IL ROMANZO DI FRONTE ALLA STORIA

Imre Kertész
Fiasco

"E la scrittura? Scrivere non è una grazia?"
"No"
"Allora cos'è?"
"Un indugio. Una scappatoia. Una maniera di aggirare l'ostacolo. Il rinvio - impossibile certo - della scelta della grazia."

Imre Kertész è un uomo deciso, dall'aspetto duro e impassibile ed è difficile scoprire il suo animo dietro a uno sguardo così impenetrabile. Ha raggiunto tardi il successo con il primo romanzo, Essere senza destino, che racconta la drammatica esperienza del nazismo e di Auschwitz, perché la scrittura è stata per lui prima esperienza personale che professionale. Ma ora, forse anche grazie al Premio Nobel che gli è stato assegnato nel 2002, ha raggiunto una sicurezza d'approccio nei confronti della letteratura che supera ogni personalismo. Eppure anche Fiasco (opera, a dire il vero, che risale al 1988) racconta una parte della sua vita e il sofferto rapporto con il comunismo di matrice stalinista, condiviso in patria con tutta la sua generazione. La struttura della storia è piuttosto complessa, presentando un romanzo nel romanzo, un gioco di scatole cinesi che sembra ripetersi all'infinito. Protagonista è un uomo (detto il vecchio, ma la cui età è difficile da stabilire) che in una città indefinita che potrebbe essere Budapest, si dedica alla scrittura di un racconto (il Fiasco del titolo) che il lettore può seguire pagina dopo pagina nel suo generarsi.
E mentre l'autore scrive prende vita anche il suo protagonista, Köves, che si trova in una condizione non a caso analoga a quella dei cittadini ungheresi tra il 1948 e il 1953, segnato dal terrore stalinista, con il timore di essere deportato, la mancanza di libertà individuale, la paura di esprimere le proprie opinioni.
Un romanzo che denuncia il fallimento politico di un'utopia universale accanto a quello personale di un singolo uomo. E nelle parole di Kertész si legge tutta la sofferenza per un regime oppressivo, per la coercizione e la mancanza di dignità, ma anche il timore di un fiasco totale che si traduce in una sconfitta personale. Un romanzo che apre moltissime parentesi (metaforiche e reali), come se fossero l'unico modo di comunicare il pensiero nascosto, come se ciò che compare tra questi due segni possa essere scritto sempre e comunque in libertà, pur non portando ad alcuna soluzione.

Fiasco di Imre Kertész
Titolo originale: A Kudarc
Traduzione di Antonio Sciacovelli
283 pag., Euro 15.50 – Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01642-7

Le prime righe

Il vecchio stava in piedi davanti al secrétaire. Pensava. Era mattina (relativamente presto, potevano essere le dieci). A quell'ora il vecchio era solito mettersi a pensare.
Ne aveva di problemi e di pensieri, il vecchio, aveva dunque di che pensare. Ma non pensava, il vecchio, a quello a cui avrebbe dovuto pensare.
Né possiamo sapere precisamente a cosa pensasse. Che stesse pensando, si vedeva chiaramente, ma i suoi pensieri non trasparivano. È anche possibile che non stesse affatto pensando. Ma era mattina (relativamente presto, potevano essere le dieci), ed era sua abitudine, a quell'ora, pensare. Il vecchio era talmente incallito nel pensare, che in quei momenti era capace di destare l'impressione di star pensando, anche quando non pensava, sebbene potesse darsi l'eventualità che egli stesso immaginasse di star pensando. Questa è la verità, non c'è nulla da nascondere.
Il vecchio, dunque, pensando (immerso nei suoi pensieri), stava in piedi davanti al secrétaire.
Non possiamo evitare di accennare, a questo punto, al secrétaire.

© 2003 Giangiacomo Feltrinelli Editori


L'autore

Imre Kertész è nato a Budapest nel 1929. È stato deportato ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945. Traduttore di Freud, Canetti, Nietzsche, Wittgenstein e altri, ha scritto pièce teatrali per finanziare la propria carriera di scrittore. Kertész impiegò circa dieci anni a scrivere Essere senza destino (pubblicato in Ungheria nel 1975 e completamente ignorato fino alla fine degli anni ottanta), il primo capitolo dell'ideale trilogia che prosegue con Fiasco e si conclude con Kaddish per il bambino non nato. Nel 2002 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.


Di Giulia Mozzato


19 settembre 2003