La biografia


Uzma Aslam Khan
Trasgressione

"Avvertiva ogni cosa con tale intensità che era come se il cielo molle le si fosse insinuato nelle ossa, insegnandole a vedere la vita da vicino, da più vicino di chiunque altro. Quando il sole tramontava e l'aria si faceva violacea, i bulbul emettevano un canto ancor più vibrante, come se la pioggia avesse purificato le loro corde vocali. Al cader della notte, scivolava sotto le lenzuola deliziosamente fresche e umide, odorose di pioggia, e pensava: Dio è qui. Dio è nei dettagli."

Un amore impossibile diventa metafora dell'incompatibilità tra modernità e tradizione, tra l'orgoglio delle proprie radici e la sudditanza culturale esterofila che in Pakistan caratterizza la classe media. Trasgressione, secondo romanzo di Uzma Aslam Khan, è stato pubblicato in contemporanea quasi in tutta Europa, ma è bloccato in Pakistan, forse perché mostra un quadro molto pessimista della situazione politica, destabilizzata dalla corruzione, dal terrorismo e dalla malavita organizzata. In realtà la vicenda del libro si svolge negli anni '80, quando erano deflagrati con virulenza i conflitti fra le diverse etnie, consegnando al caos, tra sequestri, rapine e omicidi, la vita quotidiana nelle grandi città, soprattutto a Karachi. Romanzo corale, che segue diversi personaggi percorrendo a ritroso le loro storie, rivelando a poco a poco i legami che li uniscono, Trasgressione è incentrato soprattutto sull'amore tra due giovani: Dia, il cui padre è stato trucidato e la madre, volitiva e spregiudicata, ha assunto la gestione dell'impresa di famiglia, educando la figlia a ribellarsi alle tradizioni, e Daanish, mandato a studiare in America e tornato a Karachi per il funerale di suo padre, che viene sollecitato dalla madre a rientrare in seno alla famiglia e agli usi locali, come quello di sposare la donna scelta per lui. L'autrice ha riversato la propria esperienza soprattutto nel protagonista maschile: come Daanish infatti ha studiato negli Stati Uniti, facendo umili lavori per mantenersi all'università, e provando quindi l'umiliazione di chi in patria appartiene a un ceto privilegiato mentre all'estero è considerato una nullità. Molto efficace il contrasto, nel libro, tra la violenza della società e lo splendore dell'ambiente, con paesaggi incantevoli e scene di vita animale che sembrano suggerire una via di fuga dalle tragedie umane, attraverso la semplicità e la bellezza dei cicli naturali.

Trasgressione di Uzma Aslam Khan
Titolo originale: Trespassing
Traduzione di Francesca Diano
475 pag., Euro 18.00 – Edizioni Neri Pozza (Le tavole d'oro)
ISBN 88-7305-914-7

