BESTSELLER

Arto Paasilinna
I veleni della dolce Linnea

"Veleno: s.m. 1 biol. Sostanza estranea all'organismo vivente in grado di provocargli, anche in piccole dosi, gravi danni, chiamati avvelenamenti […].
La colonnella continuò la sua lettura per un po', il viso illuminato da un sorriso astuto, poi chiuse il volume e tornò a letto. Per la prima volta da tanto tempo si sentiva felice."

Non lasciatevi ingannare dal quadretto campestre che apre il romanzo: un'amabile nonnina che annaffia la sua aiuola di violette, circondata da voli di rondini e dal sonnecchiare di un gatto. L'idillio finirà prestissimo e lascerà il posto a un turbine di eventi, che ribalterà le sorti di vittima e di carnefici: della protagonista che dà titolo al libro, la distinta vedova di un colonnello, e dei tre giovinastri – tra cui un nipote ingrato – che la perseguitano per sottrarle la pensione e l'eredità.
Con il tratto rapido e la comicità sorniona che contraddistingue i suoi romanzi, lo scrittore finlandese racconta le avventure-disavventure della "dolce" Linnea trasformando il calvario dell'anziana signora in una black comedy surreale e al tempo stesso critica nei confronti della società contemporanea, in una danza macabra dai risvolti inaspettati, che Goffredo Fofi nella sua postfazione avvicina giustamente ad "Arsenico e vecchi merletti" ma anche alla cinematografia di Aki Kaurismäki e alla commedia all'italiana.
L'autore anticipa in questo libro l'esplorazione del rapporto giovani-anziani che sarà al centro di un romanzo successivo (pubblicato da Iperborea nel 2001): Lo Smemorato di Tapiola.
Ma se, in quel libro, il confronto diventa incontro e il giovane taxista Seppo si fa in quattro per star dietro alle stravaganze e ai rigurgiti di vitalità del vecchio Taavetti Rytkönen, affetto da una demenza senile devastante, qui la situazione è ben diversa. Il confronto tra Linnea e i tre sbandati si fa decisamente scontro, e scontro a tutti i livelli: ai modi eleganti della colonnella – che si prepara alla lotta con un'accurata seduta di maquillage, da lei stessa paragonata alle fasi preparatorie di una guerra – si contrappone l'irrispettosa trasandatezza e il linguaggio sboccato dei tre; alle cenette "leggere" di Linnea e al suo bicchierino di sherry, le intemperanze alcoliche dei giovani delinquenti; alla casetta tutta tendine della vedova, il monolocale lurido del nipote; alla lucidità luciferina della donna, il pensiero molto debole dei tre e le loro strampalate teorie politiche.
Intendiamoci, come si scoprirà presto, Linnea non è e non è mai stata un buon cuore: quando un capitano tedesco tenta il suicidio a casa sua, in tempo di guerra, lei è più preoccupata dallo scandalo che dalla sorte dell'ospite, e quando infine l'uomo riesce nel suo tentativo, è dispiaciuta di non poter più accettare l'invito del tedesco nella sua bella Germania.
Ma se l'anziana signora non si distingue per sensibilità e doti morali, certo è molto umana e molto simpatica, la sua apparente fragilità è al tempo stesso la sua forza, l'arma più efficace per mantenere quella dignità che ha caratterizzato la sua vita e che intende conservare con tutti i mezzi (nessuno escluso).

I veleni della dolce Linnea di Arto Paasilinna
Titolo originale: Suloinen myrkynkeittäjä
Traduzione di Helinä Kangas e Antonio Maiorca
204 pag., Euro 11.50 – Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-117-9

Le prime righe

1

Un'amabile nonnina in una tranquilla cornice campestre, che quadretto incantevole!
Nel giardino di una casetta rossa, un'esile vecchietta con un annaffiatoio giallo in mano stava irrorando la sua aiuola di violette. Le rondini volteggiavano cinguettando nel cielo sereno, i calabroni ronzavano, un gatto indolente sonnecchiava sul prato.
Più in là, al limitare del bosco, si ergeva una piccola sauna di legno grigio; era pomeriggio e dal camino salivano volute di fumo azzurro. Sul sentiero che conduceva alla sauna c'era un pozzo su cui erano posati due secchi di plastica rossi.
La proprietà era antica, bella e ben tenuta. A sud, a poche centinaia di metri, si intravedeva il resto del villaggio: qualche casa padronale, una serra di plastica, un'aia, delle stalle e, sul retro, delle carcasse di automobili arrugginite semicoperte di ortiche. Dal villaggio arrivava l'irritante scoppiettare dei motorini e, più lontano, l'ansimare regolare di un treno.
Era situata a cinquanta chilometri da Helsinki, a nord del comune di Siuntio, nel villaggio isolato di Harmisto, che consisteva di una bottega, un ufficio postale, una succursale della banca cooperativa, un capannone industriale dall'aria abbandonata e una trentina di fattorie.

© 2003 Iperborea Edizioni


L'autore

Arto Paasilinna (Kittilä, 1942), ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta, è autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro vende più di centomila copie, e amato all'estero per il suo travolgente humour, quella capacità di raccontare ridendo anche le storie più sconcertanti e tragiche. Dopo L'anno della lepre, ha scritto anche Il Bosco delle Volpi, Il mugnaio urlante, Il figlio del dio del Tuono e Lo smemorato di Tapiola.


Di Paola Di Giampaolo


24 ottobre 2003