LETTURE AL "NEGATIVO"

Thomas Wharton
La leggenda del libro che non c'è

"Sono giunto alla conclusione che i pianeti, il firmamento stellato, gli insondabili abissi dell'oscurità e del tempo attraverso i quali precipitiamo senza sapere come e perché, insomma l'intero universo è un vasto, sconfinato libro di enigmi. Un libro scritto nella lingua elusiva e impronunciabile di Dio."

Se l'argomento centrale del romanzo è "un libro che non c'è", sono invece libri veri quelli che popolano le sue pagine. La vicenda ha inizio nel 1759. In uno stranissimo castello in cui macchinari misteriosi muovono pareti, sollevano pavimenti e aprono soffitti e agiscono automi prodigiosi, vivono uno stravagante conte che, rimasto vedovo della moglie morta di parto e avendo perso il giovane figlio morto in modo inspiegabile, dopo aver abbandonato la vita militare trascorre con la giovane figlia le sue giornate a raccogliere libri per la sua sterminata biblioteca e a inventare nuovi marchingegni.
Fino a che un'idea non si impossessa di lui: costruire il libro infinito, il libro che non c'è. Viene chiamato da Londra Flood, uno stampatore, (un suo libro-matrioska ne aveva portato la fama nel castello) e inizia l'operazione utopica della ideazione di un libro infinito. Le vicende prendono però una piega imprevista, lo stampatore si ritrova incarcerato, punito per aver amato la giovane contessina Irina. Passano gli anni e una bambina di nome Pica, frutto di quell'amore proibito, lo libera dalla prigione. Con lei Flood sale su una nave e tocca mete lontane ed esotiche alla ricerca di Irina e del materiale necessario alla costruzione di quell'improbabile libro infinito. Lo stampatore e la figlia però sembrano circondati da un alone di magia e comunque intorno a loro elementi fantastici aleggiano continuamente. Si sviluppano nella narrazione (come matrioske) storie nelle storie, trascinando il lettore in un gioco fantastico di enigmi e fantasie sfrenate, senza però che si perda mai il filo della vicenda principale. Tanti libri popolano, da veri protagonisti, questo romanzo che sembra essere nel suo insieme un vero omaggio a chi materialmente costruisce un volume: insomma la lettura è una sorta di magia.

La leggenda del libro che non c'è di Thomas Wharton
Titolo originale: Salamander
Traduzione di Marcella Maffi
345 pag., Euro 17.00 - Edizioni Sperling & Kupfer (Narrativa n. 389)
ISBN 88-200-3588-X

Le prime righe

1759

UN frammento di carta bruciata esce fluttuando dalla pioggia. Un tappeto magico in fiamme. Con un sibilo cade sulle pietre bagnate della strada.
Il colonnello scende da cavallo e, le redini ancora in mano, alza gli occhi al cielo. La pioggia sottile che aveva iniziato a cadere quando era entrato in città è cessata. Le nubi grigie si stanno diradando, rivelando chiazze di crepuscolo di un azzurro intenso. Il vento sibila dentro la nera apertura che prima era l'ingresso dell'edificio, e il suono è come quello di una conchiglia poggiata all'orecchio.
Il bagliore di una candela guizza tra le ombre delle rovine lasciate dai bombardamenti. Quella luce non dovrebbe esserci. Rifugiarsi in luoghi del genere è stato vietato da un decreto del governatore.
Il colonnello lega il cavallo a una sbarra li' vicino e scavalca un cumulo di mattoni per entrare nell'edificio. Il fumo e la cenere che aleggiano nell'aria indicano che la bomba ha colpito piuttosto di recente. Solo poche ore prima, se la sua stima è corretta.


© 2003 Sperling & Kupfer


L'autore

Thomas Wharton è nato nello stato di Alberta, in Canada. Con la sua opera prima, Icefields, ha vinto numerosi premi, tra cui il Commonwealth Writers Prize for Best First Book. Attualmente vive a Edmonton, dove insegna inglese, con la moglie e i due figli.


Di Grazia Casagrande


10 ottobre 2003