RIFLESSIONI POLITICHE

Luis Sepúlveda
Il generale e il giudice

"Quando ho sentito la notizia alla radio, ero sull'autostrada vicino a Udine: i freni si sono messi a stridere, gli automobilisti dietro di me mi hanno insultato, ma che importava? Il dittatore agli arresti. Pinochet. Per qualche minuto, per qualche ora, magari per anni. Privato di una libertà che non merita, perché il posto dei criminali, dei delinquenti, è il carcere."

11 settembre 1973. È appena trascorso il trentesimo anniversario di una data cruciale e drammatica per la storia del Cile: quella della caduta del governo di Salvador Allende per l'intervento golpistico militare del generale Pinochet. Oltre alle migliaia di morti che si contarono in quei giorni e nei mesi successivi (tra i tanti "non sapremo mai il numero esatto di militanti, di combattenti socialisti, comunisti, del Movimento de la Izquierda Revolucionaria o del Frente Patriótico Manuel Rodríguez che caddero per la libertà"), un numero elevatissimo di cittadini furono costretti a emigrare. lasciando nella società cilena una ferita ben lontana dall'essere rimarginata: "finché il Cile non ritroverà anche l'ultimo dei suoi desaparecidos, finché non si saprà quando e come è morto, chi sono i suoi assassini e soprattutto dove sono i suoi resti, la ferita rimarrà aperta, ed è compito degli uomini onesti tenerla aperta e pulita, perché quella ferita è la nostra memoria storica". Il generale e il giudice è una raccolta di articoli apparsi su vari quotidiani, tra i quali la Repubblica, El Pais e El Periodico de Catalunya (Spagna), Pagina 12 (Argentina), TAZ (Germania) e Le Monde (Francia). Sono testi scritti in occasione dell'arresto, avvenuto a Londra il 16 ottobre 1998, del generale Pinochet (ma anche nei mesi e negli anni successivi) e ripercorrono la storia del colpo di stato e della dittatura, sino al momento catartico della decisione dei giudici inglesi, vissuto da Sepúlveda con una ben comprensibile soddisfazione. È un'analisi della situazione socio-politica cilena degli ultimi trent'anni (il "sacro ufficio della memoria"), ma anche il ricordo personale di eventi vissuti in prima linea, rischiando e soffrendo. L'iniziale entusiasmo è stato rapidamente stroncato con lo svilupparsi della vicenda giudiziaria legata al dittatore, frustrante, e la polemica si inasprisce nel momento in cui da una parte della società cilena si richiede un "colpo di spugna" giustificato dalla priorità (in realtà una scusa) dell'unità nazionale. Sino al rientro in patria di Pinochet, l'ultimo schiaffo morale a un popolo già tanto colpito.
È anche un'analisi dei motivi per cui la dittatura, appoggiata dal governo americano, riuscì a prendere possesso della nazione: "in un Cile in letargo dal punto di vista sociale, con il terrore insediato in ogni casa, con le strade proibite durante le ore di coprifuoco, fu facile intraprendere il primo grande esperimento neoliberista e fu altrettanto facile dichiararne il successo". Un errore, un'infamia rimasta impunita, un monito per il futuro non solo cileno, perché se la storia può ripetersi sta a noi impedire che ciò accada.

Il generale e il giudice di Luis Sepúlveda
Titolo originale: La locura de Pinochet
Traduzione di Ilide Carmignani
134 pag., Euro 10.00 - Edizioni Guanda (Prosa contemporanea)
ISBN 88-8246-614-0

Le prime righe

Un abitante della mia memoria

Gli articoli raccolti in questo libro sono nati dall'indignazione e dall'impotenza. Durante i due anni, o quasi, in cui Pinochet era agli arresti a Londra, gli sforzi del giudice spagnolo Baltasar Garzón avevano aperto un piccolo spiraglio alla più legittima delle speranze: il dittatore poteva essere processato per i suoi crimini sin troppo evidenti. Ma alla fine questo non è successo e, con lo scandaloso appoggio del governo cileno, Pinochet se n'è tornato trionfante a casa. Il criminale è rimasto ancora una volta impunito. Ancora una volta si è sputato sulla memoria delle vittime.
Di quelle vittime restano solo piccoli ricordi, ricordi testardi che rifiutano di lasciarsi cancellare con assegni o ipotesi di futuro. Si sa molto poco di loro, di come e quando furono assassinati, e finché quei corpi scomparsi non saranno rinvenuti, peseranno sul Cile come una maledizione. Ma ci restano la loro memoria e il loro eterno esempio.

© 2003 Ugo Guanda Editore


L'autore

Luis Sepúlveda è nato in Cile nel 1949 e vive in Spagna, nelle Asturie, dopo aver abitato ad Amburgo e Parigi. Ha scritto: Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, Il mondo alla fine del mondo, Un nome da torero, La frontiera scomparsa, Incontro d'amore in un paese di guerra, Diario di un killer sentimentale, Jacaré, Patagonia Express, Le rose di Atacama, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare e con Bruno Arpaia, Raccontare, resistere. Sul sito del Caffè Letterario di libriAlice.it proponiamo l'intervista allo scrittore


Di Giulia Mozzato


12 settembre 2003