CINEMA E LETTERATURA

Gilbert Adair
The Dreamers

"Con un profondo gemito di piacere o di dolore, capitolò senza condizioni, calandosi finalmente nel ruolo che la vita aveva studiato per lui: quello dell'angelo martirizzato, fragile nel fisico e mansueto nel carattere, da accarezzare e picchiare, da cullare e insultare, capace di ispirare, in chi era attratto da lui e in chi lo attraeva, il desiderio di proteggere, e allo stesso tempo di profanare, l'innocenza che all'inizio era parsa tanto seducente."

La vicenda del romanzo, grazie al film di Bertolucci recentemente presentato alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, è probabilmente già nota a tutti, ma ne traccerò rapidamente i punti salienti. Un ragazzo della provincia americana, Matthew, arriva a Parigi per studiare cinema: siamo nel 1968. L'incontro con due gemelli, Théo e Isabelle, sarà per lui sconvolgente. I due ragazzi diciassettenni rappresentano tutto ciò che è trasgressione e raffinatezza e Matthew accoglie subito la proposta di andare a vivere con loro, convivenza che lo porterà a sperimentare la sua sessualità, la sua intelligenza e l'ambiguità affascinante in cui si trova immerso. Questo universo un po' claustrofobico e del tutto autoreferenziale sarà improvvisamente spezzato da una sassata che rompe un vetro, "la strada entrò dentro dalla finestra": è scoppiato il Maggio. Un'esplosione reale e metaforica nello stesso tempo, un universo giovanile collettivo che non può non frantumare anche quella specie di cellula isolata dal "mondo normale", "il mondo che si fermava davanti alla porta sprangata dell'appartamento". Du passé faisons table rase diceva l'antica canzone popolare che i ragazzi di Parigi urlavano per le strade, e poi Le monde va changer de base / Nous ne sommes rien, soyons tout! proclamavano. Il primo dei tre a scuotersi e a capire di non potersi più isolare è Théo ("Io scendo" dice subito), gli altri lo seguono ed entrano come attori in quella grande, drammatica, epica e ingenua rappresentazione. Tutta la seconda parte del libro è dedicata alla ricostruzione delle manifestazioni, degli scontri, dei pestaggi (non è stato difficile a Bertolucci collegare quei momenti ai più recenti eventi genovesi, soggettiva parentesi che esula dal romanzo di Adair), ma si chiude su un momento particolarmente intenso per l'ambiente cinematografico francese, quasi per chiudere, in perfetta circolarità, il volume sul motivo che aveva spinto il protagonista americano ad andare a Parigi: il cinema.

The Dreamers di Gilbert Adair
Traduzione di Roberta Zuppet
154 pag., Euro 14.00 - Edizioni Rizzoli (Scala stranieri)
ISBN 88-17-87300-4

Le prime righe

La Cinémathèque Française si trova nel sedicesimo arrondissement di Parigi, tra la spianata del Trocadéro e l'avenue Albert-de-Mun, all'interno del Palais de Chaillot. Di fronte alla monumentalità mussoliniana dell'edificio, il cinefilo che viene qui per la prima volta esulta al pensiero di vivere in un Paese disposto a concedere tanto prestigio a quella che, altrove, è di solito l'arte meno rispettata. Da qui la sua delusione quando, a un esame più attento, scopre che la Cinémathèque vera e propria occupa solo una piccola ala dell'intera costruzione, accessibile, quasi di nascosto, da un'entrata sotterranea celata alla vista.
L'ingresso è raggiungibile dalla spianata — una suggestiva distesa di innamorati, chitarristi, pattinatori, venditori neri di souvenir, e tate inglesi o portoghesi che accudiscono bambine vestite di tartan — oppure da un serpeggiante vialetto che, correndo parallelo all'avenue Albert-de-Mun, offre uno scorcio della Tour Eiffel, simile, tra i cespugli illuminati, a un monte Fuji di ferro battuto. Da qualunque parte si arrivi, si finisce per scendere una rampa di scale che conduce al foyer della Cinémathèque, la cui minacciosa austerità è mitigata da un'esposizione permanente di cinetoscopi, prassinoscopi, lanterne magiche, teatri delle ombre e altre ingenue e affascinanti reliquie risalenti alla preistoria del cinema.

© 2003 RCS Libri Editore


L'autore

Gilbert Adair è uno dei più acuti osservatori culturali inglesi. Giornalista, critico cinematografico, sceneggiatore e traduttore di Georges Perec, scrive sull'Indipendent on Sunday. Ha pubblicato numerosi saggi e romanzi.


Di Grazia Casagrande


12 settembre 2003