CAPIRE L'AFRICA

Michela Manservisi
African Style
Stilisti, moda e design nel continente nero

"L'Africa è un mito che più volte è riemerso nella storia della moda, come reazione alle eccessive tensioni tecnologiche o come ricerca di radici ritenute ancora pure. Un ciclico ritorno al moderno primitivismo pervade l'arte, il design d'interni, la moda, la società."

Da molti anni si parla di moda in Italia. Nell'immediato dopoguerra, grazie all'iniziativa di alcuni "pionieri" come Beppe Modenese cominciò quel fermento che ha portato la moda italiana a rappresentare il nostro paese nel mondo: dapprima a Firenze, in seguito a Parma e Torino poi, nei primi anni Settanta, a Milano si sono create delle realtà straordinarie che con il prèt-a-porter "all'italiana" hanno sbaragliato il mercato precedentemente dominato dai francesi, da Chanel a Dior a Saint Laurent. Dopo alcuni decenni (Valentino vanta più di quarant'anni di carriera, Armani quasi trenta) questo gusto, molto occidentale, ha un po' stancato, anche perché nel frattempo si è allargata in modo notevole la conoscenza di altri popoli, di altre culture, tradizioni e costumi compreso l'abbigliamento (dal quale, a dire la verità già in passato molto avevano attinto gli stilisti, rivisitando però le creazioni con il proprio taglio europeo). Ora l'estetica "esotica" è entrata nella quotidianità anche nelle nostre città (e quasi non è più tale, ribattezzata come "etnica") e cominciano a farsi largo alcuni nomi di creatori e designer che provengono dai paesi extracomunitari, in particolare Cina, India, Giappone ma anche Africa. Dall'altro lato esiste una realtà molto meno conosciuta, formata da stilisti e creativi divenuti celebri in nazioni in cui noi non immaginiamo neppure quanto sia importante questo aspetto della quotidianità. Michela Manservisi, in un saggio interessante e ben documentato racconta la storia della moda africana, ci fa scoprire come sia nata qui la globalizzazione dell'abbigliamento grazie agli aiuti umanitari che hanno riempito il continente di abiti fabbricati in varie zone del mondo e dismessi da uomini e donne italiani, americani, australiani, inglesi... Ma Michela Manservisi ci racconta anche come siano celebri e importanti certe figure di sarti e stilisti che impazzano a Lagos, Dakar, Città del Capo dopo aver studiato ed essersi formati perlopiù a Parigi, ma anche in Italia: il cerchio si chiude.
L'indagine parte dai tessuti, "la pelle della cultura africana", dalla tessitura e dalle tecniche di decorazione; attraversa l'epoca della colonizzazione con il desiderio dei dominatori di fornire direttive estetiche affini alle proprie; analizza l'influenza religiosa sulla scelta di determinati abiti; dedica un capitolo alla negrofilia occidentale che ha influenzato molti artisti nel Novecento, chiudendo così la panoramica storica. Ma una parte consistente del libro è dedicata alla situazione attuale, molte immagini sono tratte dalle passerelle della moda africana, molti nomi sono quelli degli stilisti del momento. Il ritratto di una realtà quasi sconosciuta e dunque estremamente interessante.

African Style. Stilisti, moda e design nel continente nero di Michela Manservisi
190 pag., ill., Euro 15.00 – Edizioni Cooper & Castelvecchi (Hot books n.7)
ISBN 88-7394-011-0

Le prime righe

Introduzione

Sono ormai trascorsi dieci anni da quando ho iniziato a frequentare, in Africa e in Europa, l'ambiente dell'arte contemporanea e della moda black. Un'esperienza pionieristica se penso alla dimensione provinciale e terzomondista con cui l'Italia della cultura e dell'informazione degli anni Novanta si confrontava con la realtà africana. Un ritratto del Continente costruito, eccetto rari casi, sull'emergenza umanitaria, sull'aneddoto dal taglio folcloristico, sulla tendenza tribal chic. Ho sempre creduto, al contrario, che l'Africa delle ricchezze e delle modernità meritasse di essere conosciuta e sostenuta per l'originalità dei linguaggi creativi con cui partecipa all'arricchimento del patrimonio culturale globale.
Viaggiando nelle capitali africane, assistendo alle colorate e fantasiose sfilate di moda che si organizzano da Dakar a Johannesburg, confrontandomi con gli stilisti che dall'Africa sono partiti con passione e coraggio alla conquista dell'Europa, ho imparato alcune cose: che a una povertà materiale corrisponde sovente una profonda ricchezza umana e culturale, che i popoli del Sud del mondo si esprimono attraverso la bellezza e la elevano a valore morale e ad antidoto contro il dolore, l'anonimato e la rassegnazione. E ancora che un défilé può trasformarsi in un evento artistico popolare e coinvolgente, in un'opportunità gioiosa di incontro sociale, e che i creatori di moda sono gli artefici di un autentico sviluppo dello stile made in Africa, i promotori del talento artigianale locale e gli ambasciatori della cultura dei loro Paesi.

© 2003 Cooper Edizioni


L'autrice

Michela Manservisi, laureata in Comunicazione e Relazioni Pubbliche presso lo Iulm di Milano, ha lavorato per diversi anni nel settore della moda e ha pubblicato il saggio Sotto il segno dei bottoni. Appassionata d'Africa e attenta indagatrice delle tendenze culturali del Continente, ha fondato e diretto per cinque anni la rivista bimestrale «Africa». Ha collaborato con le maggiori testate italiane e nel 2002 ha curato la direzione artistica e il catalogo dell'esposizione «Made in Africa Fotografia», prima edizione italiana della Biennale di fotografia africana. Attualmente vive e lavora a Ferrara collaborando con l'Associazione Afritudine nella realizzazione di progetti di cooperazione culturale.


Di Giulia Mozzato


3 ottobre 2003