La biografia
La bibliografia


Christiane Kohl
Villa Paradiso

"La fotografia di Mascagni, come una melodia segreta nota solo a loro, aveva improvvisamente spalancato le porte della comunicazione, al di là delle ideologie e delle nazionalità. Flavia decise che si sarebbe fidata di loro, sicura che avrebbero potuto esserle di grande aiuto in tutto quel trambusto. Anche i soldati cominciarono a considerare i padroni di casa sotto un'altra luce, meno come potenziali partigiani e più come amanti della musica, come loro stessi erano."

Un consolante ottimismo sullo stato di salute della narrativa di qualità dimostra la casa editrice Garzanti, con l'inaugurazione di una collana, la Nuova Biblioteca Garzanti, che intende proporre autori affermati ed esordienti, italiani e stranieri, con un'unica caratteristica in comune: quella di garantire una lettura avvincente. Evitando i due poli opposti della sperimentazione ad oltranza e della superficialità usa-e-getta, saranno selezionati romanzi che convincano i lettori, inducendoli a cercare nei libri non soltanto un marginale passatempo, ma una palestra di idee ed emozioni. Le prime cinque uscite costituiscono un assaggio, dalla riproposta di un classico del '900 come Dona Flor e i suoi due mariti di Jorge Amado, al debutto di un inglese lanciato da "Granta" come una sicura promessa, Dan Rhodes con Timoleon torna a casa; tra loro una donna, la giornalista tedesca Christiane Kohl, autrice del romanzo Villa Paradiso.
La Kohl, che vive da sette anni in Italia come corrispondente dei giornali "Spiegel" e "Süddeutsche Zeitung", è una studiosa dei crimini nazisti nel nostro paese, e grazie alle sue indagini ha potuto trovare nuovi particolari sulla strage di Marzabotto e sul "boia di Fossoli" Karl Thito.
In questo romanzo racconta la storia vera delle stragi perpetrate dai nazisti in Toscana poco prima della liberazione, raccolta dalla viva voce di Flavia Castelli, ultima sopravvissuta di una famiglia proprietaria di una villa vicino a Civitella, un paese decimato dall'atroce e insensata vendetta nazista contro un gruppo di partigiani. La vicenda narrata si svolge nei mesi centrali del 1944, quando gli alleati risalgono dal sud e i tedeschi contendono loro il territorio palmo a palmo. Nella grande villa della famiglia Castelli, dove è sfollata anche una famiglia di amici, si fa buon viso a cattivo gioco ospitando ufficiali tedeschi: fra loro anche persone colte e sensibili, a disagio nell'atmosfera di paura e violenza scatenata dal precipitare degli eventi bellici; intanto nei boschi circostanti si raggruppano i partigiani, fra cui lo stesso figlio dei proprietari. A poco a poco, in un crescendo di tensione, gli ospiti si trasformano in carnefici, e i padroni diventano prigionieri in casa propria, sperimentando fino in fondo l'orrore della guerra proprio negli ultimi giorni prima della liberazione.

Villa Paradiso di Christiane Kohl
Traduzione di Louisette Di Suni
252 pag., Euro 14.00 - Edizioni Garzanti (Nuova Biblioteca Garzanti n.2)
ISBN 88-11-74022-3

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
------------------------
1.
ROMA 10 MAGGIO 2000

