Iraq e alle sue implicazioni, agli imperativi europei di fronte al neo-imperialismo americano, mi sono sembrati così profondi, così persuasivi come questo excursus di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo nel campo delle relazioni internazionali. Tzvetan Todorov, quest’uomo del Rinascimento (o dei Lumi) che ha chiarito tanti temi —dalla linguistica al totalitarismo, dalla storia intellettuale alla filosofia e all’antropologia — con una forza di penetrazione e di concentrazione eccezionali, ci offre qui una lezione esemplare. Egli ci spiega ciò che dovrebbe essere la politica estera di una democrazia liberale nel mondo attuale; ci mette in guardia contro le tentazioni dell’onnipotenza e del ricorso privilegiato della forza; difende il pluralismo contro il messianismo — contro le menzogne dell’esportazione della democrazia. Lo fa con un linguaggio degno di Montesquieu e di Tocqueville, in una linea di pensiero che si collega all’idea di Camus, per il quale i mezzi adottati sono importanti quanto gli scopi prefissati. Ci mette in guardia contro il pericolo di una potenza non controllata all’interno e non contenuta all’esterno, e a partire da qui si dedica a una critica della nuova strategia mondiale degli Stati Uniti più convincente delle invettive e dei pregiudizi correnti.

Per giunta, ci offre un metodo per limitare, o addolcire, l’inevitabile primato della «superpotenza»: un’Europa che non sia soltanto un esempio di riconciliazione tra nazioni da così tanto tempo in conflitto in un continente lacerato e un modello di unificazione pacifica e prospera, ma che possa anche diventare ciò che egli chiama una «potenza tranquilla».

© 2003 Garzanti Libri Edizioni


L'autore

Tzvetan Todorov, nato a Sofia, in Bulgaria, nel 1939, vive in Francia dall’inizio degli anni Sessanta. È attualmente uno dei più autorevoli e seguiti intellettuali europei. Nel 2002 ha vinto il «Premio Nonino. A un Maestro del nostro tempo». Tra le sue opere pubblicate in Italia, La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, La conquista dell’America: il problema dell’altro, Una fragile felicità: saggio su Rousseau, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta e Memoria del male, tentazione del bene.
Tratta dalle interviste del Café Letterario di libriAlice.it, proponiamo l’intervista allo scrittore


Di Grazia Casagrande


7 novembre 2003