PER I LETTORI DI SAGGI

Mario Portanuova
Altri mondi
Storie, personaggi, idee del movimento new global

"Privatizzati. Privatizzati dall'alto, senza che i cittadini di ciascun paese possano dire la propria, sostiene il movimento che ha fatto del Wto e di altre istituzioni internazionali, come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, il proprio nemico giurato."

Un libro che ha lo scopo di fare chiarezza, di indicare a chi guarda con una certa simpatia (ma perché no, anche agli altri) come è composto e quali scopi prioritari abbia il variegato universo dei cosiddetti "no global".
Prima di tutto, il nome: parte da Napoli come rifiuto del Global Forum lì indetto ("no Global Forum", appunto) e i giornalisti per identificare la molteplice presenza degli oppositori semplificano chiamandoli "no global". È una definizione tutta italiana, mentre il Movimento, come è noto, è assolutamente mondiale. Gli attori preferiscono ormai definirsi "new global" perché quello che viene rifiutato è il tipo di globalizzazione in atto e non l'ineluttabile processo. Si passa poi ad osservare il "popolo di Seattle" e la nascita di un movimento dalle dimensioni straordinarie e quasi impreviste, che è esploso in gran parte grazie alla rapidità e alla economicità dei nuovi strumenti di comunicazione, cioè grazie a internet. La rete è anche una modalità per diffondere i messaggi, per costruire appelli, per dare voce a chi difficilmente potrebbe averne. Si osserva poi la costituzione del GSF che nelle tragiche giornate di Genova (anch'esse ripercorse con varie testimonianze) vede accorparsi diverse realtà associative e politiche, nuove forme di rappresentanza e cittadini comuni in prevalenza (ma non solo) giovani. Del fenomeno della violenza si parla attraverso le testimonianze di un anarco-insurrezionalista e di quelli che sono definiti black bloc le cui azioni creano, come risposta, una forte evoluzione nel "Movimento dei movimenti". Ma in questa molteplicità di sigle che costituiscono il mondo "new global" Portanova si sofferma sulla vita di un giovane uomo, di certo esemplare di una certa concezione del vivere come specchio coerente del proprio pensiero: Ugo Biggeri in cui "vita e progetto sono la stessa cosa ben rappresenta il lillipuziano" tipo, rigoroso e deciso a praticare quotidianamente il suo pensiero anticonsumista e antilliberista.
La rapida analisi delle multinazionali fatta dall'autore dimostra che non sono solo i due o tre marchi più noti a non rispettare i più elementari diritti umani, ma che è la stessa realtà del mercato a imporre un sempre più violento impatto sulle popolazioni dei paesi meno sviluppati.
L'opposizione alla recente guerra in Iraq ha poi saputo far convergere sul tema del pacifismo tante aree culturali, dando visibilità e eccezionale autorità alle voci di dissenso senza che queste venissero offuscate da episodi violenti: prefetti di certo più attenti hanno saputo affrontare con oculatezza la folla sterminata delle immense manifestazioni di Firenze e di Roma.
Altri mondi, forse il nostro, forse quello che potrebbe essere domani: qualche segnale c'è già, l'elezione in Brasile di Lula ad esempio, o le bandiere della pace che continuano, pur se sbiadite dal sole e dalla pioggia, a colorare le nostre città.

Altri mondi. Storie, personaggi, idee del movimento new global di Mario Portanuova
Prefazione Enrico Deaglio
189 pag., Euro 8.00 - Edizioni Tropea (I Tigli)
ISBN 88-438-0428-6

Le prime righe

Il termine "no global" è un'invenzione napoletana. Ditelo a un americano, ditelo a un francese o a uno spagnolo e vi guarderanno con due occhi così. Se lo traduciamo in italiano, viene fuori: "nessun globale". Movimento "nessun globale". Bruttino, vero? Per di più non vuol dire nulla. Eppure, per un cortocircuito mediatico, in Italia il movimento contro la globalizzazione neoliberista si chiama in questo modo. Segue corredo di equivoci: "Fanno i no global ma usano internet". Oppure: "Fanno i no global ma vanno in aereo". E ancora: "Fanno i no globai ma poi organizzano eventi globali, come Porto Alegre o la manifestazione mondiale contro la guerra". Il succo della faccenda, l'opposizione al neoliberismo, si perde per strada.

No Global Forum perde un pezzo

Il cortocircuito si innesca a Napoli nel marzo del 2001. Dal 15 al 17 si terrà il Global Forum sull'E-government, il governo elettronico, promosso dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (OCSE) in collaborazione con ONU, Unione europea, Banca mondiale, governi, grandi imprese, associazioni no profit. Per contestare l'iniziativa dei "padroni del mondo", in città si forma il coordinamento No Global Forum, una rete di centri sociali, sindacati di base, disoccupati organizzati, collettivi studenteschi, associazioni. Il più attivo di tutti è un ragazzo di ventisei anni, Francesco Caruso, destinato a diventare il leader dei Disobbedienti napoletani e uno dei volti più noti del movimento.

© 2003 Gruppo Editoriale Il Saggiatore


L'autore

Mario Portanuova (Milano 1967), giornalista, lavora per il settimanale Diario. Ha pubblicato, con Giampiero Rossi e Franco Stefanoni, Mafia a Milano.


Di Grazia Casagrande


1 agosto 2003