AMORE E SENSUALITA'

Michela Turno
Il malo esempio
Donne scostumate e prostituzione nella Firenze dell'Ottocento

"... una donna ha diritto a se stessa? Per me significa ben poco avere il diritto di votare, di possedere proprietà ecc. se non posso disporre del mio corpo e dei suoi usi nel mio più pieno diritto. Neppure una moglie su mille oggi può farlo." Lucy Stone

Proprio in questi giorni un gruppo trasversale di deputate ha esibito in Parlamento una scritta, "Nessuna legge sul corpo delle donne", contestando una proposta di legge sulla procreazione assistita che viene giudicato da molti, donne e uomini, "oscurantista". Gli indecorosi insulti che dai banchi del Senato sono stati rivolti contro queste deputate dimostrano ancora una volta che anche oggi, nel terzo millennio, il più frequente insulto rivolto da un uomo a una donna è relativo all'uso che essa può fare della propria sessualità.
Il saggio di cui ci stiamo occupando storicizza, utilizzando un periodo particolare (l'Ottocento) e una situazione geografica definita (Firenze) l'immagine che la collettività aveva di una donna che non rientrasse nei canoni dell'"angelo del focolare" o della vergine pia. Anche se l'influenza illuminista aveva reso più tollerante la realtà fiorentina vengono segnalati dall'autrice vari casi in cui donne poco rispettose dell'autorità maschile, e sessualmente "irregolari", subiscono, oltre che la inevitabile esclusione sociale, anche il carcere. Le gravidanze "illegittime" vedevano come unico attore su cui infierire la parte femminile, condannata o redimibile, nella mancanza totale della figura maschile e anche nel caso di figlie "peccatrici", è la sola madre ad essere considerata responsabile della loro cattiva educazione: perché mai i padri sono sempre assenti e nessuno ha pensato di "punirli" per i loro comportamenti fuori norma? Nascono invece case di rieducazione o di accoglienza per fanciulle perdute o giudicate a rischio e l'aspetto assistenziale/educativo conduce in modo esplicito a un solo fine: il controllo. Controllo sui corpi, ma anche sulle emozioni se le conversazioni, le letture, il vestiario, insomma tutto doveva superare il vaglio dei sorveglianti. È del periodo del Granducato di Toscana una interessante lettera del Delegato di Governo dell'Isola d'Elba datata 1820 in cui si sollecita la presenza (ben controllata da un punto di vista sanitario) di donne "patentate" che facessero fronte alle richieste maschili, nel timore che la loro carenza potesse spingere verso rapporti "contro natura": il corpo femminile, come antidoto per l'omosessualità.
Nel 1855 si avrà poi l'emanazione delle Istruzioni sulla tolleranza delle pubbliche prostitute in cui, pur lasciando in gran parte mano libera alle punizioni "estemporanee", tutto viene codificato. La prostituta, dopo il 1860, (forte l'influenza moralizzatrice della cultura cavouriana) diventa nell'immaginario collettivo una figura totalmente malvagia e distruttiva tanto più che si andava consolidando l'idea della donna come regina della casa, educatrice dei futuri cittadini, ridotta a "cosa dell'amministrazione", sfogo delle irrefrenabili pulsioni maschili e infine corpo penetrato dal medico e nell'atto sessuale, per cui è impossibile avere diritti e non solo doveri.
L'ultimo capitolo del saggio ha un titolo eloquente: Il corpo femminile, un campo di battaglia; e nell'ultima parte (Corpi o persone?) si esamina la sempre più evidente violenza che, anche attraverso la fotografia pornografica, si fece del corpo femminile: "Paradossalmente, il corpo femminile medicalizzato, socialmente manipolato, fotografato, sottoposto insomma a una stretta osservazione, finiva per perdere peso, integrità e credibilità frantumato in mille schegge e sguardi."
Un saggio storico, in cui la documentazione è molto più eloquente di ogni commento e che mostra come sia difficile cancellare in poco più di un secolo concezioni così profondamente radicate nella società italiana.

Il malo esempio. Donne scostumate e prostituzione nella Firenze dell'Ottocento di Michela Turno
255 pag., Euro 10.00 – Edizioni Giunti (Generazioni)
ISBN 88-09-02996-8

Le prime righe

I
L'OTTOCENTO A FIRENZE: NORMA E PRUDERIE

1. Pratiche scandalose

La lettura e l'analisi di leggi, codici, regolamenti e consuetudini ottocentesche così come dei loro silenzi e del "non detto" è assolutamente indispensabile per tentare di ricostruire, al di là del mero aspetto assistenziale, quale era il rapporto intercorrente tra donne e istituzioni; quale visione della sessualità maschile e femminile "produceva" o "era riprodotta"; quale immagine di donna proponeva; o, forse bisogna dire, su quale figura reale era impostata; quale controllo, quale condanna, quale atteggiamento investiva le donne/prostitute. In altre parole, esisteva una normativa in materia di comportamento sessuale? Quali atteggiamenti erano esplicitamente condannati? La pratica e la dottrina giuridica andavano di pari passo?
Una risposta può essere dunque rintracciata nei codici penali granducali: stabilire, seppur a grandi linee, il quadro giuridico in materia di delicta carnis, fornisce infatti un primo indispensabile livello di lettura.
Esisteva dunque una normativa in materia di comportamento sessuale? Quali atteggiamenti erano esplicitamente condannati? La pratica e la dottrina giuridica andavano di pari passo?

© 2003 Giunti Gruppo Editoriale


L'autrice

Michela Turno vive attualmente a Firenze, dove si è laureata in Storia Contemporanea.


Di Grazia Casagrande


26 settembre 2003