BESTSELLER

Mark Haddon
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

"Mentre attraversavo la strada ebbi un lampo d'ispirazione su chi poteva aver ucciso Wellington. Dentro il mio cervello si stava producendo una Catena di Ragionamenti simile a questa:
I. Perché uno ucciderebbe un cane?
a) Perché odia il cane.
b) Perché è un pazzo.
c) Per far soffrire la signora Shears."

Straordinario e rapidissimo successo per un romanzo molto particolare di un autore decisamente sconosciuto nel nostro paese. Ma qual è l'alchimia che trasforma un titolo tra i tanti in un bestseller che scala velocemente le classifiche di vendita? Perché questo e non un altro? Possiamo azzardare qualche risposta. Innanzitutto il titolo, curioso e intrigante sin dalla prima lettura. Poi la copertina che si apre con la foto di un ragazzino e si chiude con quella di un cane barbone, per la verità entrambi non simpaticissimi ma con la qualità di catturare il lettore. E poi, forse, quel classico passa-parola di cui tanto si è già detto. Quello che fa leggere gli amici, che incuriosisce chi ascolta e invoglia a provare: compriamo una copia di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte; molti ne parlano bene, forse non ci deluderà. O forse sì, dipende da quel che ci aspettiamo da questo libro. In realtà l'autore, che è scrittore per bambini, ancora una volta sembra rivolgersi ai giovani, anche se parla a tutti. Nella versione originale inglese il romanzo, non a caso, è stato proposto sia a un pubblico di lettori adulti che agli adolescenti. La vicenda ha tutte le caratteristiche del giallo, con tanto di indagine dopo un delitto, di falso colpevole, di ostacoli sulla strada della verità. Ma la vittima è un cane barbone di nome Wellington e l'investigatore è un ragazzino (Christopher Boone) affetto da una forma di autismo, che trascrive le sue indagini in un libro. È lui che ci racconta la storia, ma nel suo narrare apre continuamente grandi parentesi e vi colloca le proprie sensazioni, le esperienze, le testimonianze di un'intelligenza non comune che non riesce a "uscire" e rimane nascosta tra le pieghe di una sensibilità esasperata che solo alcuni riescono a comprendere e con cui pochissimi possono interagire: il papà (la mamma gli hanno detto che è morta per una malattia cardiaca, ma rimane un ricordo bellissimo e struggente) e Siobhan, l'insegnante che lo appoggia nel suo percorso formativo. Christopher non sa mentire. Neppure quando sarebbe opportuno mascherare un po' la verità, trovare piccoli compromessi, lui va diritto al nocciolo della questione. E prende tutto molto seriamente, "alla lettera", senza comprendere il senso di parafrasi e metafore con cui quotidianamente si infarciscono i discorsi. Ha una mente estremamente lucida che intuisce immediatamente la logica matematica, ma non riesce a capire le sfumature della personalità e reagisce a volte in modo troppo aggressivo e violento. Non lo fa per cattiveria, questo è certo. Christopher scandisce il suo tempo tra Giornate Nere (annunciate dalla visione di 4 auto gialle di fila al mattino), Giornate Così Così (3 auto rosse), Giornate Belle (4 auto rosse) e Giornate Straordinarie, che sono segnate da 5 auto rosse. Queste ultime sono le migliori per procedere nella sua indagine, che lo porta a svelare anche inaspettati segreti familiari.
Possono esserci due chiavi di lettura del romanzo, a seconda dell'età del lettore. E questo è indubbiamente un aspetto particolare e originale di un testo dall'apparenza semplice che nasconde momenti di grande profondità. Ma direi che il valore più interessante del romanzo sta proprio nel suo essere destinato anche ai più giovani. Capire i Problemi Comportamentali (con la maiuscola come scrive lui quando li elenca dalla A alla R) di un ragazzino di quindici anni come Christopher può essere importante per un coetaneo, sia che abbia già avuto occasione di rapportarsi con un amico meno fortunato nella realtà quotidiana, sia che il problema per lui sia completamente nuovo e sconosciuto. Haddon racconta molto bene come si sviluppa il ragionamento nella sua mente e aiuta a comprendere gesti talora assolutamente inattesi o inspiegabili. Per il lettore adulto, meno stupito forse da questi aspetti, rimane la bellezza intrigante di una storia gialla.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanottedi Mark Haddon
Titolo originale: The Curious Incident of the Dog in the Night-Time
Traduzione di Paola Novarese
247 pag., ill., Euro 16.00 – Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-16648-4

Le prime righe

2

Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull'erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto. Era stato trafitto con un forcone. Le punte del forcone dovevano averlo passato da parte a parte ed essersi conficcate nel terreno, perché l'attrezzo era ancora in piedi. Decisi che con ogni probabilità il cane era stato ucciso proprio con quello perché non riuscivo a scorgere nessun'altra ferita, e non credo che a qualcuno verrebbe mai in mente di infilzare un cane con un forcone nel caso in cui fosse già morto per qualche altra ragione, di cancro per esempio, o per un incidente stradale. Ma non potevo esserne certo.
Aprii il cancelletto di casa della signora Shears, richiudendolo dietro di me. Attraversai il prato e mi inginocchiai vicino al cane. Gli appoggiai la mano sul muso. Era ancora caldo.
Il cane si chiamava Wellington. Apparteneva alla signora Shears, che era nostra amica. Abitava dall'altro lato della strada, due case più in là, sulla sinistra.
Wellington era un cane barbone.

© 2003 Giulio Einaudi Editrice


L'autore

Mark Haddon ha quarant'anni. È uno scrittore e illustratore di libri per ragazzi. Ha lavorato per la televisione e per la radio. Vive a Oxford. Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è in corso di pubblicazione in ventitre paesi. Negli Stati Uniti e in Inghilterra è stato a lungo nelle classifiche dei libri più venduti. I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla Warner Bros.


Di Giulia Mozzato


24 ottobre 2003