CUBA, INGHILTERRA, SPAGNA, IRLANDA, CANADA, ISLANDA, LA PAROLA ALLE DONNE

Hrafnhildur Hagalín
Io sono il maestro

HILDUR Sakamoto era in prima pagina su tutti i giornali.
THÓR In prima pagina.
HILDUR Sì.
THÓR E...?
HILDUR Un chitarrista non si guadagna la prima pagina solo perché ha vinto un concorso.
THÓR La cosa si sta facendo intrigante.
(silenzio)
HILDUR Ha accettato il premio, è andato a casa e si è tagliato un dito.

Meraviglioso avere l'opportunità, grazie all'attenzione di alcune case editrici particolari e al lavoro di bravi traduttori, di leggere testi di autori che in passato non avevano possibilità di essere conosciuti in Italia e che solo i pochi in grado di affrontarli in lingua originale (in questo caso una lingua ormai parlata da sole 285 mila persone) avevano la fortuna di leggere. Per la narrativa islandese molto è stato fatto dalla casa editrice Iperborea, che prosegue su questa strada con la traduzione di Io sono il maestro, un testo teatrale di Hrafnhildur Hagalín che ha già avuto molto successo nelle messe in scena realizzate in Inghilterra, Danimarca, Finlandia, Australia, Stati Uniti e in quella italiana del Teatro della Tosse che ha debuttato a Genova nel maggio di quest'anno con Paolo Graziosi, Lisa Galantini e Aldo Ottobrino, per la regia di Sergio Maifredi, autore tra l'altro della Premessa al testo. Per gli appassionati di drammaturgia segnaliamo che in appendice vengono proposti due saggi: il primo di Sveinn Einarsson dal titolo Il teatro in Islanda e il secondo di Árni Ibsen dedicato a Gli anni recenti (1975-2000).
Al centro della storia c'è l'anima nordica, la capacità di analizzare freddamente sentimenti e rapporti, come in un film di Bergman o nei romanzi di Halldór Laxness, islandese, premio Nobel per la letteratura nel 1955. Un uomo (Thór) e una donna (Hildur), entrambi chitarristi, vivono insieme e si confrontano nella quotidianità non solo con il proprio rapporto di coppia ma anche con le tensioni della carriera, con la difficoltà di emergere in una professione artistica: lui in perenne attesa di una scrittura che non arriva, lei insegnando a bambini senza talento. L'equilibrio, precario ma possibile, viene rotto da una terza figura, ambigua e di difficile collocazione: il Maestro che ha insegnato a entrambi. L'autrice lo presenta già come personaggio sgusciante e inclassificabile, all'inizio del II Atto: "Si introduce cautamente e chiude la porta dietro di sé senza far rumore. Il Maestro veste abiti costosi ma indossa scarpe sportive a righe, o un tipo di scarpe che non c'entrano niente con i vestiti. Parla con un tono musicale e suadente nella voce. Tiene una rosa rossa nascosta dietro la schiena. Ispeziona cautamente la stanza esaminando i dettagli". Quel suo ingresso rivoluziona subito i rapporti. Capiamo che Hildur ha avuto un legame intenso, personale oltre che professionale con il Maestro e il suo inserirsi nella coppia è perturbante anche per questo motivo, sotteso ma percettibile, espresso in una frase che è una promessa (anche se ancora i giovani non sanno che il Maestro si stabilirà da loro): "L'inverno sarà lungo. Lungo e buio. L'inverno nordico fa ammalare l'anima".

Io sono il maestro di Hrafnhildur Hagalín
Titolo originale: Ég er Meistarinn
Traduzione di Cristina Argenti e Silvia Cosimini
113 pag., Euro 8.50 – Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-112-8

Le prime righe

ATTO I

Thór è seduto e sfoglia uno spartito. Canticchia sottovoce e prende qualche appunto. Tira fuori dalla tasca una limetta e si lima le unghie. Sposta per il momento i fogli, si guarda le mani le ammira, si stira e si alza. Va verso lo scaffale dei dischi, ne cerca uno, lo trova e lo mette sul piatto. E un disco del Maestro. Un pezzo di Tarrega. Ascolta, prende lo spartito e segue. Improvvisamente si sentono dei colpi via. lenti dall'appartamento al piano superiore. Thór alza la testa, poi spegne il giradischi. Resta in piedi pensieroso e osserva la copertina del disco, la ripone e controlla l'orologio. E un po' inquieto ma si siede di nuovo e continua a sfogliare lo spartito. Entra Hildur. È vestita in maniera elegante, ha la custodia della chitarra in una mano e una borsa nell'altra. Si guardano negli occhi per un attimo.

THÓR (sorride, si sporge oltre il tavolo, osserva Hildur)
HILDUR (distrattamente) Ciao. (comincia a spogliarsi, si cambia)
THÓR "Ciao!" Cosa significa? È tutto il giorno che ti aspetto. Parli come se fossimo sposati da cinquant' anni. Dovresti almeno dire "caro amore mio, eccomi tornata da te", oppure "tesoro, quanto mi sei mancato", oppure "come sono felice di essere a casa con te!", ma di sicuro non ciao! Mi rende quasi impotente! - Sai cosa ho fatto stamattina? Ho fatto scale per un ora e trentacinque minuti; i m, m i, a m, m a, a m i, i a m... per un'ora e trentacinque minuti! Non sei fiera di me? Dici sempre che non si diventa qualcuno senza esercizi costanti, che le scale sono la chiave della limpidezza, della purezza, della velocità e prima di tutto... della libertà. - Sono quasi morto di noia. Sai a cosa mi sono messo a pensare, dopo la prima mezz'ora? Al mio parente, quello che era diacono nel nord dell'Islanda ed è morto ben prima che io nascessi. - Forse c'è qualcosa... Segovia basava molto del suo lavoro sulle scale... Anch'io me ne sono accorto. Le dita scorrevano sicure. Non ricordo di aver suonato così bene da molte settimane... ma non sarò mai al tuo livello... non per la velocità. Ma la velocità non è tutto. In realtà credo che non conti niente. Sai a cosa pensavo mentre le dita sfrecciavano su e giù sulle corde, pensavo... mi sembrava di correre nel buio come un pazzo.

© 2003 Iperborea Edizioni


L'autrice

Hrafnhildur Hagalín (Reykjavík, 1965), è una delle più interessanti voci della drammaturgia islandese di oggi, attualmente scrittrice stabile ai teatri di Reykjavík. Diplomata in chitarra classica, studia Letteratura francese alla Sorbona. Con questo dramma si aggiudica il Premio della Critica Islandese nel 1991 e il Premio Scrittori di Teatro Nordici nel 1992. L'opera arriva nei teatri italiani dopo essere già stata rappresentata in Inghilterra, Danimarca, Finlandia, Australia e Stati Uniti. Il suo secondo dramma, Vacci piano, Elettra, è selezionato per il Premio del Teatro Nordico nel 2001.


Di Giulia Mozzato


17 ottobre 2003