LEGGERE L'AFRICA

J.M. Coetzee
Terre al crepuscolo

"Avevo dimenticato il terrore che la vita comunitaria degli ottentotti può suscitare negli animi tranquilli. Un cane scheletrico, legato per il collo a una roccia da una cinghia troppo corta per raggiungerla con i denti, batteva la coda per terra. Nell'aria gravava l'odore del palo del sacrificio. Gli occhi delle donne erano pieni di una desolata stupidità. Le mosche succhiavano il muco dalle labbra dei bambini. Nella sabbia c'erano sterpi bruciacchiati e il guscio di una tartaruga sbiancato dal fuoco. Ovunque la superficie della vita era riarsa dalla fame. Come potevano tollerare di vivere tra tutti quegli insetti?"

È arrivato il Premio Nobel per John Maxwell Coetzee, ma quando Einaudi ha pubblicato questa raccolta di racconti (nel mese di giugno 2003) non era ancora nell'aria, anche se si tratta di un Nobel annunciato e, sicuramente, meritato per un autore che ha descritto nei suoi libri apartheid, crudeltà e forza di luoghi feroci e talvolta selvaggi, in tutti i sensi (ricordate La vita degli animali?). Lui si presenta sulle copertine come J. M. Coetzee, forse per esprimere il senso del limite della propria autostima: vincitore di due Booker Prize, a ritirarli ha sempre mandato il suo redattore editoriale inglese, è notoriamente schivo e riservato e la sua forza interiore sembra potersi esprimere prevalentemente nella parola scritta. "Il modo con cui Coetzee guarda le cose va dritto al centro nervoso dell'essere" ha scritto Nadine Gordimer e non si potrebbe trovare una definizione migliore per indicare la "scossa" che danno i suoi testi. Terre al crepuscolo, il cui titolo già preannuncia l'itinerario che lo scrittore sudafricano percorrerà successivamente, è la sua opera prima (il copyright originale è datato 1974). Si apre con un curioso racconto dal titolo Progetto Vietnam, in cui è evidente un gioco di ruoli tra l'autore e un suo alter ego, ma soprattutto la ricerca di una spiegazione, di un senso a una guerra insensata: "eravamo approdati sulle coste del Vietnam tenendoci strette le armi, nella speranza di trovare qualcuno che non indietreggiasse di fronte a quelle prove della realtà; dimostrando la vostra realtà, gridavamo loro, dimostrerete anche la nostra, e noi vi ameremo per sempre e vi ricopriremo di doni".
Il secondo testo ha uno scenario del tutto diverso: l'Africa della metà del Settecento vista da un boero, Jacobus Coetzee, che con i suoi occhi da bianco racconta il mondo disprezzabile dei nativi ottentotti, ma racconta anche uno spaccato storico estremamente interessante sull'Africa della colonizzazione. È un altro modo per narrare la medesima presunta superiorità degli occidentali nei confronti di ogni altro abitante del mondo, che sia essere umano o animale in fondo poco cambia. È una profonda riflessione sulla supponenza dei bianchi, incapaci di capire il senso di altre civiltà. Coetzee fa dire al suo avo, ormai anziano, una frase che racchiude tutta l'essenza di questo egocentrismo disperato: "E però la più vera verità è che la mia morte è solo un racconto d'inverno che io racconto per spaventarmi, per rendere più gradevole il rifugio delle coperte. Un mondo senza me è inconcepibile."

Terre al crepuscolo di J.M. Coetzee
Titolo originale: Dusklands
Traduzione di Maria Baiocchi
169 pag., Euro 9.00 – Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Letteratura)
ISBN 88-06-15517-2

Le prime righe

Progetto Vietnam

Mi chiamo Eugene Dawn. Non posso farci niente. Ecco.

I.

Coetzee mi ha chiesto di rivedere il mio saggio. Gli è rimasto sullo stomaco, lo vuole più blando, oppure dice che va eliminato. E poi non mi vuole tra i piedi, è chiaro. Mi corazzo davanti a questo uomo potente, cordiale, ordinario, cosi totalmente privo di visione. Lo temo e ne disprezzo la cecità. Avrei meritato di meglio. Eccomi qua alla mercé di un manager, un tipo di fronte al quale il mio primo istinto è strisciare. Ho sempre ubbidito ai superiori e l'ho fatto con piacere. Non mi sarei imbarcato nel Progetto Vietnam se avessi immaginato che mi poteva portare a un conflitto con un superiore. Il conflitto porta infelicità e l'infelicità avvelena l'esistenza. Non sopporto l'infelicità. Per il mio lavoro ho bisogno di pace, di amore e di ordine. Ho bisogno di protezione. Sono un uovo che va covato nel più morbido dei nidi, dalla più tenera delle nutrici, prima che il mio guscio nudo e poco promettente si rompa, e si manifesti la mia schiva vita segreta. Bisogna avere pazienza con me. Rimugino, sono un pensatore, una persona creativa, uno non privo di valore per il mondo. Mi sarei aspettato maggiore comprensione da Coetzee, che dovrebbe essere abituato a trattare con le persone creative. Un tempo lo era anche lui, creativo. Adesso è un creativo fallito che vive alle spalle della creatività altrui. Si è fatto una reputazione grazie al lavoro degli altri. E stato nominato responsabile del Progetto Nuova Vita senza sapere niente del Vietnam né della vita. Merito di meglio.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

J. M. Coetzee (Città del Capo 1940) è uno dei maggiori narratori contemporanei di lingua inglese. Ha scritto: Vergogna, La vita degli animali, Infanzia. Scene di vita di provincia e Adolescenza, e le nuove traduzioni di Aspettando i barbari e La vita e il tempo di Michael K.


Di Giulia Mozzato


3 ottobre 2003