UN'ESTATE IN GIALLO

Attilio Veraldi
L'amica degli amici

"Era stata un'idea sua quel viaggio e, contro il parere del questore Mellone, aveva anche insistito molto per farlo, convinto che quella di trasferirsi a New York armi e bagagli, donna Patrizia compresa, fosse stata una sciocchezza da parte di Ammirato, il tanto sospirato - da lui, Apicella - passo falso."

"Ci sarebbero vari buoni motivi per leggere, o iniziare a leggere, o continuare a leggere i romanzi di Attilio Veraldi". Così esordisce Marcello Fois nella sua introduzione al romanzo che Avagliano ripubblica nell'ambito di una lavoro importante di "riscoperta" dell'opera dello scrittore napoletano: L'amica degli amici era stato edito nel 1984 da Mondadori ed è, ovviamente, da tempo introvabile. È difficile resistere alla tentazione di riportare l'introduzione di Fois parola per parola, anziché scrivere altre frasi, non altrettanto incisive di sicuro, per descrive l'opera di questo romanziere in generale e questo libro in particolare. "Il romanzo di un'America che non si può raccontare se non attraverso l'occhio italianissimo, o dovrei dire napoletanissimo, del commissario Corrado Apicella". Questo è il senso di un giallo ambientato negli Stati Uniti, ma vissuto "all'italiana" da un commissario in trasferta e da gangster legati al traffico internazionale di droga che vivono nei grandi palazzi di New York, ma sono intensamente, visceralmente italo-americani. A partire dalla lingua, un inglese rielaborato, l'"anglocafone", che Veraldi riesce a far intuire anche ai lettori italiani, partendo dalla storpiatura del nome del protagonista che da Apicella diventa "Mister Episelaa". New York è il centro di tutto, del benessere e della delinquenza, della ricchezza "onesta", ma anche di quella che deriva da traffici illeciti di ogni tipo che trascinano con sé quotidiani ammazzamenti. Scrive ancora Fois: "E a chi dicesse ad Apicella che è il posto più bello del mondo, lui risponderebbe che per stabilire ciò il mondo bisognerebbe vederlo tutto; a lui, ad Apicella basta pensare al Golfo di Napoli per sentirsi meglio.

L'amica degli amici di Attilio Veraldi
Introduzione di Marcello Fois
292 pag., Euro 9.00 - Edizioni Avagliano (Tascabili Avagliano n. 5)
ISBN 88-8309-128-0

Le prime righe

I

La vecchia lo guardò da sopra le spesse lenti convesse degli occhialetti a mezza luna. Vide che non aveva bagaglio con sé e non aspettò neppure che uscisse dall'ascensore, disse subito:
"Oggi è il giorno, Mister Episelaa. Non ha dimenticato, vero?"
Una maniera come un'altra per augurargli il buongiorno.
Il commissario Corrado Apicella della Squadra Mobile di Napoli rimase fermo con il cigolante cancelletto aperto a metà e un piede già quasi nell'atrio dell'Epson Hotel.
"Eh?"
Dell'inglese degli americani lui afferrava tutto e niente, secondo i casi. Quella donna lì non la capiva affatto, per esempio; si rese solo conto che s'era rivolta a lui. Del resto, a parte la puntuale storpiatura del nome, nell'atrio dell'albergo quella mattina non c'era nessun altro.
Nel salottino sulla sinistra del vecchio ascensore, sulle nere e dure sedie Tudor disposte sotto l'appannata specchiera non c'era la solita fila dei pensionati consumati dalla noia; evidentemente s'erano trasferiti sulla Quinta Avenue, dove quel giorno sfilavano i chiassosi irlandesi. Una mattina diversa anche per loro.
La sua s'era annunciata diversa poco dopo le sette, quando era già sveglio da un pezzo ormai, con lo squillo del telefono sul comodino.
"Mister Apisella?" aveva chiesto una voce raschiante.

© 2003 Avagliano Editore


L'autore

Attilio Veraldi (Napoli 1925 - Montecarlo1999) è considerato il maestro del giallo italiano. Ha tradotto da lingue scandinave e dall'americano più di cento libri e ha pubblicato i seguenti romanzi: La mazzetta, Uomo di conseguenza, Il vomerese, Naso di cane, L'amica degli amici, Donna da Quirinale (in collaborazione con Guido Almansi), Scicco e L'ombra dell'avventura.


Di Giulia Mozzato


1 agosto 2003