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Maurizio Micheli

Reduce dai successi milanesi di uno spettacolo "storico" come Mi voleva Strehler, scritto a quattro mani con Umberto Simonetta nel 1978, Maurizio Micheli, attore, comico, ottimo lettore ci racconta alcune delle sue passioni letterarie e...

Si considera un buon lettore?

Abbastanza: leggo quando posso.

Quali sono i generi letterari che predilige?

Leggo al di là del genere, amo i romanzi originali, moderni, che trasmettano idee nuove.

Che cosa ha letto ultimamente?

Cerimonie di Michele Serra e Poeta al comando di Barbera su D'Annunzio. Poi, un libro molto bello che è arrivato quarto al Premio Campiello Di questa vita menzognera di Giuseppe Montesano e infine il super vincitore dell'edizione 2003 Il maestro dei santi pallidi di Marco Santagata.

E ora cosa sta leggendo?

Un libro che mi piace molto, Nonostante Clizia, di Andrea G. Pinketts. Penso che sia un grande scrittore.

Quali caratteristiche deve avere un buon libro per lei?

Deve "prendermi" dopo cinque, dieci pagine. Se la storia non mi coinvolge al massimo dopo le prime dieci pagine la abbandono. E poi un romanzo non deve essere... troppo lungo.

Quali autori classici consiglierebbe?

Adoro Balzac e Maupassant, e in generale tutti i romanzieri francesi dell'Ottocento. Amo i grandi narratori, che raccontano una storia di ampio respiro, anche le saghe familiari mi piacciono molto. E poi i russi Tolstoj e Dostoevskij

Dedica momenti particolari della giornata alla lettura?

Leggo due ore al giorno: per un'ora, prima di dormire, romanzi (così mi addormento), e la mattina dedico sempre tre quarti d'ora alla lettura del giornale.

Leggendo un libro, le è capitato di ridere?

Sì con i libri di Woody Allen e in particolare con Citarsi addosso

Lei ha anche scritto due libri...

Uno era una raccolta di monologhi, storie brevi cabarettistiche e non. Il termine "cabarettistico" è oggi usato in modo negativo perché quello che era cabaret si è trasformato in avanspettacolo in televisione. Il testo, intitolato Sciambagne! va considerato invece cabarettistico nel senso migliore del termine. L'altro è Garibaldi amore mio, un breve romanzo in prima persona. Da questo testo trarrò uno spettacolo teatrale e poi spero un film, ma è una cosa non facile.

Si sente a suo agio nel ruolo di scrittore?

Io ho sempre scritto per il teatro. Mi divertiva inventare situazioni teatrali anche piccole, brevi commedie, atti unici e lo faccio ormai da più di trent'anni perché mi piace inventare delle cose. Ho scritto anche il testo di Mi voleva Strehler insieme a Umberto Simonetta.

Dopo così tante repliche riesce ancora a divertirsi quando lo recita?

Sì, mi diverto perché vedo il pubblico a sua volta divertirsi e reagire molto bene, esattamente come venticinque anni fa.

C'è qualche personaggio di un romanzo che le piacerebbe impersonare?

Da anni ho sognato di mettere in scena La coscienza di Zeno, che è uno dei libri più belli che io abbia mai letto. L'ho pensato mille volte poi l'hanno fatto altri e ho rinunciato. È un libro bellissimo, uno dei primi testi psicoanalitici del nostro tempo e il protagonista è modernissimo.
Ma mi attira anche il protagonista di Poeta al comando di Alessandro Barbero. Il libro è raccontato attraverso la voce e il ricordo del segretario di D'Annunzio Tom Antongini, e mi piacerebbe fare quel ruolo, il ruolo di chi assiste alle follie di quel discutibile ma indubbiamente grande personaggio che fu Gabriele D'Annunzio.

Lei oltre ad essere un buon lettore è anche un attore e uno scrittore. Con che ottica legge i testi?

Sempre con l'ottica di una eventuale rappresentazione. Oggi anche chi scrive libri lo fa sempre con un occhio rivolto al cinema. Il mio giudizio è spesso viziato dal fatto che quando leggo continuo a pensare se la storia può diventare un film o una commedia.

Come sceglie i libri da leggere?

Vado in libreria e la cosa mi piace molto. Sono talmente geloso dei miei libri che non li presto mai. È più facile che presti dei soldi perché il libro prestato non torna mai! Mi piacciono molto i libri anche come oggetti: mi piace guardarli, toccarli...

C'è un autore di cui ha letto tanto, ma non è molto conosciuto, da consigliare ai nostri lettori?

Umberto Simonetta che è poco conosciuto ma è straordinario: un grande, modernissimo scrittore.

E un testo in particolare?

Tirar mattina. È un capolavoro degli anni Sessanta che è andato bene perché è stato tradotto in diverse lingue, ma non ha avuto il successo che meritava. Si tratta di un testo molto innovativo nell'uso della lingua, per la sintesi e per stile di scrittura, è disincantato e assolutamente ironico in un paese dove l'ironia non "attecchisce" molto.

Di Piera Passalacqua


24 ottobre 2003