RACCONTARE E RACCONTARSI


10 storie per la pace

"C'è una leggenda, dalle nostre parti. Dice che il mondo è al sicuro finché un narratore continuerà a raccontare le sue storie in faccia al grande oceano. Al solo scopo di placarne la furia."

Sono dieci storie nate in un momento cruciale della contemporaneità. Sono storie che non hanno perso valore e tensione morale nel promuovere la pace perché, anche se teoricamente conclusa, la guerra dell'Iraq e altre (dimenticate) nel mondo continuano a provocare morti e distruzioni. I dieci scrittori che hanno fatto dono dei loro racconti hanno partecipato al progetto editoriale di devolvere il venti per certo del prezzo di copertina ad Emergency, mostrando concretamente una sensibilità che già dai loro scritti è possibile evincere.
Il primo racconto, Italia di Carlo Lucarelli, titolo che è il nome della protagonista, parla di una giovinezza rubata dalla Seconda guerra mondiale e di un sorriso di ragazza che la tragedia collettiva ha spento. Franco Scaglia ha invece offerto alla raccolta un racconto inedito, primo nucleo narrativo del romanzo Il Custode dell'acqua, in cui già appare l'atmosfera magica di una tormentata Gerusalemme in cui due ragazzi innamorati lasciano intuire qualche possibilità di speranza. Una Milano sotterranea è il teatro in cui si svolge la storia scritta da Piero Colaprico: un terrorista in azione in un paese già ferito a morte. Sandrone Dazieri invece ci parla del ricco nordest, postmoderno e spietato. La CNN raccoglie le confessioni di un dittatore megalomane, scampato a mille attentati, dichiarato morto più volte ma sempre pronto all'azione, nel racconto di Giancarlo De Cataldo. Una sola donna, Laura Facchi, appare tra gli scrittori del volume con il diario quotidiano di chi sta subendo tutte le crudeltà della guerra, la miseria dell'essere profughi e la sventura di essere nati nel posto sbagliato. Giuseppe Genna poi propone un discorso di George Bush Sr. in cui la libertà è offerta ai popoli con bombardamenti e violenze perché in lui c'è la convinzione profonda che il mondo sia un bene personale della nazione americana.
Hôtel des Invalides: chi è sopravvissuto porta sul suo corpo per sempre i marchi infami della guerra, e questi uomini dilaniati da bombe e mine ritrovano la voce grazie alle pagine di Antonio Scurati.
In Tutta questa gente di Alessandro Bertante, la prima guerra mondiale è vista attraverso gli occhi di un soldato sloveno (ma il suo sguardo non è molto diverso da quello di un soldato italiano): lontano da casa, dal figlio e dalla moglie, nel fango e nella sporcizia, spaventato e senza odio per il "nemico", con il solo bruciante desiderio di tornare a casa.
Chiude la raccolta Rachid di Valerio Evangelisti. Un ragazzo palestinese andato a combattere in Afghanistan "per difendere l'Islam dai nuovi crociati che cercano di distruggerlo" racconta il suo viaggio (un sacchetto di plastica sulla testa, i polsi e le caviglie legati da cinghie) verso "la terra di Satana", cioè Guantanamo, in cui l'umiliazione è pari all'odio per il nemico. All'arrivo ancora umiliazioni: spogliati, resi inermi da iniezioni, coperti dai loro escrementi, chiusi in gabbie dalle sbarre roventi come animali feroci. E con questa scena di orrori "democratici" si chiude il libro.

10 storie per la pace
A cura di Alessandro Bertante
157 pag., Euro 10.00 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-8195-4

Le prime righe

Introduzione

Noi non conosciamo la guerra. Nella nostra percezione rimane una realtà distante, rappresentata in modo differente a seconda degli scenari e degli antagonisti in campo. Vediamo la guerra in televisione, la leggiamo sui giornali, ne discutiamo fra conoscenti, oppure ci viene proposta attraverso la finzione cinematografica. Ma non è mai una visione credibile.
Noi non conosciamo la guerra. Eppure i nostri nonni l’hanno vissuta: decenni fa l’Europa è stata teatro della carneficina più sanguinosa della storia e sono trascorsi davvero pochi anni da quando nella vicina ex Jugoslavia conflitti civili ed etnici hanno riportato il ventesimo secolo in una barbarie che sembrava definitivamente superata. Ciò nonostante abbiamo rimosso la guerra dalla nostra memoria, perché, nei fatti, non ci riguarda direttamente. Eppure è una tragedia quotidiana quella che si consuma lontano dalla nostra attenzione, una tragedia fatta di morte, e distruzione.

© 2003 Edizioni Piemme


Di Grazia Casagrande


19 settembre 2003