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Prologo
Morte

I pescherecci attraccano prima dell'alba, mentre la tartaruga scava il suo nido. Con un occhio guarda verso il mare, con l'altro verso le numerose capanne sparse lungo la riva. La più vicina dista meno di cento metri. Prepara la tana con foga, sollevando una pioggia di sabbia rivelatrice, e ripensa a quanto si stesse più al sicuro, quando la costa apparteneva ai pescatori. Ora le imbarcazioni si affollano come gigantesche falene, e anche se è curiosa di conoscerne il bottino, è a causa dei visitatori venuti dalla città, nascosti nelle loro capanne, che la fronte le si è raggrinzita precocemente.
È pronta. Il primo uovo scivola mollemente nel buco che ha sotto il ventre, seguito dagli altri, in una sequenza inarrestabile. Le reti da pesca, punteggiate di minuscoli pesciolini, scintillano nella luce lunare. Quanto ci vorrà prima che la tartaruga s'immerga di nuovo nell'acqua?
Un ragazzo di nemmeno quindici anni si accende una K2 e si appoggia con la schiena alla rientranza di una duna. Lunghi riccioli gli scivolano sulle spalle e ondeggiano al vento. Tra un tiro e l'altro bacia l'estremità della sigaretta, tanto è contento. La tartaruga lo osserva guardarla proprio nel momento in cui è più indifesa. Ma lo conosce; tutte le tartarughe lo conoscono.
Le sue uova sono lisce e ovali, come le spalle nude di una donna. Il ragazzo si accarezza la guancia, ma in realtà vorrebbe accarezzare le uova, vorrebbe accarezzare le spalle.
I suoi riccioli fluttuano e l'umore si rabbuia all'improvviso, al pensiero del padre e degli zii, che stasera non sono usciti in mare. Dicono che i pescatori a strascico venuti da fuori gliel'hanno rubato, il mare. Che compiono ogni sorta di scorrettezze. Il pesce, un tempo abbondante vicino alla costa, adesso sta scomparendo persino in alto mare. E le barche dei pescatori non possono spingersi tanto al largo, nemmeno per catturare il pesce che è rimasto. Ci ha provato uno zio. Ma è stato lui, a essere mangiato. La sua famiglia piange la morte per annegamento di quell'uomo coraggioso, e la decisione di suo padre di rompere con la tradizione. Si trasferiranno in città. Il primo ad andare sarà il ragazzo. Ma lui ha paura, la stessa paura che prova la tartaruga verso gli uomini nelle capanne.
Aspira la sigaretta e osserva curioso la tartaruga. Lei ricambia il suo sguardo con la stessa saggezza consolante e segnata di rughe di sua nonna. Il ragazzo chiude gli occhi e scivola in un sonno lieve.
Poi si sveglia di soprassalto: delle voci. Getta un rapido sguardo al rettile e vede che sta ancora deponendo le uova. Ma l'alba reca con sé un presagio. Sulla duna accanto a lui l'ombra di un uomo si allunga e si avvicina lentamente. Il ragazzo s'acquatta. Getta un'occhiata furtiva verso le capanne e vede una donna con le gambe nude, che attende. L'intruso si avvicina, inciampa e scorreggia. Di certo non sarà troppo delicato nemmeno nel derubare la tartaruga. Il ragazzo fuma di rabbia, incerto sul da farsi. Poi si decide. Se l'uomo si azzarderà a prendere anche solo un uovo, lui prenderà la donna.
Un braccio peloso si piega verso il nido e aspetta, mentre grosse dita sembrano quasi grattare l'orifizio del rettile in attesa del dono. Il ragazzo scatta. La donna urla. Qualcuno emerge dalle capanne. L'intruso retrocede. L'uovo cade al sicuro sulla sabbia, una frazione di secondo dopo che lui se n'è andato.
Col primo calcio gli slogano un ginocchio. I capelli lunghi sono una trappola, pensa il ragazzo, mentre li usano per trascinarlo oltre la fila di pietre che circonda il portico della capanna. Se sopravvivo non li farò mai più crescere oltre il mento. In bocca sente del sale. Sale e ghiaia. Sangue e denti. Sviene. Ma anziché i loro colpi sente il rumore dei gusci che si spaccano. Pum! Crac! Gli uomini lo colpiscono con le uova. Un gemito emerge dai lombi per risalire fino a una cavità vuota sorto il petto e su, con uno spasimo, fino a uscire dal naso, dalle orecchie, dalla bocca. Vomita albume bianco, tuono coagulato, placenta sanguinolenta e qualcosa di verdastro. Fegato?
Pur accecato dal dolore, è il solo a vedere il guscio rotondo della madre che, barcollando, se ne torna silenziosamente a casa.

© 2003 Neri Pozza Edizioni

biografia dell'autrice
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Uzma Aslam Khan è cresciuta a Karachi, in Pakistan e ha insegnato letteratura inglese negli stati Uniti, in Marocco e in Pakistan. Oggi vive a Lahore, dove lavora in una organizzazione non governativa. Trasgressione è il suo secondo romanzo, pubblicato quasi contemporaneamente nei maggiori paesi occidentali.


31 ottobre 2003