UN'ESTATE IN GIALLO

Dante Liano
Il figlio adottivo

"Gli uomini forti e bramosi, gli uomini veementi e sentimentali spesso si aggrappano con gesti disperati, a una vita senza intelligenza."

Se ci si fermasse strettamente alla trama del romanzo, si potrebbe supporre di trovarci di fronte a un romanzo noir, ma chiudere all'interno di un genere questo testo di Liano sarebbe davvero improprio perché la crudeltà bestiale del massacro di una intera famiglia è qui descritta non per permettere l'identificazione degli assassini (che sono stati colti in fragrante), quanto per capire che cosa vi fosse dietro a quel delitto e a tanta crudeltà. Un uomo giudicato "pio" dall'intero paese aveva adottato un bambino di strada, un poveraccio che sarebbe finito male senza quell'intervento salvifico. Lo stesso bambino, diventato adulto, è giudicato da subito l'organizzatore del massacro della sua famiglia. Manuel, il figlio adottivo, sembra volersene vantare dichiarando in continuazione un incontenibile odio per il vecchio ipocrita che lo aveva trattato sempre come uno schiavo, e che lo aveva adottato solo per avere uno che lavorasse per lui gratuitamente. Costretto a dormire nella vasca da bagno, disprezzato da tutta la famiglia, aveva come unica interlocutrice la ragazzina, unica sopravvissuta al massacro. Grassoccia, non certo avvenente, era però stata dal fratellastro violentata più volte, almeno questo è quello che emerge dai primi riscontri e dalle prime testimonianze degli interessati. Ma il medico, vera coscienza del villaggio, unico scevro dai pregiudizi e dal perbenismo diffuso e cieco, dubita subito che le cose siano così semplici: perché la ragazzina è stata risparmiata? è davvero estranea al delitto? forse le cose non sono così lineari come la polizia e i giudici (che hanno condannato a morte i colpevoli) hanno stabilito. Forse...
A questa vicenda principale si intreccia la storia di Erwin Rosario, un pugile, un perdente, un giovane che ama riamato, ma che è rifiutato dalla borghese famiglia della ragazza, che fugge in Europa con lei e che infine viene catturato come complice di quell'omicidio orrendo. Storie diverse legate tra loro dalla difficoltà di mettere a fuoco vittime e colpevoli, storie che Liano sa proporre al lettore con compassione, mostrando quanto sia complessa la vita.

Il figlio adottivo di Dante Liano
Titolo originale: El hijo de casa
Traduzione di Ana Pace
144 pag., Euro 15.00 - Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN 88-7684-754-5

Le prime righe

1

Il dottor Abelardo Zamora entrò dal portone oscuro, denso d'umidità e di polvere, che l'avrebbe condotto all'obitorio dell'ospedale nazionale di Santa Ana. Gli sembrò di attraversare un'atmosfera sottomarina, come se dalle pareti coperte di muschio stessero per sbucar fuori dei pesci fluttuanti, o dei licheni, oppure quelle piante carnose e arancioni che ondeggiano nelle profonde oscurità di un naufragio. Soffiò aria dal naso, come se qualcosa lo infastidisse. L'umidità. Alle sue spalle, la giornata cominciava a bruciare e gli sarebbe bastato semplicemente voltarsi per rimanere abbagliato dal sole, che alle Otto del mattino esplodeva sulle case bianche attorno all'ospedale. L'androne era alto e fresco, sudicio e squallido. Calpestò le cartacce sul pavimento: pacchetti di sigarette, di cicche, di caramelle; biglietti dell'autobus. La gente passava e buttava. A Parigi questo non succedeva; a volte pensava rassegnato che i suoi studi di medicina in Francia alla fin fine non fossero serviti a granché, se non a cogliere la differenza fra chi butta la carta per terra e chi non lo fa.

© 2003 Frassinelli Editore


L'autore

Dante Liano, scrittore guatemalteco, vive a Milano ed è docente di letteratura ispano-americana. Nel 1991 ha vinto il Premio nazionale per la letteratura del suo paese. Tra le sue opere sono tradotti in italiano i romanzi Il mistero di San Andrés e L'uomo di Montserrat. È inoltre autore, assieme a Rigoberta Menchú, delle novelle La bambina di Chimel e Il vaso di miele. In Spagna Il figlio adottivo è stato finalista del prestigioso premio Herralde per gli inediti.


Di Grazia Casagrande


1 agosto 2003