IL CORPO E L'ANIMA

Valerio Magrelli
Nel condominio di carne

"Chi ha inventato le diciotto e trenta? Chi ha potuto concepire quest'ora mesta e letale? Da dove è sorto questo dosso del tempo, che rompe la giornata, la frattura, e la obbliga a rallentare, interrogandosi."

Un poeta che si fa narratore non può scordare le sue radici, non può disconoscere la propria anima: ne nasce dunque un'opera che sotto mentite spoglie mantiene il cuore pulsante di un creatore di versi. Al centro della narrazione il Corpo, un corpo spesso malato, vivente e vissuto, "io non elencherò tutti i miei mali, per altro trascurabili, ma solo quelli in cui si distingue meglio la natura metaforica dell'organismo".
Il protagonista affronta la vita con immediata difficoltà, "figlio della stagnazione e dell'ipocondrio, nato, come una Venere rovesciata e nera, dalle melmose acque della cattiva infinità pomeridiana", esordendo con una protesi "con cui guardare e traguardare l'arrivo di altre, infinite protesi", una "maschera di ferro" indispensabile per poter vedere. Medita sulla possibilità di indossare lenti a contatto, ma solo per escluderla. E, umiliato da calzini con pon-pon, continua ad affrontare la vita con gli occhiali, concentrandosi ora sulle orecchie: "fischi, sibili lunghi, stordimento e presentimento acustico", nonché cerume, "l'equivalente organico dei rifiuti tossici". Dopo cinque studi di acustica, Magrelli passa alla pelle, quella completamente esposta e quella più nascosta; anche scivolando sulla rottura di un braccio torna alla pelle e ancora il derma, con le verruche: "serve l'azoto liquido, armi spaziali, laser, per snidare l'orribile colonia di ultracorpi, ma io feci a modo mio. Grattai la superficie, enucleai l'insediamento, lo saturai di alcol e diedi fuoco. Troia in fiamme bruciava. Rimase una voragine buia, e tra le sue rovine non comparve mai più forma di vita". Dal pelle al piede, da questi alla gola e il sangue, dagli arti alla spina dorsale... Un corpo che produce liquami, un corpo sottoposto a ogni sollecitazione, all'attacco di virus, funghi, batteri e parassiti; un corpo che vale per la "sua temporanea capacità di ‘eseguire' l'individuo. Solo per poco. Mentre la voce, l'anima, è il software che lo accende". Un romanzo-poema su questo corpo, intenso e viscerale, forte nei toni e nelle parole, che si sviluppa lungo il filo divertito di un linguaggio ricercato che compone frasi come liriche.

Nel condominio di carne di Valerio Magrelli
122 pag., Euro 8.50 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabile. Stile libero n. 1146)
ISBN 88-06-16667-0

Le prime righe

I.

Il mio passato è una malattia contratta nell'infanzia. Perciò ho deciso di capire come. Questo referto, dunque, non vuole essere un teatro anatomico, piuttosto un susseguirsi di fotogrammi, dove quello che conta è il flusso dell'immagine, il corpo sgusciante che vibra sotto di me, la sua forma mutante tra le forme: vasi sanguigni, conchiglie di molluschi, cellette d'api, snodi autostradali, pelvi di uccelli, cristalli e filettature aerodinamiche. Non c'è trama, ma trauma: un esercizio di patopatia. Non c'è teoria, ma racconto di piccole catastrofi, giocate dentro gli spazi interstellari della carne.
Mentre con il termine « somatizzazione » si indica la maniera in cui il corpo risponde a una pressione interna, qui vorrei provare a parlare di «psichizzazione », al modo in cui si magnetizza un oggetto. Questione di energie debolissime: come reagisce il nostro sistema mentale alle trasformazioni del suo supporto? Perché i capelli rimangono attaccati al pettine che li ha portati via? Una trepida ragnatela, controluce, toccante fluttuare di alghe al trascorrere d'una corrente sottomarina.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, ha pubblicato tre raccolte di versi riunite nel volume Poesie e altre poesie e seguite, tre anni dopo, dal poemetto Didascalie per la lettura di un giornale. Nel 2002 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha conferito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana. Insegna letteratura francese all'Università di Cassino.


Di Giulia Mozzato


12 settembre 2003