NOVECENTO ITALIANO

Francesco Biamonti
Il silenzio

“Solo dopo tanti anni di viaggio, dopo tanto vagare, si vede il vero volto dell’avventura.”

Questo brevissimo testo di Biamonti è nelle librerie italiane da alcuni mesi, ma per una volta ci svincoliamo dalla pressante necessità di presentare le ultimissime uscite e parliamo di un piccolo gioiello che non deve passare inosservato. Innanzitutto perché si tratta di un documento, il lavoro degli ultimi mesi di vita di un grande autore racchiuso in un dattiloscritto di 29 cartelle conservato dalla famiglia e pubblicato postumo. Ma anche perché queste pagine costituiscono l’inizio di un romanzo che doveva svilupparsi in ben maggiore dimensione, ne sono la traccia e al contempo la promessa, esplicita, di un racconto d’amore intricato e complesso. Protagonisti un uomo, Edoardo, un ex marinaio, e una donna molto bella e molto libera, Lisa. Attorno a loro il rigoglio della costa ligure, la bellezza dei suoi fiori e delle sue piante sempre citate con particolare accuratezza, il fascino del mare e delle navi che ne solcano le onde, l’elegante bellezza della Costa Azzurra da Mentone a Nizza. Protagonista anche l’ansia esistenziale e le difficoltà di comunicazione che si celano dietro un’apparente tranquillità: non a caso il testo termina con un’angosciosa domanda di Lisa a Edoardo. “Il titolo ipotetico potrebbe essere Il silenzio” dichiarava lo scrittore in un’intervista rilasciata pochi mesi prima della morte a Manuela Camponovo sul nuovo romanzo in fase di creazione e riportata al termine del testo. E questo titolo è stato dato alle poche pagine che malgrado la malattia Biamonti riuscì a scrivere: “emozione che diventa forma. Intanto parte da un’emozione, poi, se non diventa forma, certo rimane un grido, un gemito” dichiarava ad Antonella Viale nel 1999, prima di scoprire la malattia ma subito dopo aver iniziato questo nuovo, impegnativo lavoro che, non poteva saperlo, non avrebbe visto la fine.

Il silenzio di Francesco Biamonti
43 pag., Euro 7.00 – Edizioni Einaudi (L’arcipelago Einaudi n. 20)
ISBN 88-06-16484-8

Le prime righe

I.

Sali per terrazze e scalette sbilenche, sino al bosco. Una donna sedeva tra le angeliche, mani bagnate e una goccia sul mento.
— Qui c’è suo?
— Mio? È dir troppo.
Allora lei chiese s’era buona quell’acqua. Era un filo che correva verso il ruscello secco.
— È un po’ calcarea. Ma una volta la bevevamo, e non siamo mai morti...
— Avevo sete.
Quando la campagna era ben tenuta, la sorgente sgorgava da un condotto e andava su tronchi di pino a una fossa rivestita di pietre. Adesso si perdeva sulla terra gerbida.
— Mi sa dire come si chiamano questi fiori?
— Angeliche.
La donna parve incantata, la fronte senza tempo.
— Il nome è molto bello. È lei che li ha piantati?
— Vi ho gettato il seme. Amano avere le radici nell’acqua e la testa nel sole.
— Un velo stellato.
Poi lei disse ch’era lì perché andava a cercare un podere sopra il bosco.
- Ma non c’è niente: solo crete e cespugli e un ovile.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Francesco Biamonti (1928-2001) ha scritto: L’angelo di Avrigue, Vento largo, Attesa sul mare, Le parole la notte.


Di Giulia Mozzato


5 settembre 2003