BESTSELLER

Manuel Vázquez Montalbán
Happy end
Ma la storia non finisce qui

"La debolezza etica dell'uomo lo induce a credere che gli incubi finiscano e che per giunta finiscano bene. Il cinema ha fatto tutto il resto. Le sue storie finiscono e in genere bene e, in casi eccezionali, in modo drammatico. Ma basta uno sguardo superficiale alla propria vita e ai conflitti altrui con gli occhi bene aperti per scoprire che nessun incubo finisce del tutto, perché la vita stessa è un incubo, come pure la storia."

"La libertà è un obiettivo lontano": è forse inseguendola che Manuel Vázquez Montalbán ha vissuto e ha scritto, ed è questo desiderio profondo che ci mancherà ora che è scomparso all'improvviso, lasciando spiazzati i suoi tanti lettori, in un tragico coup de théâtre a cui non avremmo voluto assistere.
Così non appena avuta notizia di un libro di questo autore in uscita il bisogno di leggerlo subito è stato fortissimo. La stesura di Happy end non è recente, infatti è stato pubblicato in Spagna nel 1989, eppure, alla luce di quanto successo, appare davvero una specie di testamento morale (con tutta l'ironia con cui Manolo avrebbe detto questa frase) e una specie di "guida" della creatività per ogni aspirante scrittore. Con un'assoluta commistione di letteratura e cinema, di figure reali, protagonisti di vicende storiche come Fidel Castro o Che Guevara, grandi scrittori come Hemingway, e personaggi di film o attori che interpretano anche fuori dallo schermo il ruolo per cui sono diventati noti, questo Happy end è una bella favola sull'eterno femminino (Lola è ovunque e in nessun posto, la si vuole uccidere ma non morirà mai), sul desiderio di libertà (la guerra in Spagna, la liberazione francese, la rivoluzione cubana), sul sentirsi cittadini del mondo e sulla ricerca della felicità e dell'avventura. L'avventura: può essere la rivoluzione o l'inseguimento di una donna, lo spostarsi da un Paese ad un altro rincorrendo un ideale, può essere sentirsi Humphrey Bogart... Ma se a Bogey (e perché Hemingway si prendeva tanta confidenza con lui chiamandolo così?) le "cose da eroe" non piacevano, ancor meno erano nello stile di Vázquez Montalbán e così le imprese che in questo divertissement vengono narrate sono tutte dense di ironia, perché tutti noi, piccoli uomini, miti della storia o dello schermo, siamo ben poca cosa di fronte "all'immensa tragedia" (Casablanca è sempre nel nostro immaginario) che ci accomuna nel momento cruciale. Perché ogni vita non si conclude mai, purtroppo, con un happy end.

Happy end. Ma la storia non finisce qui di Manuel Vázquez Montalbán
Titolo originale: Happy End
Traduzione di Hado Lyria
107 pag., Euro 10.50 – Edizioni Frassinelli (Noche oscura)
ISBN 88-7684-755-3

Le prime righe

«No. Non era come Lola. Le mancava un po' di velluto nello sguardo e anche se le sue gambe avrebbero certo potuto competere con quelle di Lola, c'era meno stanchezza nei gesti, come se per una piccola eccedenza di vitalità i suoi voli sulla pedana morissero anzitempo nella fretta di concludere lo spettacolo, tornare a casa, farsi un panino, fare l'amore. Ricorda quel modo di stare al mondo di Lola, come se non fosse arrivata da nessuna parte, e come se non andasse da nessuna parte? I fili del fumo schermavano gli sfondi, distruggevano come termiti la consistenza delle colonne, le coppe floreali di gesso, le nervature degli stucchi, le spesse lingue delle tende, i duri stridii dei metalli dell'orchestra o la sciocca pancia di pelle bollita del tamburo. La corrosione del fumo distruggeva tutto tranne il cerchio luminoso in cui Lola cresceva come una bella caricatura di statua vestita di taffetà e con un cilindro tricolore in testa. Le sue carni bianche erano come la malinconia, supponendo che la malinconia abbia una carne e la sua voce... Ha dimenticato la sua voce? Graffiava il silenzio con lenti artigli. Leccava il sangue delle ferite con i toni bassi, i silenzi e quegli sguardi che guarivano tutto. Lei non era come Lola, ma le somigliava abbastanza.

© 2003 Frassinelli Edizioni


L'autore

Manuel Vázquez Montalbán è nato a Barcellona nel 1939. Autore di testi di poesia e narrativa, saggista e giornalista, creatore del celebre detective Carvalho, è stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Racalmare, assegnatogli a Palermo nel 1989 da una giuria presieduta da Leonardo Sciascia. Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi: Galíndez (Premio Europeo di Letteratura e Premio Nacionai de Narrativa 1991), Gli allegri ragazzi di Atzavara (Premio Boccaccio 1993), Io, Franco (Premio Flaiano 1994), Lo strangolatore (Premio Nacional de la Critica 1995), O Cesare o nulla, Riflessioni di Robinson davanti a 120 baccalà, Questioni marxiste, Marcos: il signore degli specchi, Erec e Enide - La Gioia della Corte, E Dio entrò all'Avana, Il fratellino, Storie di fantasmi, Il premio, L'uomo della mia vita, Quintetto di Buenos Aires, Lo scriba seduto, Ho ammazzato J.F. Kennedy, Tre storie d'amore. Nel 1996 ha ricevuto il Premio Nacional de las Letras e nel 2000 il premio internazionale Grinzane Cavour, entrambi per l'insieme della sua opera. Proponiamo inoltre l'intervista allo scrittore.


Di Grazia Casagrande


24 ottobre 2003