STORIE DAL MONDO

Mohsen Makhmalbaf
Il giardino di cristallo

"Quando si abbandonava a questi pensieri, la disperazione la sopraffaceva. Un profondo scoramento la invadeva e la dissuadeva dall'intraprendere qualsiasi cosa. Anche per compiere i gesti di ogni giorno, aveva bisogno di credere in qualcosa."

Se le notizie che arrivano quotidianamente dall'Iran ci mostrano un Paese in forte tensione, che sta combattendo nelle strade e nelle università per ottenere delle libertà e dei diritti che vede conculcati; se questa complessa fase può far temere un uso strumentale delle legittime rivendicazioni dei giovani; se infine crediamo che ogni popolo debba da solo costruire la propria libertà e le proprie regole civili, questo romanzo di Makhmalbaf può essere uno strumento anche più forte di una rivolta o di una dimostrazione di piazza.
La vicenda si svolge a Teheran negli anni Ottanta, nel periodo della guerra contro l'Iraq e della rivoluzione islamica. Protagoniste sono cinque donne, fulcro delle rispettive famiglie, che sostengono non solo i legami parentali ma anche le loro difficili quotidianità, senza l'appoggio di uomini, assenti o perché uccisi in guerra o perché vinti dall'oppio e dall'apatia. E le donne appaiono forti e fragili nello stesso tempo, proiettate verso il futuro e fortemente ancorate alla tradizione, ma capaci, grazie alla forza dei sentimenti, di non cedere, di non crollare anche se costrette a subire dolori e violenze e spesso tentate a rifugiarsi nella rassegnazione e nella sottomissione. L'autore, noto soprattutto come regista, ha avuto grande peso nel dibattito attuale con il bel Viaggio a Kandahar, e le parole di Emanuela Liverani su quel film, potrebbero valere anche per questo libro: "La narrazione di piccole cose come metafora delle grandi problematiche dell'uomo, aspetto fondante dello stile realista di Makhmalbaf, accresce la drammaticità del racconto".

Il giardino di cristallo di Mohsen Makhmalbaf
Titolo originale: Le jardin de cristal
Traduzione di Alberto Cristofori
255 pag., Euro 15.00 - Edizioni Bompiani (Narratori Stranieri Bompiani)
ISBN 88-452-5392-9

Le prime righe

Layeh conosceva i dolori del parto. Già due volte aveva partorito. AI termine di ciascuna gravidanza, le contrazioni s'erano annunciate con delle fitte alle reni. Leggere, dapprima. Apparentemente non gravi. Poi il male era cresciuto fino alla nascita dei bambini, tutti e due belli e robusti. Quei segni, ogni donna era in grado di interpretarli, anche se era incinta per la prima volta. Perché allora quel malessere che la coglieva così d'improvviso?
Aveva un bel calcolare, non ne capiva la ragione. All'epoca delle gravidanze precedenti, aveva trascurato il conto dei giorni. A cosa serviva? Era felice. Quegli ultimi mesi, pieni di malinconia e di solitudine, le erano parsi un'eternità. Come avrebbe potuto dimenticare la sua gravidanza, Layeh? Conosceva benissimo il proprio stato, ma non osava confessarselo. Pensò a suo marito assente. Aveva già notato il ritardo delle mestruazioni un mese prima della sua partenza per il fronte. Quando aveva appreso la notizia della sua morte, era già incinta di tre mesi. Otto settimane più tardi, si era trasferita in questa casa. Poi il tempo era trascorso, un'eternità, e malgrado quella pancia ingombrante, lei si era abituata alla sua gravidanza. Come pensare allora alle contrazioni? Layeh si disse che aveva preso freddo.

© 2003 RCS Libri


L'autore

Mohsen Makhmalbaf nasce a Teheran nel 1957. Si unisce in giovanissima età a un'organizzazione islamica chew combatte contro il regime dello Scià. Tra il 1980 e il 1981 scrive romanzi, numerosi racconti e alcuni saggi sul teatro islamico. Nel 1982, con il lungometraggio Nassouh le repentant ha inizio la sua attività di regista. Nel 1985 il suo quarto film, Boycott, lo impone come uno dei maestri del nuovo cinema iraniano. Ha scritto In Afghanistan, il libro tratto dal suo film Viaggio a Kandahar, presentato al Festival di Cannes nel 2001. Il giardino di cristallo, apparso per la prima volta in Francia nel 1982, è stato tradotto anche in inglese.


Di Grazia Casagrande


1 agosto 2003