Era una di quelle giornate romane di fine primavera, in cui il blu del cielo era punteggiato di nuvole bianche, simili a ovatta sfilacciata, che il vento faceva turbinare in ogni direzione. Le strade erano invase dal profumo degli oleandri, e lungo il Tevere i platani erano verdeggianti e rigogliosi. Turisti tedeschi e americani, in maglietta e pantaloncmi, si crogiolavano al sole, seduti ai tavolini dei caffè di fronte al Pantheon. Flavia, però, aveva il bavero alzato: indossava dei pantaloni lunghi di lana e una pesante giacca invernale a quadretti bianchi e neri, e la sua figura sottile e allungata era quasi interamente nascosta da un pullover bianco che teneva in braccio e che doveva pesare almeno cinque chili. In seguito mi accorsi che Flavia, in realtà, aveva sempre freddo.
"Per favore, non venga prima dell’una", mi aveva detto al telefono con una voce che incuteva rispetto, "ho un appuntamento." Come tutti a Roma, arrivai un po’ in ritardo, ma Flavia era puntuale. Stava in piedi e mi faceva cenno con la mano. Per pranzo eravamo state invitate da un amico comune, che vive in una fattoria alle porte della città: lui mi aveva pregato di accompagnarla, aggiungendo: "Così conoscerai Flavia Castelli, una persona assolutamente eccezionale." Mi aspettavo di trovare una vecchia signora distinta, con un filo di perle e l’aria riservata, e invece c’era Flavia: aveva superato la settantina e il suo viso era solcato da qualche ruga, ma il passo era elastico e ampio come quello di una ragazzina e gli occhi scuri sprizzavano energia.
Giunte alla fattoria, ci ritrovammo sedute intorno a un lungo tavolo apparecchiato sul prato dei padroni di casa. C’erano dei piatti deliziosi, e Flavia era in mezzo a gente che avrà avuto l’età dei suoi figli, eppure appariva più giovane e vitale di molti di loro. Allo stesso tempo era come circondata da uno strano alone di solitudine, una sorta di melanconia che sembrava separarla dagli altri anche quando scherzava e conversava amabilmente. Sulla strada del ritorno cominciammo a parlare, mi raccontò della casa che un tempo abitava in Toscana, degli animali, del raccolto, dei giochi con i giovani corteggiatori e di quelle due settimane, nell’estate del 1944, in cui la sua vita cambiò.
Assorbita da quella storia, non mi accorsi che ci eravamo smarrite nel labirinto della periferia romana. Ci vollero ore prima che raggiungessimo la sua abitazione, e anche allora restammo sedute in macchina, mentre Flavia continuava a parlare. "È stato un bel periodo alla Villa, anche quando arrivarono i tedeschi", disse. Mi raccontò di tre buffi radiotelegrafisti, di un sottotenente che si chiamava Fritz come il suo cagnolino e di Rolf, il musicista. "Strano", mi disse a un certo punto, "ci stiamo conoscendo proprio il giorno del compleanno di Lucio." Durante il viaggio avevo già appreso qualche dettaglio su suo fratello, leggendario tiratore di fioretto, cacciatore e donnaiolo che quel giorno avrebbe compiuto settantanove anni. Un tipo brillante, così me lo immagino, che oggi sarebbe uno stimato awocato o un politico emerito.
"Ma perché doveva morire?" si chiese Flavia, tirandosi il golf sulle spalle come se tremasse.
Eravamo ancora sedute in macchina, e fuori era scesa l’oscurità. La piccola sagorna ossuta accanto a me pareva sprofondata in sé stessa, e la corrente delle sue parole esaurita. Lanciai uno sguardo furtivo al suo profilo, che la luce dei lampioni rendeva simile a quello di una vecchia indiana. La conoscevo solo da un paio d’ore, eppure mi era già tanto cara e familiare come un’amica di lunga data. D’un tratto, avverti il desiderio impellente di capirla, e decisi di scoprire tutto della storia sua e di Lucio.

2.
GIUGNO 1944: ARRIVANO I RADIOTELEGRAFISTI

"Aiuto!!! " Un acuto strillo femminile squarciò il calore tremulo dell’aria estiva. "Aiuto, Edwin vuole baciarmi!" Con due salti Liliana superò i gradini di pietra segnati dalle intemperie che portavano al campo da bocce, e imboccando il vialetto di ghiaia corse fino alla Villa. Sbalordito, Edwin rimase immobile sotto l’ombra protettrice delle piante, il volto rosso per la vergogna: Dio sa che non era certo uno di quei soldati in cerca di avventure con una bella ragazza italiana. Edwin Hellberger adorava Liliana. Erano giorni che pensava al modo giusto per dichiararsi. Finora l’occasione buona non si era presentata, perché erano sempre in cinque: Edwin, l’austriaco, i suoi due compagni tedeschi Werner e Hans e infine Liliana e la sua amica Flavia, che ogni volta escogitava nuovi giochi per tutti. E come se non bastasse, un cocker spaniel bianco e nero scodinzolava continuamente intorno a loro, e non mollava Flavia neppure un secondo.

© 2003 Garzanti Libri Edizioni

biografia dell'autrice
------------------------

Christiane Kohl vive in Italia dal 1996. Corrispondente dello "Spiegel" e del "Süddeutsche Zeitung", ha indagato i crimini nazisti nel nostro paese e svelato importanti particolari sulla strage di Marzabotto e sul "boia di Fossoli" Karl Thito. Ha anche scritto il libro L’ebreo e la ragazza.


La bibliografia



10 ottobre 2003