NOVECENTO ITALIANO

Augusto De Angelis
Il mistero di Cinecittà

"Quei due delitti - anche se privi dei foschi caratteri dell'orrore e dell'incubo, come altri di cui lui si era dovuto occupare - gli apparivano disperatamente misteriosi. L'ambiente stesso contribuiva a dare al mistero un carattere stranamente paradossale."

Il giallo italiano è ormai diventato un genere dalla grande autorevolezza letteraria, vi si cimentano i più significativi scrittori, viene apprezzato dai maggiori intellettuali: insomma non ha di certo bisogno di credenziali per assurgere genere di "serie A". Questa però è una conquista (raggiunta anche con una certa fatica) abbastanza recente, nella prima metà del Novecento invece il giallo era il classico libro d'evasione senza troppe pretese e con poche ambizioni stilistiche. Del tutto anticipatrice insomma è la produzione letteraria di Augusto De Angelis che la Sellerio sta riproponendo con una intelligente scelta editoriale, dopo che l'autore e uno dei suoi maggiori personaggi, il commissario De Vincenzi, erano stati ormai dimenticati dal grande pubblico che aveva invece avuto l'opportunità di conoscerli in una riduzione televisiva degli anni Settanta e nella magistrale interpretazione di Paolo Stoppa. Anche Cinecittà ha avuto negli ultimi trent'anni un certo declino, mentre oggi sta riacquistando autorità e peso internazionali, così questo romanzo di De Angelis ambientato in quello che è il tempio del cinema italiano è particolarmente intrigante. L'ambiente è quello spesso spietato di registi, attori, sceneggiatori e produttori cinematografici; gli intrighi sentimentali ed economici appaiono credibili; le situazioni in cui gli investigatori operano sono ancora dominate da una semplicità e da una autenticità che l'attuale mondo dello spettacolo sembra avere assolutamente perso; anche le tecniche investigative, sono del tutto empiriche e soprattutto il peso dominante è dato all'intelligenza e all'intuito del commissario di polizia che non ha a disposizione nessuna sofisticata tecnica d'indagine (si pensi che ad esempio De Vincenzi usa abitualmente l'autobus per i suoi spostamenti in città perché le automobili erano un bene di pochi). Oltre all'ambientazione interessante, alla sensibile costruzione dei personaggi, alla perfetta orchestrazione narrativa, il romanzo interessa anche per il suo essere specchio di un momento e di un ambiente particolari che mantengono intatto il loro fascino.

Il mistero di Cinecittà di Augusto De Angelis
243 pag., Euro 11.00 – Edizioni Sellerio di Giorgianni (La memoria n. 577)
ISBN 88-3891883-X

Le prime righe

1

Dodici più una

Dodici persone si trovavano riunite nella serra d’inverno dell’albergo.
Dodici persone visibili, di sangue carne muscoli e ossa, che vestivano panni, pensavano, agivano: e una tredicesima invisibile, tanto più presente nella sua essenza incorporea. Sicché ognuna delle altre poteva averla accanto e addosso, muta, inavvertita e implacabile.
Dodici persone, provenienti da lontane parti del mondo, o che da assai lontano tornavano. Inconsapevolmente legate a un comune destino, quotidianamente giocavano col tragico e consideravano la tragedia materia di speculazione artistica e di commercio, ideandola, plasmandola, rendendola parlante e viva sullo schermo.
A riunire quelle persone lì dentro erano stati i milioni di Giucè Caienni e di Micheluccio Vernieri, e la volontà di Vassilli Boldviski. Queste due forze, una bruta e l’altra brutale seppure intelligente, avevano creato l’Acidalia Film, casa cinematografica annunziatasi subito solida e potente.

© 2003 Sellerio Editore


L'autore

Augusto De Angelis, nato a Roma nel 1888 e morto a Bellagio appena uscito di galera nel 1944, per le percosse subite durante un’aggressione, approdò al romanzo poliziesco nel 1935, col titolo Il banchiere assassino. I suoi romanzi hanno a protagonista il commissario De Vincenzi, portato in televisione negli anni Settanta da Paolo Stoppa. Ha scritto: Il mistero delle tre orchidee e L’Albergo delle Tre Rose.


Di Grazia Casagrande


5 settembre 2003