NARRATIVA ITALIANA

Paola Capriolo
Qualcosa nella notte
Storia di Gilgamesh, signore di Uruk, e dell'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle

"Ma tu davvero non sai rassegnarti al tuo destino di uomo, accontentarti di quei rari, perfetti istanti di beatitudine che ancora rammento così bene e che la vita può offrire a chi non veda schiudersi dinanzi a sé una durata infinita?"

Studi approfonditi, ricerche e letture hanno preceduto la stesura di questo romanzo. Eppure la lettura non suscita l'impressione dell'opera di fredda erudizione, ma appassiona per l'intensità delle psicologie dei personaggi, per il fascino dei paesaggi descritti e per l'eleganza dello stile.
Il grande poema epico della civiltà sumerica, il Gilgamesh per l'appunto, affonda le sue radici nella tradizione orale riconducibile addirittura al III millennio a.C. Varie le versioni scritte antiche, in ogni caso la figura del Signore di Uruk ha lasciato tracce letterarie davvero importanti anche in opere molto meno lontane. Qui, la Capriolo ha scelto, pur nell'assoluto rispetto di una corretta ambientazione storico-culturale, di dare al suo personaggio principale e all'amico Enkidu connotazioni psicologiche in cui anche l'uomo contemporaneo possa rispecchiarsi. Gilgamesh, per tre quarti divinità e per un quarto uomo, aveva da quest'ultima parte di sé la più pesante delle eredità: la mortalità. Così tutto il potere e tutta la gloria non potevano non scontrarsi col senso del limite, del finito, dentro l'universale aspirazione all'immortalità e all'infinito. E le eterne domande che millenni fa, come anche oggi, l'uomo si poneva senza potersi dare delle risposte attraversano il tempo, le civiltà e le culture, restando immutate e pressanti. Anche il passaggio di Enkidu, "l'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle", dallo stato di natura all'accettazione della civiltà significa una perdita, in un certo senso una morte: la morte dell'innocenza e dell'unione profonda tra uomo, animali e natura.
Il valore del mito sta appunto nella sua eternità e nella sua perenne attualità. È qualcosa in cui, in modo consolatorio, l'uomo può rispecchiarsi senza confini di tempo e di luogo e Paola Capriolo ha saputo conferire al tema trattato la giusta distanza perché anche i contemporanei vi si possano confrontare limpidamente.

Qualcosa nella notte. Storia di Gilgamesh, signore di Uruk, e dell'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle di Paola Capriolo
203 pag., Euro 16.00 – Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-52039-6

Le prime righe

Parte prima

I

Un'arida distesa di sabbia, che il vento solleva plasmando capricciosamente colline effimere. Dappertutto, fin dove può arrivare lo sguardo, non si scorge neppure un filo d'erba, e solo da alcuni alvei prosciugati si indovinano a tratti gli antichi canali.
Dalla sabbia che ricopre ogni cosa affiorano qua e là, come relitti di un naufragio, resti di mura corrose dal tempo, ora isolati, ora disposti a rettangoli concentrici, diroccati labirinti dove si smarriscono i rari animali selvatici. Volpi e sciacalli frugano con il muso tra i mattoni d'argilla, se mai qualcosa di vivo si annidasse nelle commessure, ma non trovano altro che polvere, e una bianca sostanza cristallina che lascia sulla lingua il sapore del sale.
Poco lontano sorge una tozza collina di mattoni che si distingue appena da quelle create dal vento: è più larga alla base, più stretta alla sonunità, e le sue pareti, simili a giganteschi gradini, si innalzano a fatica verso un cielo irraggiungibile.
Quando la tempesta si leva, volpi e sciacalli corrono a rifugiarsi nelle tane, turbini di sabbia avvolgono le rovine confondendole nel loro abbraccio; e quando la tempesta si placa non rimane più nulla, solo quella distesa polverosa che si estende a perdita d'occhio, un oceano immoto, uniforme, dove affondano le opere degli uomini.

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autrice

Paola Capriolo, nata a Milano nel 1962, ha esordito nel 1988 con la raccolta di racconti La grande Eulalia, cui sono seguiti i romanzi Il nocchiero , Il doppio regno, Vissi d'amore, La spettatrice, Un uomo di carattere, Barbara, Il sogno dell'agnello e Una di loro, oltre alla raccolta di fiabe La ragazza dalla stella d'oro, al racconto Con i miei mille occhi (con CD musicale di Alessandro Solbiati) e al saggio L'assoluto artificiale. Nichilismo e mondo dell'espressione nell'opera saggistica di Gottfried Benn. Sue opere sono tradotte in Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Spagna, Olanda, Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Ungheria. Ha tradotto opere di grandi autori della letteratura tedesca tra i quali Goethe, Kleist, Kafka e Thomas Mann. Collabora alle pagine culturali del "Corriere della Sera".


Di Grazia Casagrande


26 settembre 2003